Economia

La Casta ingrassa mentre i cittadini tirano la cinghia

Lorsignori che ci governano, ci amministrano e ci tassano fino a spremerci come limoni, predicano bene e razzolano male.

Impongono sacrifici, spiegano ai cittadini che bisogna stringere la cinghia, accettare salari bassi, rinviare la pensione fino a 70 anni quando saremo troppo stanchi e vecchi per goderci quei pochi anni di vita che ancora ci restano, e tutto ciò perchè devono sanare i conti pubblici e rispettare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles.

Una narrazione dell’austerità che ricade puntualmente sempre sugli stessi: lavoratori, pensionati, famiglie, giovani precari.

Peccato, però, che quando si tratta dei loro stipendi e dei loro vitalizi, la musica cambia e di euro sulla 'Casta' ne piovono a centinaia di migliaia!

Insomma, il governo non trova i soldi per aumentare gli stipendi al ceto medio e per abolire la Legge Fornero restituendo dignità alle pensioni, ma li trova per aumentare lo stipendio di Brunetta da 250 mila a 360 mila euro come presidente del Cnel e con lui tutti i suoi dirigenti, facendo raddoppiare la spesa per le retribuzioni del Cnel

Da un lato i proclami, le promesse, le morali a uso e consumo del cittadino comune.
Dall’altro, la quotidiana, silenziosa tutela dei privilegi di chi quella morale pretende di impartirla dall’alto.

Il caso dell’aumento dello stipendio di Renato Brunetta, presidente del Cnel, è solo l’ultimo tassello di una storia vecchia quanto la Repubblica: “sacrifici per tutti”, sì, ma solo quando tocca agli altri.

Mentre al Paese viene chiesto di tirare la cinghia, di lavorare più a lungo, di rinunciare a salari dignitosi in nome della “stabilità dei conti” e del “rispetto delle regole europee”, scopriamo che per i vertici delle istituzioni le deroghe sono sempre dietro l’angolo.

Il Cnel - un organo che lo stesso dibattito pubblico, più volte, ha definito inutile o quantomeno opaco, quello che si pensava perfino di abolire con un referendum - decide di alzare gli stipendi ai suoi dirigenti, compreso il presidente: da 250 mila a oltre 300 mila euro l’anno. E la spesa complessiva raddoppia.

Tutto ciò mentre una larga parte dei lavoratori italiani fatica ad arrivare a fine mese con stipendi che non coprono nemmeno l’inflazione.

Il paradosso è evidente: l’uomo che più si è opposto al salario minimo è lo stesso che vede lievitare il proprio compenso pubblico.

La realtà supera la satira.

La cosiddetta “Casta” non solo sopravvive, si autorigenera. Si protegge. Anzi, si premia con stipendi d'oro. Nel frattempo, chi lavora nei cantieri, nelle scuole, negli uffici pubblici, negli ospedali o nei campi deve accettare la logica che vuole il lavoro come sacrificio, la pensione come traguardo irraggiungibile, il salario come elemosina.

È la perenne retorica di un potere arrogante, prepotente e autoreferenziale: “I soldi non ci sono”, ma stranamente compaiono quando servono a mantenere intatto il potere di chi decide.

Non è questione di populismo, né di antipolitica. È questione di equità. È questione di credibilità. È questione, soprattutto, di fiducia. Perché non si può chiedere alla gente senso di responsabilità, se chi governa dà per primo l’esempio contrario.

La politica dovrebbe essere un servizio ai cittadini, non una rendita, non un privilegio. Ma finché resterà chiusa in un circuito autoreferenziale, dove chi ha già molto trova sempre il modo di ottenere ancora di più, ogni appello al bene comune e all'interesse pubblico risuonerà come uno slogan vuoto, buono solo per i comizi o le campagne elettorali.

La misura è colma. E lo sanno anche loro.

La vera domanda è: fino a quando i cittadini accetteranno questo divario insostenibile tra chi vive di lavoro e chi vive di politica, tra chi predica l’austerità e chi, invece, continua ad ingrassare con i soldi dei contribuenti? Il rischio è l’erosione definitiva della democrazia. Perché quando oltre il 50 per cento degli elettori non va più a votare, quando la fiducia cade, tutto il resto le crolla dietro.

E allora, prima di chiedere ancora sacrifici, Lorsignori, sarebbe il caso di guardarsi allo specchio.

E forse, per una volta, arrossire.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Economia
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