Esteri

La morte di Cuba

L'unica amica extracomunitaria che ho è cubana. L'ho conosciuta un po' per caso, dato che è la compagna di un amico di mio marito- Il suo pregio è saper ascoltare, il suo difetto impazzire per lo shopping compulsivo. Comunque, l'entusiasmo per i lustrini del consumismo è giustificato dalla situazione del suo paese, dove ogni tanto torna per brevi periodi.

“La situazione a Cuba è caratterizzata da una grave crisi socioeconomica e energetica, con frequenti blackout, penuria di cibo, medicine e carburante, e un peggioramento del quadro della microcriminalità”- Eppure non sono passati secoli da quando Enrico Ruggeri cantava “Cuba, dagli alberghi di lusso, così lontana dal lungo inverno russo”...

Negli anni '70 i miei coetanei della sinistra militante andavano a tagliare la canna da zucchero ed osservare da vicino il socialismo reale, per poi tornare in Italia tessendo le lodi della vita sull'isola. Saranno stati di parte ma mi sento di dire che la situazione era assai migliore di quella che c'è adesso. Lo spirito caraibico, quello ottimista e spensierato di chi vive alla giornata, fa sopportare i gravissimi problemi ma non li risolve.

Cuba è stata una spina nel fianco per gli USA: una nazione così vicina con un regime socialista. Di certo non sono mancati attacchi e sabotaggi da parte degli americani ma l'astio del gigante vicino era controbilanciato da un gigante lontano, la Russia dei soviet, quella che i miracoli di “san” Woitila hanno contribuito a cancellare.

Dopo la dittatura di Batista, burattino degli USA, la rivoluzione comunista portò Fidel Castro al potere e, dal momento che lo stato era ormai guidato dal socialismo reale, non poteva altro che diventare protettorato dell'URSS.

E l'Urss fornì consigli e quattrini.

Crollato l'impero sovietico, Cuba fu abbandonata al suo destino, dopotutto l'unica sua ricchezza era la canna da zucchero, poco interessante per le nazioni potenti.

Così, come ai tempi del dittatore-prostituta Batista, l'isola caraibica è praticamente tornata ad essere un bordello a cielo aperto, con donne e ragazze che si prostituiscono per pochi spiccioli, uomini e ragazzi che, sia pure in misura minore, fanno lo stesso a favore di uno squallidissimo turismo sessuale proveniente dall'occidente. Poi, ovviamente, c'è la massiccia emigrazione verso paesi più ricchi.

Il governo, visto dall'esterno, sembrerebbe poco razionale e disorganizzato. Ad esempio le case non vengono vendute agli stranieri se questi non prendono la residenza: ottimo sistema per non guadagnare nulla dal patrimonio immobiliare.

La mia amica non è fra i cubani messi peggio: possiede un paio di case e un po' di terra, acquistate per merito dell'ex marito livornese, comunista di provata fede che si era trasferito all'Avana.

Il governo permette ai cittadini di avere delle proprietà personali purché questi non superino un certo limite di valore. Purtroppo, il grosso della popolazione fa la fame con stipendi di 30 euro al mese ed un costo della vita non adeguato alla pochezza del reddito.

In Italia c'è un sacco di gente che se la passa male, è vero, ma mentre l'amica mi raccontava le disgrazie del suo paese ci trovavamo in un bar gremito per l'aperitivo, pieno di gente ben vestita, ben nutrita e piuttosto tranquilla. Mi sono sentita fortunata di essere italiana. 

A Cuba vive un'enorme tarantola, chiamata “la ragna”. Scava tane sottoterra ed è bene non toccarla. Da buona caraibica è troppo pigra per fare la tela (scherzo!)- Ogni tanto esce dal suo buco e va ad attuare le sue strategie di sopravvivenza: forse è l'abitante di Cuba che ha meno preoccupazioni e nessun padrone.

Autore Cristina Benelli
Categoria Esteri
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