Dott. Vincenzo Petrosino - Oncologo Chirurgo, Salerno - Fino a quando la sanità si crede di farla gestire a Politici con la laurea in economia allora meglio mettere "completo".
La sanità spicciola, quella che passa per le periferie, per le liste di attesa, quella che serve davvero specialmente alla povera gente, ai malati che soffrono, ai fragili... se non si conosce, meglio stare zitti.
E smettiamola anche di raccontare che i medici di medicina generale guadagnano cifre enormi senza fare un c... Diciamo che come si sta strutturando la Sanità molti medici di medicina generale si sono abbastanza rotti e quindi ovviamente anche le giovani leve non vogliono più fare quella professione.
La medicina generale se fatta bene è davvero il primo filtro, il luogo dove purtroppo si riscontrano le malattie... Troppo comodo dire che vengono intasati i PS... per forza, se ho una colica addominale per fare un eco ci vogliono mesi, se ho una cefalea immaginate i tempi di una RM... ovvio che se non possiamo fare altro che semeiotica di cosa parliamo?
Le case di comunità dovrebbero garantire servizi immediati? Credo fantasticamente... mai! Faremo altro step con altre strutture che al momento non hanno assolutamente la possibilità di essere gestite per mancanza di personale.
Una serie di riforme e norme hanno così appesantito la sanità da far credere quasi che il problema siano "i medici di medicina generale". Siamo passati da una Lorenzin non titolata, ad un ministro universitario al quale più volte ho fatto capire, ma non ha capito, che essere cattedratici è il modo peggiore di intendere poi la sanità.
La sanità sul territorio va modellata e plasmata da chi ha lavorato sul territorio e non da burocrati scalda sedie, anche se medici, che hanno trascorso decenni della loro vita a scrivere carte.
E' un po' la piaga dei "consulenti" , i ministeri dovrebbero avere dei medici esperti per titoli e anzianità sul campo. Oggi facciamo diventare generali il nulla... non hanno neppure mai fatto pratica sul campo.
La meritocrazia è sempre andata a farsi fottere, come ho sempre detto, in Italia si sono persi i "livelli". Essere politico non significa essere capace e competente... senza contare che con il sistema elettorale esistente il politico non è rappresentante di un collegio, ma di un segretario di partito a cui deve garantire la propria fedeltà!
Abbiamo una massa di paracadutati e a mio giudizio neppure i sindacati hanno proprio le idee chiare.
A mio giudizio la medicina generale funzionerebbe perfettamente se la figura del medico venisse non relegata a semplice prescrittore, come si crede, oberato di norme, normette e percorsi a volte demenziali.
Andassero i vertici a spulciare le porcate delle Asl, iniziassero a sbattere fuori i direttori generali e il personale incapace che non produce, ma guadagna. Andate a vedere gli straordinari piuttosto che le due confezioni di lansoprazolo in nota 1 o 48. Smettiamola un po' e cerchiamo di essere seri, perché mi sembra che si sta perdendo il filo.
Case di Comunità, ecc. ecc. ecc... altro bordello incontrollato che al momento sta solo creando confusione e sperpero di soldi.
Una riforma strutturale della medicina generale basata sulla libera scelta tra dipendenza e convenzione, un finanziamento stabile per le eccellenze cliniche come gli Irccs pediatrici e i centri ad alta tecnologia e un alert sul modello delle Case della Salute se non riempite di contenuti reali. Le liste d'attesa?
Un problema organizzativo, non di soldi. Infine una riflessione lucida sulla qualità della spesa sanitaria più che sulla sua quantità. La spesa è uguale per tutti, ma la qualità cambia troppo da Nord a Sud.
Nel corso dell'ultima puntata di Camerae Sanitatis, il format editoriale multimediale di Quotidiano Sanità, il senatore Massimo Garavaglia – già viceministro dell'Economia e attuale membro della Commissione Finanze e Tesoro del Senato – ha tracciato una linea netta: o si cambia marcia, oppure l'universalismo del Servizio Sanitario Nazionale è destinato a diventare insostenibile.
Garavaglia non ha fatto sconti a nessuno, toccando uno dopo l'altro i nodi più spinosi della sanità italiana, con toni pragmatici e, a tratti, volutamente provocatori.
Il primo bersaglio è la medicina generale, che secondo Garavaglia è del tutto inadeguata a reggere la crescente complessità della domanda sanitaria. La proposta è secca:
“Manderei una lettera a tutti i medici di base: due caselle, 15 giorni per scegliere. O entri nel sistema come dipendente o lavori da libero professionista con partita IVA. Non c'è nulla di complicato”.
Per il senatore, l'attuale sistema convenzionale crea ambiguità, alimenta inefficienze e impedisce una vera integrazione della medicina generale nel SSN. E questo si riflette direttamente sulle liste d'attesa, che definisce un problema principalmente organizzativo, non solo finanziario.
Garavaglia individua nella riorganizzazione dell'offerta sanitaria la chiave per ridurre le attese. Denuncia la carenza di strumenti e supporto per i medici di base e sottolinea come le cooperative ben strutturate funzionino, mentre altrove si assiste a un aumento degli accessi impropri ai pronto soccorso e a richieste inutili di esami.
Il modello proposto è chiaro: una medicina territoriale integrata, con ruoli e responsabilità ben definiti.
Nessuna indulgenza nemmeno per le Case della Salute, uno dei pilastri del PNRR in ambito sanitario. Garavaglia è tranchant:
“Potevano avere senso vent'anni fa. Oggi, se non le riempiamo di contenuti veri, sono solo un altro spreco. Senza un ruolo concreto della medicina generale, restano scatole vuote”.
Sul fronte dei finanziamenti, Garavaglia rivendica un emendamento presentato insieme al senatore Zaffini per ripristinare il meccanismo di finanziamento automatico a favore delle eccellenze sanitarie, come l'Ospedale Bambino Gesù o il Cnao di Pavia.
“Queste strutture rappresentano un patrimonio clinico nazionale. Prima di discutere del riparto del Fondo sanitario, bisogna garantire la sopravvivenza di chi fa la differenza nella cura dei pazienti”.
Da ex viceministro dell'Economia, Garavaglia conosce bene la macchina del finanziamento pubblico e non si fa problemi a criticare le scelte del passato, soprattutto quelle dei governi di centrosinistra:
“Hanno tagliato il fondo sanitario usando il mantra degli sprechi come scudo politico. Oggi vedo un parziale ravvedimento, ma non basta aumentare i fondi. Il problema vero è la qualità della spesa”.
Secondo il senatore, la distribuzione delle risorse non spiega da sola le enormi differenze nei livelli di servizio tra le Regioni. Serve trasparenza anche sulla classificazione della spesa sanitaria:
“Io ho un'assicurazione pagata dallo Stato. Se la uso, è spesa pubblica o privata? Sembra privata, ma è finanziata pubblicamente. Facciamo chiarezza, una volta per tutte”.
Il messaggio di Garavaglia è diretto: la sanità italiana va riformata con coraggio, realismo e senso di responsabilità. Meno ipocrisie, più scelte chiare. Perché se l'universalismo è un valore, non può essere un dogma da difendere a parole e sabotare nei fatti.
I livelli persi: Intervista a Vincenzo Petrosino ...


