Quella che per anni è stata raccontata come una semplice emergenza urbana oggi assume i contorni di una vera questione sistemica. A Napoli, ma più in generale in molte aree urbane ed extraurbane, buche, cedimenti, avvallamenti, chiusini dissestati e perfino voragini non rappresentano più episodi isolati, bensì il sintomo evidente di una crisi strutturale della manutenzione stradale. Secondo lo Studio Legale Vizzino, il fenomeno ha ormai superato la soglia del disagio cittadino per trasformarsi in un problema di responsabilità pubblica, con riflessi civili, penali e contabili.
L’esposto-diffida promosso dall’Avv. Riccardo Vizzino, patrocinante in Cassazione, insieme all’Avv. Emma Vizzino, all’Avv. Antonella D’Alto, all’Avv. Gianmarco Saporiti e all’Avv. Sara Muro, con la partecipazione del giurista Adriano J. Spagnuolo Vigorita e del consulente tecnico Vincenzo Mazzarella, mira proprio a far emergere il carattere strutturale del dissesto del manto stradale e le conseguenti responsabilità degli enti proprietari e gestori delle infrastrutture viarie.
Secondo i professionisti firmatari, il degrado diffuso non può più essere ricondotto al caso fortuito, al maltempo o all’imprevedibilità degli eventi atmosferici. Piogge intense e cedimenti, spiegano, possono certamente aggravare il quadro, ma finiscono per incidere su una rete viaria già compromessa da anni di manutenzione insufficiente, programmazione assente e interventi spesso limitati alla sola emergenza. È questa la ragione per cui, secondo lo Studio, il dissesto deve essere letto come il prodotto di una gestione amministrativa inadeguata e non come il risultato di episodi eccezionali.
Il punto centrale, sottolineano più volte l’Avv. Riccardo Vizzino e l’Avv. Emma Vizzino, riguarda il quadro normativo, che lascia poco spazio a interpretazioni. L’articolo 14 del Codice della Strada impone agli enti proprietari l’obbligo di manutenzione, gestione e controllo tecnico delle strade, oltre al dovere di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione. A ciò si aggiunge l’articolo 2051 del Codice civile, che configura una responsabilità da custodia in capo all’ente pubblico: in presenza di dissesti cronici e segnalazioni reiterate, diventa quindi difficile sostenere la tesi dell’evento imprevedibile.
Le conseguenze di questo stato di abbandono si riflettono quotidianamente sulla vita dei cittadini. Danni a pneumatici, cerchi, sospensioni, ammortizzatori, sottoscocca e sterzo sono ormai frequenti, ma il profilo più delicato resta quello della sicurezza personale. Le insidie stradali, spesso non visibili o occultate da acqua e scarsa illuminazione, aumentano in maniera significativa il rischio di incidenti con conseguenze anche gravi per automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni.
Il danno, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione individuale. Lo Studio Legale Vizzino evidenzia come l’alta incidentalità collegata alle condizioni infrastrutturali finisca per incidere indirettamente anche sui premi assicurativi, soprattutto nelle grandi aree metropolitane. In questo senso, il dissesto stradale produce un doppio costo per i cittadini: quello immediato delle riparazioni e quello, meno visibile ma costante, dell’aumento dei premi RC Auto.
Accanto ai profili civili, l’esposto mette in luce anche un possibile danno erariale. La mancata manutenzione preventiva, infatti, espone gli enti a una crescita costante delle richieste risarcitorie e costringe poi a interventi straordinari ben più onerosi di quelli che sarebbero stati sufficienti in via ordinaria. Per questo i legali chiedono alla Procura regionale della Corte dei conti di verificare se vi siano stati sprechi, cattiva programmazione e una gestione antieconomica del patrimonio stradale, con possibili responsabilità di amministratori, dirigenti e funzionari.
Proprio il tema delle responsabilità personali rappresenta uno dei passaggi più forti del documento. Nella ricostruzione giuridica proposta dai firmatari, il sindaco e gli organi apicali dell’amministrazione rivestono una vera posizione di garanzia in materia di sicurezza urbana e tutela dell’incolumità pubblica. Di conseguenza, l’omessa adozione di interventi tempestivi, a fronte di situazioni note o facilmente conoscibili, potrebbe aprire scenari di responsabilità non solo amministrativa, ma anche penale.
Sul fronte risarcitorio, l’analisi dello Studio amplia ulteriormente il perimetro della responsabilità. Il dissesto del manto stradale, infatti, può rappresentare una concausa determinante di incidenti formalmente attribuiti alla condotta di altri conducenti. In tali ipotesi, la responsabilità dell’ente proprietario della strada si affiancherebbe a quella del veicolo coinvolto, consentendo al danneggiato di agire sia contro la compagnia assicurativa sia contro il Comune, con una possibile ripartizione interna del carico risarcitorio tra coobbligati.
È proprio su questa base che lo Studio annuncia la strutturazione di una azione risarcitoria seriale coordinata, finalizzata a tutelare in modo unitario i cittadini che abbiano subito danni patrimoniali e non patrimoniali a causa del degrado delle strade. Una prospettiva che potrebbe trasformare il fenomeno in un vasto contenzioso diffuso, capace di incidere in modo significativo sui bilanci pubblici.
Nell’esposto, i professionisti chiedono alle autorità competenti non soltanto di accertare le responsabilità degli enti gestori, ma anche di adottare con urgenza un piano organico e continuativo di manutenzione del demanio stradale, superando definitivamente la logica degli interventi tampone. Parallelamente, viene chiesta la predisposizione di strumenti finanziari adeguati a garantire il pagamento tempestivo dei crediti risarcitori riconosciuti ai cittadini.
Accanto all’azione legale, è stata avviata anche una raccolta di segnalazioni e testimonianze, con l’invito rivolto ai cittadini a documentare danni ai veicoli, incidenti riconducibili al manto stradale e situazioni di pericolo persistente. L’obiettivo è costruire una mappatura concreta del fenomeno, utile sia sul piano probatorio sia per sostenere ulteriori iniziative giudiziarie e istituzionali.
Il messaggio conclusivo dello Studio Legale Vizzino, rilanciato dall’Avv. Riccardo Vizzino e dall’Avv. Emma Vizzino, è netto: il dissesto stradale non è più soltanto il simbolo di un’amministrazione inefficiente, ma l’indice di una possibile mala gestio della cosa pubblica, con effetti diretti sulla sicurezza, sull’equilibrio delle finanze degli enti e sulle tasche dei cittadini. Una questione che, da disagio quotidiano, rischia ora di trasformarsi in una vera battaglia giudiziaria su larga scala.


