Salute

Perché la sifilide sta vincendo: non è colpa dei cittadini, ma di una mentalità ferma al secolo scorso

La recente pubblicazione dei dati del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) sulla crescita esponenziale delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST), con la sifilide in prima linea, ha riproposto il consueto schema narrativo della sanità pubblica istituzionale, nonostante sia da poco corso il centenario della nascita di Wilhelm Reich, medico, psichiatra e psicoanalista austriaco, allievo di Freud.

Non che l'alert dell' ECDC sia ingiustificato, anzi. All'ECDC lavorano fior di medici e non c'è ragione di contraddirli, quando restano nel loro campo.
Il problema, infatti, è che di fronte a un fenomeno biologico complesso, con le IST che si ripresentano diffusamente nella nostra società digitale nuova di zecca, la tendenza non dovrebbe essere quella di applicare ricette sociologiche tanto note quanto confutate, come la colpevolizzazione del singolo per la poca percezione del rischio o il presunto mancato uso del profilattico oppure l'obsolescenza delle strategie governative. 

«La rigida morale sessuale [...] ha lo scopo di perpetuare un ordine autoritario [...] trasforma una funzione naturale e biologica in un tabù [...] sostituendo l'autoregolazione [...] con il senso di colpa» ("La rivoluzione sessuale", Wilhelm Reich, 1936) 

Le cause sociali individuate dall'ECDC per l'exploit delle IST non possono e non dovrebbero far capo ad una visione parziale e ampiamente confutata 90 anni fa dalla Medicina stessa. Specialmente, se l'invasione nel campo della sociologia ricalca l'approccio multidisciplinare zoppo già emerso durante la gestione del Covid-19, quando la medicina ha preteso di dettare leggi in campi complessi come la statistica, l'ingegneria dei sistemi e la comunicazione pubblica senza averne le reali competenze.

Infatti, le cause individuate dall'agenzia europea mostrano evidenti fragilità se sottoposte a un esame di realtà:

  • l'idea che esista una "minore percezione del rischio" specificamente legata al post-pandemia rischia di essere un'illazione sociologica priva di riscontri scientifici solidi, una comoda etichetta per non analizzare i mutamenti demografici reali.
  • l'assioma secondo cui l'aumento dei contagi derivi da un crollo nell'uso del preservativo si scontra con i dati economici di mercato, che registrano al contrario una crescita costante e globale delle vendite di dispositivi di barriera a un ritmo dell'1-3% annuo.
  • l'argomentazione sulle "barriere economiche ai test" in un continente dotato di sistemi sanitari universalistici o fortemente sussidiati appare debole: il costo marginale di uno screening non è la causa di una tendenza epidemiologica di questa portata. 

Infine, attribuire la colpa a strategie nazionali obsolete dimentica che è della Sanità (e non della politica) il ruolo di indicare i protocolli igienico-sanitari, visto che rispondono a evidenze cliniche e non a decreti governativi.

Inoltre, andando a fondo, cioè verificando la situazione delle IST nel resto del mondo, viene spontaneo il dubbio che il vero limite dell'analisi comunitaria risiede nel suo localismo. 

L'esplosione della sifilide non è un problema europeo, ma una dinamica macro-epidemiologica globale che si muove in modo sincrono in tutti i continenti, con dinamiche strutturali identiche ma intensità ben superiori altrove. 
Gli Stati Uniti registrano tassi di incidenza nella popolazione adulta quasi cinque volte superiori alla media europea, e giganti demografici come la Cina e il Brasile affrontano crescite verticali imponenti.
Cercare la colpa nei comportamenti degli europei significa ignorare i veri fattori scatenanti del millennio. 

Primo fra tutti, la rivoluzione digitale delle piattaforme di incontro geolocalizzate, un fattore ingegneristico e tecnologico che ha alterato la cinetica dei contatti umani a livello planetario, moltiplicando la velocità di rotazione dei partner e riducendo a zero i tempi di latenza epidemiologica.

