Salute

Morbillo, l’Europa non è fuori dall’emergenza: Italia prima per casi a gennaio 2026

L’Europa non ha ancora archiviato l’emergenza morbillo. L’ultimo report mensile pubblicato dal European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) fotografa una situazione che continua a preoccupare le autorità sanitarie: nel solo mese di gennaio 2026 l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di casi notificati.

Secondo i dati trasmessi da 28 paesi dell’area Ue/See, a gennaio sono stati segnalati complessivamente 173 casi di Measles. Di questi, 84 riguardano l’Italia, il valore più alto in assoluto. Seguono la Spain con 48 casi, la France con 12, la Romania con 9 e il Belgium con 7. Sedici paesi non hanno segnalato alcuna infezione nel mese.

Oltre seimila casi in un anno
Il dato mensile si inserisce in un quadro molto più ampio e poco rassicurante. Tra il 1° febbraio 2025 e il 31 gennaio 2026 i 30 paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo hanno notificato complessivamente 6.037 casi di morbillo. Di questi, 4.866 — pari all’80,6% — sono stati confermati in laboratorio.

Solo quattro paesi non hanno registrato alcun caso nell’intero periodo: Luxembourg, Malta, Finland e Liechtenstein.

La classifica annuale è dominata dalla Romania con 2.839 casi, quasi la metà del totale europeo (47%). Seguono la Francia con 821 casi (13,6%), l’Italia con 538 (8,9%), i Netherlands con 504 (8,3%) e la Spagna con 390 (6,5%).

Se si guarda invece al tasso di notifica per milione di abitanti — l’indicatore che misura l’intensità della circolazione del virus rispetto alla popolazione — la media europea è di 13,3 casi per milione. Alcuni paesi superano nettamente questo valore: Romania (148,9), Belgio (30,4), Paesi Bassi (28,1) e Cyprus (23,8).

Il virus circola soprattutto all’interno dei paesi
Un aspetto centrale del report riguarda l’origine dei contagi. Contrariamente a una percezione diffusa, il problema non è principalmente l’importazione del virus dall’estero.

Su 6.037 casi totali, solo 489 (8,1%) sono classificati come importati. Altri 210 (3,5%) sono collegati a casi importati ma contratti localmente. La quota più significativa — 1.927 casi, pari al 31,9% — è attribuita a trasmissione locale accertata, mentre per oltre la metà dei casi (56,5%) lo stato di importazione non è noto.

In undici paesi almeno la metà delle infezioni è legata a importazioni o a casi collegati, ma nel complesso il morbillo nell’area Ue/See continua a diffondersi soprattutto attraverso la trasmissione comunitaria interna. In altre parole, il virus è già stabilmente presente sul territorio.

Neonati e bambini tra i più colpiti
L’analisi per età mostra una distribuzione concentrata in due gruppi. Il 37,3% dei casi — 2.250 infezioni — riguarda bambini sotto i cinque anni. Una quota quasi identica, il 37,8% (2.282 casi), interessa invece persone di 15 anni o più.

I tassi di notifica più elevati si registrano tra i neonati sotto l’anno di età, con 185,5 casi per milione di abitanti, e tra i bambini tra 1 e 4 anni, con 94,6 casi per milione.

I lattanti sono anche i più vulnerabili alle complicanze gravi. In molti paesi europei la prima dose del vaccino viene somministrata dopo i 12 mesi di vita, lasciando inevitabilmente i più piccoli dipendenti dalla cosiddetta immunità di gregge.

Il nodo irrisolto delle vaccinazioni
Il punto più critico del rapporto riguarda proprio lo stato vaccinale delle persone contagiate. Su 5.736 casi per i quali sono disponibili dati completi, 4.455 — il 77,7% — non risultavano vaccinati.

Un ulteriore 11,1% aveva ricevuto una sola dose, mentre appena il 9% aveva completato il ciclo con due o più dosi. Nella fascia di età tra 1 e 4 anni, quella in cui quasi tutti i paesi europei prevedono la prima dose, il 70,3% dei contagiati non era vaccinato.

Il problema di fondo è noto da anni: la copertura vaccinale in Europa resta sotto la soglia del 95% per due dosi raccomandata dall’World Health Organization per garantire l’immunità di gregge.

Le ultime stime pubblicate da World Health Organization e UNICEF per il 2024 mostrano che solo quattro paesi dell’area Ue/See — Cipro, Hungary, Iceland e Portugal — hanno raggiunto questa soglia per entrambe le dosi. Tutti gli altri, Italia compresa, restano sotto.

Un obiettivo europeo ancora lontano
L’eliminazione del morbillo in Europa era stata fissata come obiettivo dall’Organizzazione mondiale della sanità per il 2020, ma la scadenza è stata più volte rinviata. I dati più recenti mostrano che il traguardo è ancora distante.

Nelle conclusioni del report, l’Ecdc sottolinea che i paesi europei devono aumentare stabilmente la copertura vaccinale infantile e colmare le lacune immunitarie accumulate negli anni tra adolescenti e adulti che non hanno ricevuto le vaccinazioni.

Per l’Italia — ottava in Europa per tasso di notifica annuale ma prima per casi assoluti a gennaio 2026 — la questione non può più essere rimandata. Il virus continua a circolare, e le sacche di popolazione non protetta restano il suo principale motore di diffusione.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
ha ricevuto 388 voti
Commenta Inserisci Notizia