Recentemente l’attenzione dell’opinione pubblica si è focalizzata sul processo penale per il crollo del ponte Morandi che ha spezzato 44 vite di cittadini ignari di stare percorrendo una struttura viaria resa pericolosa per incuria del concessionario. 

Vi era stato un altro grave precedente, l’incidente stradale che avvenne il 28 luglio 2013 sul viadotto Acqualonga nel tratto dell’autostrada A16 nelle vicinanze di Monteforte Irpino in provincia di Avellino, a causa di un guasto all’apparto frenante un pullman precipitò dal viadotto per le condizioni fatiscenti del guardrail, nell’impatto morirono 40 passeggeri. Anche questa tragedia poteva essere evitata ma, in entrambi i casi, il profitto era l’interesse primario della società.

Il crollo del viadotto Polcevera avvenne alla vigilia di Ferragosto del 2018 ed è considerato uno dei più gravi eventi che si sono verificati in Italia e in Europa, oltre alle 44 vittime vi sono stati 566 sfollati per i gravi danni alle strutture sottostanti e l’interruzione dei collegamenti con il porto di Genova ha provocato un grave danno economico.

La figura più controversa che emerge dalla vicenda è quella dell’ad della società Autostrade per l’Italia e di Atlantia dell’ingegnere Giovanni Castellucci.  

Poco dopo un anno, precisamente il 17 settembre 2019, si dimetteva dalla carica di amministratore delegato di Atlantia ricevendo una buona uscita di oltre 13 milioni di euro più le competenze di fine rapporto, il tutto concordato tra le parti per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Due mesi e mezzo più tardi, il 13 dicembre 2019, Atlantia annuncia la sospensione della buonuscita, a causa di nuovi elementi emersi durante le indagini sul crollo del Ponte Morandi e a seguito delle indagini della magistratura che hanno coinvolto l'ex amministratore, in particolar modo anche per l'incidente del viadotto Acqualonga. Nell'agosto 2020 Castellucci apre una società di consulenza, Heba Partners, insieme alla moglie e a una figlia: si chiude un capitolo e se ne inizia uno nuovo perché la vita deve continuare.

Recentemente è arrivata la sentenza della Cassazione che dopo circa quattro ore di Camera di Consiglio, ha confermato la condanna a sei anni per la strage sull'A16 Napoli-Canosa, l’imputato il giorno successivo si costituisce in carcere: il 12 aprile 2025 si chiude uno dei capitoli vergognosi della vicenda.

Il processo per il crollo del ponte di Genova prosegue, il PM Walter Cotugno durante l’udienza del 14 ottobre scorso ha tracciato il profilo professionale dell’ex ad di Atlantia con chiarezza ed efficacia, riporto alcuni passaggi significativi.

Parlando ai giudici che compongono il collegio giudicante ha detto: “Qualsiasi cosa voi deciderete, farete giurisprudenza. Per Castellucci troviamo un’enciclopedia di elementi a suo carico. Per vent’anni continue scelte a sfavore della sicurezza, non solo del Morandi. Hai organizzato un’attività di tutela della pubblica incolumità che non funzionava e non ha funzionato: solo nelle gallerie 6.600 difetti che avrebbero comportato ciascuno il blocco del traffico. E ha deciso di prendersi il rischio da ritardo di un crollo di un ponte come il Morandi su cui passano centinaia di migliaia di persone, attraverso documenti fra virgolette taroccati!”. 

Il PM continua: “(…) 43 morti e fortuna che pioveva se no sarebbero stati di più ancora, interruzione della viabilità di Genova, limitazione dell’attività portuale e ligure. E perché ha agito così? Profitto, benefit personali, prestigio, perché gli piaceva fare il manager rampante che tutti idolatravano, che garantiva agli azionisti profitti enormi. Garantendo due miliardi in più in un anno, gestendo Autostrade come la gallina dalle uova d’oro. E ha creato un clima in azienda che quando le persone si scrivevano mettevano i puntini al posto del suo nome, come Lord Voldemort, non si poteva nominare Castellucci. E nomina Paolo Berti (imputato per il Morandi e condannato, come Castellucci, per la strage di Avellino) a tutelare la pubblica incolumità su tutta la rete”. Continua: “(…) la ricerca del potere, del prestigio, la vita agiata, giocano a favore di un rialzo della pena. Anche su questo elemento che la legge chiede di valutare, tutti gli indicatori sono al massimo negativo. Peggio di così non si può fare, da tutti i punti di vista”.