A questo si aggiunge la profonda disuguaglianza socio-sanitaria globale. Nei contesti occidentali e in via di sviluppo, il picco delle IST cammina parallelamente alle piaghe della tossicodipendenza da strada – come le crisi da oppioidi sintetici e metanfetamine – che scardinano la marginalità sociale e azzerano l'efficacia di qualunque campagna informativa tradizionale. 

Il dato più politico e drammatico, ovvero il raddoppio dei casi di sifilide congenita (da madre a feto), non è il risultato di un comportamento individuale scorretto, ma il manifesto del fallimento sistemico della medicina del territorio e degli screening prenatali durante le gravidanze. 

La sifilide (e le IST) non stanno vincendo per l'indisciplina dei cittadini, ma perché le istituzioni sanitarie continuano a trattare una trasformazione strutturale, tecnologica e sociale globale con gli stessi strumenti paternalistici dell'Ottocento.

«Sia la morale sessuale che inibisce la volontà di libertà sia quelle forze che favoriscono gli interessi autoritari traggono la loro energia dalla sessualità rimossa.»
("La psicologia di massa del fascismo", Wilhelm Reich, 1933) 

Per invertire questa tendenza epidemiologica globale è dunque indispensabile abbandonare l’ormai fallimentare retorica del moralismo igienico e della colpevolizzazione individuale, sostituendola con un approccio sistemico, ingegneristico e strutturale alla salute pubblica. 

Se la cinetica del contagio è stata radicalmente accelerata dalle infrastrutture digitali delle piattaforme di incontro, la risposta non può risiedere nell'invocare anacronistiche astinenze, ma nel sintonizzare i servizi diagnostici sulla stessa frequenza e velocità della modernità. Questo significa implementare reti capillari e automatizzate di screening gratuiti e ad accesso immediato, capaci di integrarsi nei flussi della vita urbana quotidiana senza le barriere burocratiche dei vecchi ambulatori ospedalieri. 

Diventa quindi prioritario e non più rimandabile un intervento normativo che obblighi i gestori di queste applicazioni a co-responsabilizzarsi, integrando direttamente all'interno delle loro interfacce informazioni scientificamente accurate sui rischi delle infezioni sessualmente trasmissibili e sistemi di geolocalizzazione dinamica capaci di indirizzare l'utente, in tempo reale e con un semplice clic, verso il centro di screening gratuito più vicino.
Intercettare la potenziale catena di trasmissione esattamente nel luogo virtuale in cui si origina non è solo un atto di equità sanitaria: è l'unica strategia logistica in grado di convertire un vettore di rischio in uno strumento di prevenzione mirata e tempestiva. 

Allo stesso modo, l’azione pubblica deve smettere di ignorare i serbatoi storici e strutturali del contagio, affrontando le realtà drammatiche della prostituzione di strada e delle tossicodipendenze non attraverso l'approccio punitivo o il moralismo giudiziario, ma con radicali strategie di riduzione del danno e presidi sanitari mobili a bassa soglia. Se le fasce di popolazione devastate dalla marginalità sociale e dalla dipendenza da sostanze — come le nuove crisi da oppioidi sintetici, fentanyl e metanfetamine — non possono o non sanno accedere alle strutture ospedaliere tradizionali, è la sanità che deve farsi logistica itinerante, portando camper medici, unità di screening rapido e terapie direttamente nei luoghi di consumo e di marginalità stradale.

Questo sforzo di prossimità, unito al drammatico incremento della sifilide congenita, impone un totale ripensamento della medicina territoriale e dei protocolli di tracciamento prenatale obbligatorio, a partire dai SERT, blindando la tutela terapeutica delle gravidanze all'interno di una rete di welfare socio-sanitario che protegga attivamente le donne più vulnerabili. 

Solo trattando la salute sessuale come un grande problema di gestione dei sistemi complessi, di logistica medica e di parità socio-economica – e non più come una questione di ordine morale o di educazione comportamentale – sarà possibile disinnescare una pandemia che si alimenta proprio del divario strutturale tra la fluidità del mondo contemporaneo e l'obsolescenza delle istituzioni che pretendono di governarlo.

Diffusione della Sifilide
(Tasso 18-65 anni per 100.000 ab.)

Autore scienzenews
Categoria Salute
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