Politica

La Corte Costituzionale ha appena smontato l'ennesima norma-bandiera della destra fascista di governo voluta dal camerata Matteo Salvini

Sentenza  10/2026 (ECLI:IT:COST:2026:10) 
Giudizio:  GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
Presidente: AMOROSO - Redattore:  VIGANÒ
Camera di Consiglio del 01/12/2025;    Decisione  del 01/12/2025
Deposito del 29/01/2026;    Pubblicazione in G. U.
Norme impugnate:  Art. 187, c. 1° e 1° bis, del decreto legislativo 30/04/1992, n. 285, come modificati dall'art. 1, c. 1°, lett. b), nn. 1) e 2), della legge 25/11/2024, n. 177.
Massime: 
Atti decisi: ordd. 93, 99 e 125/2025

GUIDA DOPO L'ASSUNZIONE DI STUPEFACENTI: L'AUTORE È PUNIBILE SOLO SE CREA UN PERICOLO PER LA SICUREZZA DELLA CIRCOLAZIONE STRADALELa nuova formulazione dell'articolo 187 del codice della strada non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale.Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, depositata ieri.Tre giudici di merito avevano espresso dubbi sulla legittimità costituzionale della modifica dell'articolo 187 operata nel 2024. Sino a quel momento la norma puniva chi guidava “in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto” sostanze stupefacenti. Il legislatore del 2024 ha eliminato il requisito dell'alterazione psicofisica, in considerazione delle difficoltà di prova che si erano riscontrate nella prassi, con la conseguenza che la norma oggi punisce semplicemente la guida “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti.Secondo i giudici rimettenti (alla cui prospettazione hanno aderito l'Unione delle camere penali italiane e l'Associazione italiana dei professori di diritto penale, che hanno presentato opinioni come amici curiae), la nuova formulazione consentirebbe di punire chiunque abbia assunto stupefacenti in qualsiasi momento anteriore alla guida: in ipotesi, anche giorni, settimane o mesi prima. Essa pertanto produrrebbe risultati irragionevoli e sproporzionati, incriminando anche condotte del tutto inoffensive rispetto alla sicurezza della circolazione stradale; non consentirebbe di individuare con precisione l'area delle condotte punibili; e determinerebbe irragionevoli disparità di trattamento rispetto, tra l'altro, alla disciplina del reato di guida sotto l'influenza dell'alcol.La Corte non ha condiviso queste censure, ma ha sottolineato la necessità di una interpretazione restrittiva della nuova norma in conformità ai principi costituzionali di proporzionalità e offensività, oltre che alla stessa finalità perseguita dal legislatore.In forza di questa interpretazione, non occorrerà più dimostrare che il conducente si sia posto alla guida in stato di effettiva alterazione psico-fisica. Sarà però necessario accertare la presenza nei liquidi corporei del conducente di quantitativi di sostanze stupefacenti “che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un'alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”.In altre parole, non sarà più necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore. Maoccorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità in un assuntore medio, così da creare pericolo per la circolazione stradale.


La Corte Costituzionale ha das ieri smontato l'ennesima norma-bandiera della destra fascista italiana. La sentenza n. 10 del 2026 dice una cosa chiarissima: la nuova formulazione dell'articolo 187 del Codice della Strada non può trasformarsi in una caccia alle streghe. Si può punire solo chi guida creando un pericolo reale per la sicurezza stradale. Non chi ha assunto una sostanza in un passato remoto. Non chi è lucido. Non chi non è alterato. Non chi non mette in pericolo nessuno.

Tradotto: la legge voluta nel 2024, nella versione politica e propagandistica, era una porcata giuridica.

Con la riforma targata Salvini (e chi altri?) era sparito il concetto di “alterazione psico-fisica”. Non contava più se eri lucido o meno. Bastava aver “assunto” sostanze stupefacenti. Quando? Non importa. Ieri, una settimana fa, un mese fa. Tanto i test delle urine rilevano tracce anche a distanza di settimane. Non misurano lo stato mentale. Non misurano la capacità di guida. Misurano solo se in passato hai consumato qualcosa.

Il risultato? Assurdo. Fumi una canna il sabato sera. Guidi in maniera impeccabile il lunedì mattina... e rischi arresto, seimila euro di multa e patente sospesa fino a due anni.

Questa non è sicurezza stradale. È repressione ideologica. Non è prevenzione. È punizione simbolica. Non è diritto. È propaganda.

E infatti la Corte Costituzionale lo dice nero su bianco: una norma così “produce risultati irragionevoli e sproporzionati” e punisce “condotte del tutto inoffensive rispetto alla sicurezza della circolazione stradale”.

In altre parole: una legge scritta male, pensata peggio, costruita solo per fare titoli, post social e propaganda.

Chi colpiva davvero? I consumatori di cannabis. Quelli occasionali. Quelli terapeutici. Quelli con prescrizione medica.Persone sobrie alla guida, ma marchiate come colpevoli per principio.

Questo è il modello fascista della destra italiana: non la sicurezza, ma il controllo. Non la tutela collettiva, ma la punizione simbolica. Non la razionalità giuridica, ma il nemico da colpire.

La Consulta ha rimesso le cose al loro posto: si punisce il pericolo reale, non l'identità del cittadino. Si punisce la guida pericolosa, non lo stile di vita. Si punisce il comportamento, non la categoria sociale.

Il resto è propaganda tossica.

E il copione è sempre lo stesso:annunci roboanti, elenchi infiniti e privi di senso intrecciando le mani, slogan, post con le felpe, titoli urlati, consenso facile. Poi arriva la realtà su cui Salvini è stato costretto a sbattere il grugno. Si chiama Costituzione. Si chiama diritto. Si chiama Corte Costituzionale. E smonta tutto.

Intanto i treni non funzionano.
I cantieri sono fermi.
Il Ponte non esiste.
Le infrastrutture crollano.
I comuni scompaiono con le frane.
La sicurezza vera manca ovunque.

Ma la guerra ideologica contro i “cattivi” immaginari continua. Perché è più facile reprimere che governare. È più facile punire che risolvere. È più facile fare propaganda che fare politiche pubbliche.Questa non è destra di governo. È destra autoritaria da social network. È propaganda travestita da legge.
È fascismo!

E anche stavolta, per fortuna, la Repubblica ha detto no.

Autore Egidio Marinozzi
Categoria Politica
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