Adone è una delle figure più affascinanti della mitologia greca: un giovane di straordinaria bellezza, conteso da Afrodite e Persefone e destinato a morire prematuramente durante una battuta di caccia.
La sua vicenda, legata all’amore, alla morte e alla fugacità della giovinezza, presenta evidenti influenze del Vicino Oriente, ma nel corso dei secoli fu profondamente rielaborata dalla cultura greca.
Le origini orientali
Il nome greco Adonis deriva con ogni probabilità dal termine semitico occidentale adon, “signore”. Alla stessa radice appartiene Adonai, appellativo ebraico impiegato nella lettura delle Scritture al posto del nome divino indicato dal tetragramma YHWH. La parentela è però linguistica e non implica che Adone fosse identificato con il Dio d’Israele.
Il suo culto giunse probabilmente nel mondo greco attraverso la Fenicia e Cipro durante l’età arcaica. Già nel VII secolo a.C. Saffo conosceva il mito e ricordava i lamenti rituali per la morte del giovane.
Il matrimonio di Ishtar e Tammuz – Wikipedia, pubblico dominio
Adone presenta affinità con Dumuzi-Tammuz, lo sposo della dea mesopotamica Inanna-Ishtar, pianto dalle donne durante particolari cerimonie. Per questo James George Frazer, nel celebre Il ramo d’oro, interpretò Adone come una divinità della vegetazione che muore e ritorna periodicamente alla vita.
Frazer lo accostò inoltre a Osiride, Attis e ad altre figure divine legate alla morte e al rinnovamento naturale. Questi confronti esercitarono una grande influenza sugli studi mitologici, ma oggi vengono considerati con maggiore cautela: somiglianze rituali e narrative non dimostrano necessariamente che tutte queste divinità fossero manifestazioni di un unico culto. Ancora più incerta è l’associazione con il germanico Balder, fondata su analogie troppo generiche.
La nascita dalla mirra
Anche la genealogia di Adone varia secondo le fonti. Esiodo lo considerava figlio di Fenice e Alfesibea; lo Pseudo-Apollodoro ricorda invece tradizioni che lo collegavano a Cinira oppure a Teia, re degli Assiri.
La versione più celebre fu narrata dal poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi. Mirra, figlia del re di Cipro Cinira, venne travolta da una passione proibita per il padre. Aiutata dalla nutrice e approfittando dell’oscurità, riuscì a unirsi a lui senza rivelare la propria identità.
Quando Cinira scoprì l’inganno, estrasse la spada e inseguì la figlia con l’intenzione di ucciderla. Mirra, ormai incinta, invocò l’aiuto degli dèi e fu trasformata nell’albero che produce la resina profumata ancora oggi chiamata mirra.
Dopo alcuni mesi la corteccia dell’albero si aprì e diede alla luce Adone. Il bambino nacque così dal tronco della madre trasformata, unendo fin dall’origine la vita umana al mondo vegetale.
Conteso tra Afrodite e Persefone
Afrodite rimase incantata dalla bellezza del neonato e, per proteggerlo, lo nascose in una cassa che affidò a Persefone, regina del mondo sotterraneo. La dea aprì però il contenitore e, veduto il bambino, decise di allevarlo.
Quando Adone divenne un giovane di straordinaria bellezza, entrambe le dee lo vollero con sé. La disputa fu sottoposta a Zeus, che secondo lo Pseudo-Apollodoro affidò la decisione alla musa Calliope.
L’anno venne diviso in tre parti: Adone avrebbe trascorso un periodo con Persefone, uno con Afrodite e il terzo secondo la propria volontà. Il giovane scelse di riservare anche quest’ultimo ad Afrodite, rimanendo con lei per due terzi dell’anno.
Altre versioni semplificarono la divisione, assegnando Adone per metà dell’anno ad Afrodite e per l’altra metà a Persefone. Questa alternanza tra il mondo dei vivi e quello dei morti favorì l’interpretazione del giovane come simbolo della vegetazione che scompare e ritorna periodicamente.


