Era il 19 aprile 2023 quando la Giunta Regionale della Campania approvava la Delibera n. 191/2023 che disponeva il blocco dell'esenzione dal ticket sanitario in Campania per debiti pregressi.
Lo scopo originario era contrastare l'evasione fiscale legata a false o errate autocertificazioni sul reddito degli anni passati, bloccando l'accesso alle agevolazioni per via telematica (tramite il Sistema Sinfonia o SPID) o allo sportello fino a quando la pendenza economica con l'azienda sanitaria non viene sanata.
Ma c'era dell'altro.
La delibera n. 191/2023 subordinava l'esenzione economica al pagamento dei debiti passati.
Di fatto, l'Asl dice al paziente: "Puoi curarti, ma devi pagare il ticket".
Potete immaginare l'effetto di questa pretesa regionale in un territorio come la Campania, dove oltre 2,4 milioni di persone vivono in una condizione di vulnerabilità economica o rischio di povertà, pari al 43,5% dell'intera popolazione regionale. [fonte ANSA]
E non finisce qui.
Molti cittadini hanno scoperto la morosità solo allo sportello telematico, dato che la Asl spesso non aveva non ha mai inviato alcun atto di notifica, con una prescrizione che interviene solo dopo 10 anni dall'evento.
Insomma, invece di procedere al recupero del presunto credito, consentendo all'assistito di difendersi, la Regione Campania aveva ben pensato di attendere che il presunto creditore si presentasse allo sportello telematico, dove lo attende la notifica e … il blocco dell'esenzione in attesa di risoluzione.
A tal punto, all'assistito non resta altro che il diritto di presentare un'istanza di annullamento in autotutela direttamente all'Asl oppure di fare ricorso formale per far cancellare il debito e sbloccare l'esenzione. Intanto, in un modo o nell'altro deve pagare per curarsi: o il credito vantato dalla ASL o i ticket senza esenzioni o un eventuale privato.
Così ci ritroviamo al leggere titoli di giornale come "Negata esenzione ticket a mamma disoccupata e sola col figlio: ha debiti di 300 euro di 10 anni fa” (link) oppure “Mamma, vedova, disoccupata e con depressione, l’Asl mi nega l’esenzione ticket sanitario e non posso curarmi” (link) o ancora "Donna ottantenne vive con la pensione di 700 euro, l’Asl le blocca l’esenzione dal ticket per un debito di cure mediche" (link) oppure "Negata esenzione ticket sanitario a mamma malata e disoccupata con 4 figli per debito di 10 anni fa" (link) o "Senza tetto vive in auto: gli bloccano l’esenzione sanitaria per 3mila euro di debiti con l’Asl di Napoli" (link)
Vale la pena precisare che l'atto in sé di negare le prestazioni sanitarie necessarie a un cittadino indigente è illegittimo sotto il profilo costituzionale, ma la procedura amministrativa utilizzata dalla Regione Campania (il "bollino rosso") si muove in un'area grigia e forzata, in cui l'Asl dichiara di non negare la prestazione medica pur sapendo che un'anziana con 700 euro di pensione, dovendo pagare di tasca propria il ticket per una risonanza magnetica a causa di un vecchio debito, sarà costretta a rinunciare all'esame per motivi economici, violando così il suo diritto costituzionale alla salute.
Non a caso, realtà come Assoutenti Campania stanno raccogliendo i casi per richiedere tavoli tecnici alla Regione Campania e procedere con ricorsi collettivi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) per far annullare o modificare le linee guida della delibera 191/2023.
Infatti, la Costituzione italiana definisce la salute come fondamentale diritto dell'individuo e garantisce "cure gratuite agli indigenti". Una delibera regionale (che è un atto amministrativo, non una legge statale) non può scavalcare un diritto costituzionale primario. Sospendere un'agevolazione legata al reddito attuale a causa di una pendenza finanziaria passata colpisce proprio la fascia di popolazione protetta dalla Costituzione.
Inoltre, la legge statale prevede percorsi precisi per il recupero dei crediti della Pubblica Amministrazione (tramite agenzie come Agenzia delle Entrate-Riscossione o ingiunzioni fiscali). Il blocco delle prestazioni sanitarie non è uno strumento di riscossione previsto dal codice civile o dalle leggi tributarie nazionali. Utilizzare il diritto alla salute come mezzo di coercizione economica (una sorta di "ricatto amministrativo" per costringere a pagare) è considerato un abuso dello strumento pubblico.
Soprattutto, la delibera applica un blocco informatico totale e automatico su tutto il Sistema Sinfonia. Questo non fa distinzione tra esami ordinari e prestazioni salvavita o urgenti (come interventi chirurgici o farmaci essenziali).
Bloccare il diritto all'esenzione anche per terapie croniche o urgenti aggrava il profilo di illegittimità.
Una dimensione drammaticamente paradossale, che solo nella Campania decisionista dell'ex Governatore De Luca poteva verificarsi, con una Regione che, attraverso l'automatismo cieco del "bollino rosso", si ritrova poi ad usare la salute come arma di riscossione fiscale, trasformando una giusta logica contabile in uno spietato strumento di classe che colpisce la tutela costituzionale degli indigenti.
Ma come tutte le tragedie che si rispettino, c'è anche il colpo di scena finale.
Infatti, è prevedibile che sentiremo raccontare che il problema non è la volontà politica della Giunta, ma l'adozione di un sistema informatico automatizzato che agisce in modo cieco: gli informatici non fanno altro che costruire un algoritmo con le regole scritte nelle leggi, nelle delibere e nei regolamenti.
Non possono nè inserire quello che non c'è né omettere quello che c'è, cioè ogni bug che c'è in una delibera poi si moltiplica nel sistema.
Viceversa, quello che molto probabilmente non sentiremo raccontare è che la massa critica dei ticket sanitari non riscossi inseriti nei piani di recupero crediti storici per l'intero periodo del Piano di rientro (dal 2011 in poi) oscilla tra i 70 e i 100 milioni di euro complessivi.
Si tratta di crediti spesso neanche contestati che oggi pesano come una spada di Damocle sulla testa di tanti inconsapevoli assistiti oppure ... sul Bilancio della Regione Campania.
Ed è qui che la vicenda arriva amaramente al dunque.
La Regione Campania mette in ginocchio le fasce più deboli e de facto blocca il diritto costituzionale alla salute per una cifra (100 milioni) che incide meno dell'1% sulle sue casse ed ancor meno su quelle delle singole ASL (0,1-0,5%).
Non si trattava di un'operazione di salvataggio economico del sistema, ma probabilmente di un mero puntiglio burocratico, proprio nella Regione dove - ricordiamolo - oltre 2,4 milioni di persone vivono in una condizione di vulnerabilità economica o rischio di povertà, pari al 43,5% dell'intera popolazione.
Un mancato recupero che perdurava dal 2011 e un puntiglio del 2023 che dura fino ad oggi, tre anni dopo. Non ho parole.

