Esteri

È lungo, è duro, è ciò che penso; e ho voglia di dirlo

Ci sono momenti che segnano un netto confine tra un prima e un dopo, e nulla sarà più come prima. Il 7 ottobre, con la sua inaccettabile atrocità e carica di orrore, ha segnato quel confine pur dopo decenni di scontri, di morti per tutti, di torti e ragioni aggrovigliate in una matassa inestricabile tra i due popoli. E quando una cosa così accade ci sono sempre almeno due possibilità, almeno due strade da imboccare per andare incontro a quel dopo. Comprensibile il desiderio di Israele di rispondere, più duramente possibile, anche per provare ad eliminare una volta per tutte la minaccia che l’incubo potesse ripetersi. Il Governo Israeliano si è trovato di fronte a una occasione per farlo, una occasione storica e, come dicevo, con almeno due strade possibili da percorrere.

La prima:

Poteva cogliere l’enorme sentimento di solidarietà di una umanità che, scossa dall’emotività, sarebbe di sicuro accorsa in aiuto. Chiederlo questo aiuto per eliminare Hamas, eliminare le fonti di alimentazione e il sostegno di cui ha goduto. Chi avrebbe potuto in quel preciso momento assumersi il ruolo esplicito di fiancheggiatore e complice del massacro. Una coalizione internazionale quindi per disarmare Hamas, difendere e amministrare il Governo a Gaza nell’interesse e a tutela della popolazione. Molti palestinesi sono sostenitori certo, altri però hanno accettato non potendo far altro e altri hanno dovuto subire; in fondo le persone vogliono solo poter vivere in pace e vedere un futuro per sé e i propri figli. Non sarebbe stato facile e ci sarebbe voluto del tempo. Ma questa era una possibilità.

La seconda… la scelta

È abbastanza chiaro, da quello che accade e come accade, e qualcuno lo ha persino detto…quando ci ricapita una occasione così! La componente estremista e fanatica al governo, dopo aver a lungo usato e lasciato fare Hamas per indebolire l’Autorità Palestinese in Cisgiordania per continuare con gli insediamenti, ha intravisto l’occasione, il pretesto per per realizzare la profezia messianica. Il sogno della terra loro promessa da Dio, dal Giordano al mare. Pazienza per un massacro che il mondo sta a guardare, un po' per vigliaccheria. Un po' per quel mai sopito senso di colpa per aver lasciato che la Shoah si compisse, e un po’ perché dei palestinesi in fondo non frega a nessuno; arabi compresi. Qualche milione di poveracci a cui in tantissimi negano persino il diritto sentirsi un popolo; figurarsi immaginare che abbiano qualche diritto. Ormai Gaza è rasa al suolo, in Cisgiordania 700.000 coloni mica li mandi più via, ma ci si lava la coscienza parlando a vanvera dei “Due Stati” impossibili  mentre già ci si dividono gli appalti. I sopravvissuti palestinesi vagheranno dispersi chissà dove, in una rinnovata “diaspora” a covare il loro vano rancore.

La storia è quello che accade, non ha sentimenti, cinicamente non tiene conto del giusto o sbagliato e archivia in fretta. E io sono convinto che così andrà. Purtroppo!  

Autore Cosimo D'Alessandro
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