*_©Angelo Antonio Messina_
Il Museo Civico San Domenico di Forlì si prepara a inaugurare nel 2027 un evento espositivo di straordinaria rilevanza che promette di attrarre l’attenzione degli appassionati d’arte, studiosi e pubblico più ampio: “VISIONI D’ORIENTE. Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga”. Diretto con maestria da Gianfranco Brunelli e curato da Rossella Menegazzo, Giovanni Gamberi e Francesco Parisi, con preziose collaborazioni di Matthew Winterbottom e Enrico Colle, oltre alla supervisione scientifica di Cristina Acidini, questo progetto si colloca nel cuore pulsante di una riflessione storica e culturale profonda, attraversando epoche, stili e media diversi. Il percorso espositivo, che si snoderà dal 19 febbraio al 27 giugno, è una dichiarazione d’amore, un invito struggente a lasciarsi sedurre da quella che è stata una delle influenze più travolgenti e pervicaci nell’immaginario occidentale: il Giappone.

Il quadro storico che fa da fondamento a questa mostra è di per sé affascinante: la riapertura del Giappone all’Occidente nella metà dell’Ottocento, dopo secoli di isolamento, fu come l’apertura improvvisa di un sipario su un mondo fino ad allora inesplorato, misterioso, magnetico. L’Europa, e in particolare la Francia, si trovò catapultata in una nuova dimensione estetica ed esistenziale, tanto che nacque il termine “Giapponismo” proprio per descrivere quel moto artistico che non fu una mera influenza passiva, ma una vera e propria rivoluzione di sguardo, un avanguardismo sotterraneo che contaminava, reinterpretava e rigenerava le coordinate visive tradizionali.
Il valore di questa mostra sta innanzitutto nella capacità di raccontare, con una coesione e organicità raramente riscontrabili, un fenomeno multiforme che va oltre i confini accademici, unendo le grandi tele degli Impressionisti alle tavole vibranti dei manga contemporanei, passando attraverso gli sguardi simbolisti di Gauguin e Klimt, così come le ricercate decorazioni delle arti applicate europee. Non si tratta solo di una retrospettiva storica o di un’esibizione di capolavori sparsi, ma di un racconto vivo che ci parla di trasformazioni culturali profonde, di incontri e scontri, di un dialogo tra culture che ha plasmato non soltanto la forma ma anche la sostanza della modernità occidentale.
Uno degli aspetti più emozionanti e sottolineati dall’esposizione è il modo in cui le xilografie giapponesi, con le loro linee nette, i colori piatti e saturi, hanno spezzato definitivamente la prospettiva tradizionale occidentale, imponendo una nuova grammatica visiva. Chi si immerge nelle stampe ukiyo-e di Hokusai o Utamaro non può fare a meno di percepire quell’esplosione di libertà formale che ha infuso una ventata di freschezza nel già ricco panorama europeo. Gli Impressionisti, travolti da questa onda, assorbirono elementi stilistici e filosofici che mutarono per sempre la loro concezione della natura e della rappresentazione: l’asimmetria, la semplificazione, la dissoluzione delle ombre e del chiaroscuro, la celebrazione del presente e dell’effimero. Si tratta di una fascinazione che non declina con il tempo, ma evolve, accompagnando i passaggi dai Nabis a Van Gogh, fino a toccare territori simbolisti e art nouveau, e infine penetrare gli oscuri contorni del Secessionismo viennese.
Il Giapponismo non fu dunque un orpello estetico, un vezzo esotico o una moda passeggera: esso rappresentò un vero e proprio dispositivo critico della modernità, un catalizzatore che accelerò le crisi e le trasformazioni già presenti nella cultura occidentale, offrendo strumenti per demolire e ripensare l’iconografia e i codici visivi dominanti. Questa mostra lo conferma, rivelandoci come artisti di ogni latitudine europea furono catturati da questo richiamo misterioso; da Paul Ranson a Toulouse Lautrec, da Ensor a Mucha, da Klimt a tanti altri meno noti ma ugualmente protagonisti di una scena cosmopolita e interconnessa. In particolare, l’attenzione rivolta anche al contributo italiano – con figure come De Nittis, Chini, Nomellini e Balla – dimostra quanto il Giapponismo sia stato un fenomeno realmente globale e trasversale.
Il percorso espositivo, oltre a mostrare le opere pittoriche, mette in luce l’eco dell’arte giapponese nelle arti decorative e negli oggetti quotidiani, quel che oggi potremmo definire come una rivoluzione visuale che ha permeato tutte le espressioni culturali. I vetri di Gallé, i gioielli di Lalique, la raffinata produzione dei Daum, sono tutti segni di una contaminazione estetica che fece della bellezza e della funzionalità un’unica esperienza sensoriale, spesso permeata da una languida eleganza che sa essere anche decisa e anticonvenzionale.
Il fascino irresistibile, quasi performativo, della mostra sarà proprio nella sua capacità di sottoporre il visitatore a un’esperienza di immersione totale, un invito a guardare il mondo attraverso occhi diversi, declinati nelle prospettive orientali e rilette con passione dagli artisti occidentali. La grande sfida del Museo Civico San Domenico è riuscire a rendere palpabile questa eredità culturale con intensità emotiva e rigore scientifico, senza cadere nella mera esposizione didascalica, ma offrendo un viaggio coinvolgente, capace di far vibrare l’anima.
Inoltre, il legame con il contemporaneo, che la mostra attua ponendo il manga, l’animazione e il cinema giapponese in continuità con gli Impressionisti, segna un apostrofo entusiasmante e anticonvenzionale. Qui il passato e il presente si intrecciano, e la mostra diventa un ponte culturale vitale tra due mondi lontani ma sorprendentemente vicini nel loro desiderio di narrare e reinventare l’universo figurativo. L’appassionato di arte, così come il semplice curioso, avrà modo di scoprire come la suggestione giapponese continua a influenzare e ispirare nuove generazioni, in un ciclo che appare infinito e ricco di potenzialità.
Infine, questa esposizione si configura anche come un atto d’amore nei confronti di un dialogo interculturale che va celebrato come uno degli esempi più luminosi di scambio creativo nella storia dell’arte. Il modo in cui Gianfranco Brunelli e il suo team hanno orchestrato la mostra lascia trasparire una cura appassionata, una decisione ferma e consapevole di voler andare oltre la superficie, per raccontare un fenomeno che ha cambiato profondamente il nostro modo di vedere e sentire.
“VISIONI D’ORIENTE. Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga” è destinata a essere un evento imprescindibile nel panorama culturale italiano e internazionale del 2027. Un’esplorazione affascinante, emozionante e raffinata di un incontro storico e artistico che continua ancora oggi a nutrire la nostra immaginazione, a sollecitare le nostre emozioni e a porci domande sul significato stesso della modernità e della bellezza. Un appuntamento che non si limita a celebrare un’epoca, ma che ci invita a ripensare il presente attraverso le forme e i colori di un Oriente che non smetterà mai di stupirci.
Il Museo Civico San Domenico di Forlì
annuncia la grande mostra del 2027
VISIONI D'ORIENTE.
Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga
Con la direzione di Gianfranco Brunelli
A cura di Rossella Menegazzo, Giovanni Gamberi e Francesco Parisi
con la collaborazione di Matthew Winterbottom e Enrico Colle
e con Cristina Acidini, presidente del comitato scientifico
19 febbraio – 27 giugno 2027
*_©Angelo Antonio Messina_