“Chiediamo una giusta pena per i responsabili di questa tragedia. Ma trovare una pena giusta crea problemi. In questo processo in particolare, per la gravità dei fatti. Non mi è mai capitato di vedere così tanti morti. Di solito ragioniamo con sovrastrutture giuridiche, se tizio ruba due portafogli, poi cinque, si dà una pena per uno e poi si aumenta un pochino… lo facciamo abitualmente. Qui non ci sono portafogli, ci sono persone che hanno perso la vita. Non siamo abituati a gestire il cumulo giuridico quando sono così tante persone a perdere la vita: 43, non mi è mai capitato”.

L’accusa torna anche sulla strage di Avellino: “Quel giorno Castellucci si rende conto che per lui, con la morte di 40 persone, cambia il mondo. Capisce subito che la sorveglianza sulle opere non è efficace e di aver ritardato la sostituzione della barriera che ha ceduto sotto il peso del pullman. Nel 2013, in una persona qualunque le parole ritardo o monitoraggio inadeguato avrebbero fatto scattare reazioni anche inconsulte a favore della sicurezza. Ma non è bastato neppure questo”.

“La legge dice dovremmo chiedere 2 mesi e 20 giorni per la morte di Andrea Vittoni, lo stesso per Camilla Bellasio e così via. E’ difficile arrivare con la faccia serena di fronte a questo. La legge dobbiamo rispettarla, ma diverge dal sentire comune. Ma mi sono convinto di poter avere la faccia serena, perché la legge per l’omicidio stradale pone un massimo di 18 anni. E per Castellucci non può essere che pari a quel massimo. Se vi chiedessi anche un solo giorno di meno, sarebbe scelta mia, non del legislatore. E allora direi che la pena per tutti quei morti è 2 mesi e 20 giorni e non me la sento. Chiediamo il massimo: se non ora, per Castellucci, con questi elementi di gravità, per il limite fissato dal legislatore”. 

Ancora il PM: “Chiediamo la condanna con l’aggravante della colpa cosciente, fondamentale in questo processo. Ci siamo chiesti quale sia la colpa più grave, da dove partire per capire che pena chiedere. Ecco, ci siamo risposti che è quella della morte di Samuele. Samuele Robbiano, la vittima più giovane, 7 anni appena, morto il 14 agosto del 2018 con i genitori Ersilia e Roberto. Ecco, qual è la pena adeguata per questo omicidio! Noi chiediamo il massimo, voi giudici deciderete e ci dovrete spiegare il perché della vostra scelta”. 

Al termine il PM Cotugno ha chiesto per Castellucci una condanna a 18 anni e 6 mesi. 

Il difensore dell’imputato avvocato Guido Carlo Alleva che con il suo collega Giovanni Accinni assistono Castellucci ha commentato: "La richiesta di pena per l'ingegnere Castellucci la trovo inaccettabile e mi inorridisce, è una pena spaventosa e che non posso accettare nel merito, ma questo sarà l'oggetto delle nostre discussioni, ovviamente. Il pubblico ministero esprime un pregiudizio e noi esprimeremo la difesa e da questo scaturirà il giudizio e lo valuterà il Tribunale alla fine del processo. Garantisco che gli argomenti sono ancora tutti da discutere. Ma al di là di questo ho sentito oggi delle espressioni che trovo inaccettabili nel processo penale nelle valutazioni personali sulla personalità, in particolare del mio assistito, l'ingegnere Castellucci, in uno scenario che è comunque uno scenario, per quanto drammatico, di reati colposi. Valutazioni che ineriscono alla personalità, alla vita privata e alla soggettività della persona, che sono valutazioni che non possono entrare nel nuovo ruolo del processo penale, che vanno enormemente al di là di ciò che al giudice è richiesto giudicare. Sono valutazioni anche pro futuro che sono l'espressione più inaccettabile proprio del pregiudizio. Questo è veramente un motivo di sofferenza per l'ingegner Castellucci per prima. Ma per questa difesa, per il modo e per i termini che sono stati utilizzati, provoca in me sofferenza". 

