I tifosi meno attempati, di lui ricordano le divertenti telecronache in cui, da commentatore tecnico - o seconda voce, se preferite - estraeva dal cilindro dei veri e propri tormentoni capaci di conquistare gli spettatori. Come dimenticare i suoi: 'golassoo', 'incredibile amisci', 'una giocata da manuale del calcio'.

Per chi ha avuto modo di apprezzarlo anche da calciatore, invece, Jose Altafini è stato uno dei centravanti più prolifici della sua epoca. Per lui parlano i numeri: circa 300 gol in carriera e quarto miglior marcatore di tutti i tempi della serie A. Ma allo stesso modo è stato un personaggio divisivo, a tratti controverso, discusso anche per ragioni extrasportive; acclamato, osannato e odiato dai suoi stessi sostenitori che lo hanno prima eretto a campione eroe e poi marchiato come traditore, 'coniglio', 'core n'grato'. Dato per finito e bollito in più di un'occasione, in campo ha sempre smentito tutti coi fatti, coi gol: pesanti e decisivi, fino a 38 anni, quando era considerato ormai al tramonto della carriera.

Jose è stato attaccante completo, forte con entrambi i piedi e abile nel gioco aereo. Abbinava alle più che buone doti tecniche, forza fisica in progressione, velocità e scaltrezza. Doti che ne facevano un vero e proprio killer da area di rigore. Il primo Milan a tiratura europea porta indelebilmente la sua firma. Il primo Napoli capace di far sognare in grande un'intera piazza aveva in lui e in Sivori l'emblema di un popolo. E infine, quando il Bettega, l'Anastasi o il Causio di turno erano in luna storta, la giovane e rampante Juve bonipertiana sapeva di poter fare sicuro affidamento su 'nonno' Jose, sulla sua esperienza e i suoi gol.