L’arroganza dell’ignoranza: perché l’apatia democratica ci sta affondando
“Con il referendum non cambia niente.”
Questa frase, pronunciata con rassegnazione o supponenza da chi ha scelto l’astensione, è diventata il mantra tossico di un’Italia che sembra aver perso ogni impulso vitale. Eppure, sono gli stessi che poi si indignano davanti alla televisione, che si lamentano del degrado, della corruzione, dell’ingiustizia. Ma non alzano un dito per cambiare le cose.
È il ritratto più amaro del nostro Paese: cinico, rassegnato, incapace di credere ancora nel cambiamento, perché ha barattato la speranza con l’abitudine alla decadenza. Un Paese che si ripete che "tanto è tutto inutile", mentre i diritti vengono erosi giorno dopo giorno, mentre la sanità pubblica crolla, mentre i lavoratori vengono umiliati, mentre la cultura viene svuotata e la scuola ignorata.
Il silenzio che fa comodo al potere
In questa paralisi collettiva, chi sta al potere ringrazia. Perché più un popolo è disilluso, più è docile. Più è convinto che ogni tentativo sia inutile, più è facilmente gestibile. È esattamente così che ci vogliono: muti, rassegnati, divisi.
Non cittadini, ma sudditi travestiti da spettatori disinteressati.
Intorno a noi, cresce una retorica che sbeffeggia ogni strumento democratico: chi vota è un ingenuo, chi si impegna è un illuso, chi crede nel cambiamento è un romantico fuori tempo. Salvo poi piangere sul degrado, invocare miracoli e cercare capri espiatori.
Un Paese fermo al passato
L’Italia di oggi non vede oltre il proprio naso. È dominata da un pensiero vecchio, tossico, autoritario. Un pensiero che teme la libertà femminile, che disprezza il dissenso, che etichetta come “estremismo” ogni tentativo di affermare diritti o uguaglianza.
È un’Italia che grida "ordine" mentre crolla la giustizia sociale, che invoca “valori tradizionali” mentre taglia tutto ciò che può rendere il cittadino più libero, più colto, più consapevole: la scuola, la sanità, la cultura.
Il referendum non è inutile. Lo è l’apatia.
Non è vero che il referendum non serve. Serve eccome. Ma non serve a nulla se chi ha diritto a votare sceglie di non esserci, di voltarsi dall’altra parte, di restare comodo nella propria indignazione da salotto.
È questa passività il vero nemico della democrazia. Non la politica, non i partiti, ma il disinteresse elevato a sistema, l’ignoranza usata come scudo per non prendersi responsabilità.
La verità è semplice e scomoda: la democrazia funziona solo se la pratichi. E se non lo fai, qualcun altro deciderà per te.
E a quel punto non ti sarà più concesso nemmeno il diritto di lamentarti.