Il giorno successivo alla richiesta di condanna Castellucci ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee che mi hanno sconcertata come il commento del suo difensore infatti ha detto:

“Mi sento tuttora responsabile ma non colpevole. Responsabile su quello che era la gestione del ponte e in quanto custode del bene questa responsabilità me la sento." 

“Questa tragedia mi ha colpito nel profondo, sono stato consapevole della sua dimensione per le vite spezzate, per l'assurdità della morte, spazzate su un viadotto in una mattina di agosto". 

"Penso che questa tragedia abbia afflitto non solo Genova ma tutta Italia e chi ha il senso della comunità. Io ero ad della società che ha gestito il ponte e questo peso lo sento ancora adesso. Sono stato tra i primi ad arrivare, ho cercato di aiutare nei comitati di crisi, mi sono messo a disposizione del presidente della Regione ma con ammirazione verso chi gestiva la crisi, verso chi salvava vite, chi stata scavando. E ho sentito la frustrazione di non potere essere utile se non accelerando quello che potevo fare, come la strada del Papa, e ho fatto nei mesi successivi tutto quello che era utile per alleviare le pene di chi soffriva e tutto ciò non è bastato".

Sul piano giuridico e morale senza responsabilità non vi è colpevolezza, normalmente sul piano psicologico la consapevolezza delle proprie responsabilità per un fatto che ha prodotto un danno al prossimo determina un “senso di colpa” ma l’imputato dimostra di non provare alcun sentimento se non una preoccupazione per limitare i danni per sé e per la società. Ha l’arroganza di “giocare” con i due termini infatti ammettendo di “sentirsi responsabile ma non colpevole” si pone nella condizione di colui che si assume le conseguenze di un evento grave ma di non averlo provocato dimenticando che ha volontariamente omesso ogni diligenza per evitarlo e a questo punto emerge la contraddizione di un uomo che ha la pretesa di assolversi dalle sue “responsabilità” quando i fatti dimostrano il contrario.

Per l’accusa l’ex ad: “(…) ha fatto una serie di scelte strategiche per l’azienda, scelte che potevano essere compiute solo da chi occupava il livello apicale della società e che portarono alle mancanze in fatto di manutenzione e sorveglianza per massimizzare i profitti.” Inoltre sottolinea che: “Castellucci non è sotto processo perché era un amministratore delegato ma perché nello svolgimento della sua attività non solo aveva informazioni sul viadotto Polcevera ma anche perché ne ha preso in carico concretamente la gestione”.

Vi sono personaggi che vivono fuori dalla realtà delle persone comuni, imponendo le loro scelte come dei diktat insindacabili e mai opinabili si eleggono al di sopra di ogni regola morale e giuridica; nel caso specifico la morte di 84 persone sono considerati dei danni collaterali poco più che insignificanti che non suscitano realmente un pentimento, anzi! C’è poi da considerare che con cavilli, avvocati costosi e leggi insufficientemente efficaci questa tipologia di imputati riescono quasi sempre a cavarsela a buon mercato infatti ipotizzando che, nel caso venisse comminata la pena richiesta di 18 anni e 6 mesi, nel luglio del 2029 Castellucci compirebbe 70 anni e avrebbe diritto a chiedere una scarcerazione o altre agevolazioni, terminerà la sua lussuosa esistenza nel confort della sua villa con piscina e, presumibilmente, continuerà a lavorare “riservatamente” per la società familiare di consulenza.

Raffrontando l'entità delle pene richieste nei due processi relativi ai due sinistri accaduti nella rete autostradale noto che morire in Campania o in Liguria fa la differenza, personalmente considero far rientrare nell'omicidio stradale simili fattispecie è troppo riduttivo sia per il numero delle vittime che per le cause che non sono involontarie.