Il 2 marzo 1986 il Cagliari va a giocare a San Benedetto del Tronto e quel giorno rientra in squadra un calciatore, ma non uno come gli altri. Per l’allenatore del Cagliari, Renzo Ulivieri e il presidente Moi , Gigi Piras è un giocatore finito. E quell'anno 1985-'86 se lo perde anche il Boccali, l’almanacco del calcio . Colpa del menisco. 

Solo sedici punti in ventidue partite per quel Cagliari e ampia vista sul baratro della serie C. Poi richiamano Giagnoni che firma in bianco e a una sola condizione: “Che mi dessero Piras. Un sardo come me. L’uomo in grado di aiutarmi a creare con la squadra un certo tipo di rapporto”. 

E' il 2 marzo 1986 a San Benedetto del Tronto, il Cagliari resiste in dieci. E’ il pareggio della svolta . Battute Cesena, Lazio e Campobasso, 7 punti in 4 partite per prendere la rincorsa. In casa saranno sei vittorie su sei. E nessun gol subito. Gigi Piras ne realizza sette in dodici partite: “Per otto mesi mi sono allenato con squadre di Promozione, coi ragazzi del settore giovanile di Nenè e Reginato . E con Murru, preparatore atletico della nazionale di atletica, che mi sottoponeva a tre sedute al giorno , una delle quali in piscina.                                                                                                                                                                            Ma se non fosse arrivato Giagnoni, tutto sarebbe stato inutile. Il mister ha galvanizzato l’ambiente , schierato meglio la squadra in campo e reinventato un goleador. Strano il calcio: adesso tutti dicono : 'Però quel Piras, sembrava finito' “.
Col Vicenza è decisiva . Serve la settima vittoria consecutiva. Alla mezz’ora Montesano la centra bassa per lui che brucia tutti : 1-0. Sette minuti dopo prende un palo. Nella ripresa un altro. Il Cagliari rimane in serie B. 
Otto gol in quattordici partite.

Alla fine gli mettono davanti un microfono e la telecamera. Gigi vorrebbe parlare. Ma scoppia in lacrime, si scusa e se ne va : “Ho conservato le maglie di tutti gli anni. Ma la maglia di quel giorno l’ho regalata ai miei figli”.