Sereen. dentro “Imaginationite”: suoni, ombre e rinascite
Con “Imaginationite” Sereen. attraversa la sua parte più oscura per raccontare una verità personale. Dietro la produzione essenziale e viscerale, c’è un universo emotivo complesso. L’intervista è un viaggio tra musica, cinema mentale e introspezione, dove la vulnerabilità diventa una forma di liberazione e crescita.
Quanto ti ha aiutato la scrittura di questo brano a mettere ordine nei tuoi pensieri?
Scrivere è ciò che faccio quasi ogni giorno; è la mia risposta a tutto ciò che non riesco ad ordinare. Questo brano non fa’ eccezione: è stata la “messa in ordine di sentimenti parecchio complessi da articolare e spiegare…
La linea vocale è particolarmente “tesa”, come se camminasse su un limite. Come hai lavorato sulla performance in studio?
Joe mi ha suggerito di cantarla come se fossi un po’ in bilico tra terreno e ultraterreno, quasi alla Beth Gibbons dei Portishead (uno dei riferimenti vocali per questo disco). Se nella demo sono vulnerabile, in questa versione sono quasi in “controllo” della mia stranezza.
“Suitcases” è un album che parla molto di identità in movimento. Dove si colloca “Imaginationite” all’interno di questo viaggio?
È molto importante che tu abbia sottolineato ed evidenziato questo del disco! Effettivamente il brano si colloca per secondo per un motivo specifico: se 31 è l'accettazione dei propri dubbi, questa invece è una discesa consapevole in quelli che sono gli spettri della propria mente, con la volontà di renderli propri e di non farcisi fagocitare.
Qual è la parte più liberatoria del brano, per te?
Probabilmente la seconda strofa: ammetto le mie stranezze e difficoltà, ne prendo coscienza e decido di farle mie. Questo è riflesso di quello che ho vissuto quando ho iniziato a capire ed apprendere il fenomeno; spero avrà il riconoscimento che merita a livello medico.
https://open.spotify.com/intl-it/track/0T6490e8hgV2YwbfeSxKlz