Meloni e il suo governo continuano a raccontar balle, mentre i numeri dicono altro: tra il 2022 e il 2024 dalle tasche di lavoratrici, lavoratori e pensionati sono stati sottratti 25 miliardi di euro. Non errori, non incidenti tecnici: un disegno politico consapevole.
Il meccanismo del cosiddetto fiscal drag o drenaggio fiscale funziona così: gli aumenti contrattuali, di per sé comunque insufficienti a coprire la perdita del potere d'acquisto causata dall'inflazione, spingono i redditi dei lavoratori in scaglioni Irpef superiori. Risultato? Lo Stato incassa più tasse mentre il potere d'acquisto dei salari diminuisce. Il governo lo sa. E lo vuole.
La Cgil ha denunciato quello che di fatto è un furto legalizzato, presentando al tavolo di Palazzo Chigi un pacchetto di proposte per restituire il maltolto e mettere fine a un sistema che strangola chi vive di reddito fisso. Ma il governo ha ignorato il tema centrale: la restituzione di quanto illegittimamente drenato.
Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil, è chiaro: "Tra il 2022 e il 2024 il drenaggio fiscale ha sottratto ben 25 miliardi di euro a lavoratori e pensionati. E l'esecutivo ha deciso di non restituire il pregresso".
Il trucco: prendere molto e restituire quasi niente
Mentre Meloni e Giorgetti si vantano della detassazione dei rinnovi contrattuali, la realtà è che si tratta di briciole. Una propaganda studiata per coprire l'amara verità: lo Stato trattiene soldi non dovuti e prevede di continuare a farlo.
La Cgil ha chiesto l'indicizzazione automatica dell'Irpef all'inflazione per impedire questo drenaggio. Ma il governo ha detto no. Perché? Perché quei miliardi sono già stati messi a bilancio per coprire spese e promesse, inclusa la folle corsa al riarmo: 23 miliardi in tre anni destinati alle armi, mentre si nega il recupero salariale a chi manda avanti il Paese.
I conti veri, non quelli della propaganda
Il governo millanta benefici. Ma questi sono gli effetti reali di un aumento contrattuale del 2% nel 2025:
- Reddito lordo 15.000 euro: +259 euro netti, ma ne perde 130 con il drenaggio fiscale → il guadagno si dimezza.
- 20.000 euro lordi: +345 euro netti, -513 di drenaggio → saldo negativo.
- 35.000 euro lordi: +413 euro netti, -1.566 drenati → aumento trasformato in perdita secca, che gli 88 euro della riduzione Irpef non compensano nemmeno lontanamente.
Questi dati non sono opinioni: sono calcoli depositati da Cgil. Calcoli che demoliscono la narrazione del governo: non è una manovra "per le famiglie", è una manovra contro chi lavora.
Un modello sociale al rovescio
Il drenaggio fiscale è diventato una macchina infernale che colpisce sempre le stesse categorie: salariati e pensionati, che già versano quasi l'80% dell'Irpef nazionale. Il governo ha fatto una scelta politica precisa: non toccare extraprofitti e grandi rendite, ma spremere chi non può evadere. Il tutto condito da una retorica patriottica e familista che serve solo a coprire tagli e ingiustizie.
La verità è semplice
A parole il governo dice di voler difendere il potere d'acquisto. Nei fatti lo indebolisce scientemente. Non siamo di fronte a un errore tecnico. È una scelta politica contro il lavoro. E come tale va combattuta, nelle piazze e nel dibattito pubblico, con la forza dei numeri e la determinazione di chi non accetta di essere trattato come un bancomat dello Stato.


