Zohran Mamdani nuovo sindaco di New York: un trionfo storico che ridisegna la politica cittadina
Quando Zohran Mamdani ha terminato il suo discorso di vittoria martedì sera, dopo aver conquistato la carica di sindaco di New York, gli occhi non erano puntati solo su di lui. Poco distante, sul palco, Morris Katz – stratega dei media della campagna – osservava con un sorriso soddisfatto. È lui uno degli artefici del successo di un messaggio politico semplice e diretto, costruito su tre promesse che hanno acceso l’entusiasmo degli elettori, soprattutto giovani: blocco degli affitti, autobus gratuiti e assistenza all’infanzia.
Katz ha iniziato a lavorare con Mamdani già lo scorso anno, molto prima delle primarie democratiche di giugno, quando l’allora poco conosciuto deputato statale riuscì a strappare la nomination al favorito Andrew Cuomo. “Dobbiamo avere il coraggio di immaginare una politica diversa da quella che ci viene imposta,” ha dichiarato Katz, esultando per la vittoria su Cuomo, candidato indipendente, e sul repubblicano Curtis Sliwa.
Affluenza record trainata dai giovani e dagli affitti insostenibili
La scommessa è stata ripagata: più di 2 milioni di persone hanno votato, il dato più alto per un’elezione comunale dal 1969. L’ondata è arrivata soprattutto da giovani, nuovi residenti, elettori alla prima esperienza e affittuari esasperati dal costo della vita. “Il fatto che qualcuno giovane provi a cambiare le cose mi ha convinto,” ha detto Michael Darby, 26 anni, barista e attore.
Mamdani, 34 anni, nato in Uganda, diventa il primo sindaco musulmano di New York e il primo di origini sudasiatiche. Nonostante la base elettorale molto giovane, il suo messaggio progressista ha convinto anche una parte dell’elettorato moderato e anziano. Ha vinto in quattro dei cinque distretti cittadini, consolidando la sorpresa già vista alle primarie. Humayun Ahmed, 62 anni, imprenditore originario del Bangladesh e nel 2024 elettore di Trump, questa volta ha votato per Mamdani: “Serve un equilibrio tra ricchi e poveri.”
Un modello per i Democratici, ma il rischio boomerang è dietro l’angolo
Il successo di Mamdani non è stato l’unico colpo della serata per i Democratici: Mikie Sherrill e Abigail Spanberger, di area moderata, hanno vinto i governatorati di New Jersey e Virginia. Ma è il sindaco di New York a fornire la narrativa più potente per un partito in cerca di riscatto in vista delle elezioni di metà mandato del 2026.
Però la vittoria è solo l’inizio. Se Mamdani non riuscirà a mantenere le promesse sull’abbassamento del costo della vita, il contraccolpo potrebbe essere pesante. Le sue proposte richiedono aumenti fiscali che il governatore centrista Kathy Hochul e il Parlamento statale potrebbero non voler sostenere. Hochul, pur favorevole a investimenti in servizi per l’infanzia e case popolari, evita di esporsi su nuove tasse per i più ricchi.
Timori tra élite e aziende: “Se alza troppo le tasse, ce ne andiamo”
La prospettiva di maggiori imposte ha già scatenato l’allarme tra i grandi patrimoni e le aziende finanziarie di Manhattan, che minacciano di trasferire capitali e residenze altrove. Sul piano federale, Donald Trump ha promesso ritorsioni economiche contro New York, accusando Mamdani di essere un “comunista” e cercando di trascinare tutto il Partito Democratico nella polemica.
Secondo gli analisti, anche nello scenario più favorevole, servirà tempo prima che il nuovo sindaco possa attuare i suoi piani. “New York è difficilissima da governare,” ha osservato Basil Smikle della Columbia University. “Nel primo anno dovrà soprattutto tenere unita la città, prima ancora di muovere riforme concrete.”