“Maestra, fondatrice, testimone, una donna che ha educato con la vita e che ha permesso a tante donne di entrare con merito nella società”: la straordinaria vita di Luigia Tincani, filosofa, educatrice e fondatrice dell’Università LUMSA, rivive in un docufilm dal titolo “La rivoluzione silenziosa di Luigia Tincani”. 

Il docufilm sulla fondatrice dell’Università LUMSA

Proiettato lo scorso 15 aprile in anteprima nazionale presso il Cinema Adriano di Roma, il docufilm “La rivoluzione silenziosa di Luigia Tincani” ripercorre la vita di una delle figure che hanno segnato la storia dell’istruzione italiana. Nel Novecento sfidò le barriere sociali e divenne l’unica donna in Italia ad aver fondato un ateneo. Prodotta dall’Associazione culturale IMAGO e diretta da Claudio Rossi Massimi, l’opera punta i riflettori sull’impegno della giovane Gina che nel 1939, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, fondò a Roma l’Istituto Superiore Pareggiato di Magistero femminile Maria Ss. Assunta, dal quale nascerà poi la Libera Università Maria Santissima Assunta, oggi maggiormente conosciuta come Università LUMSA. Con la fondazione dell’ateneo, Luigia Tincani voleva realizzare un luogo di alta formazione che potesse riqualificare il ruolo culturale delle donne, in un’epoca che le vedeva spesso escluse dalla vita pubblica e accademica. La filosofa ed educatrice non contribuì quindi solo alla nascita di un’eccellenza accademica riconosciuta a livello nazionale, ma di fatto anticipò con il suo progetto educativo le conquiste civili e sociali in Italia di qualche decennio.

Luigia Tincani: l’Università LUMSA innescò una rivoluzione

Nata a Chieti nel 1889, Luigia Tincani trascorse gli anni della giovinezza a Bologna, dove maturò la vocazione domenicana di totale consacrazione a Dio mediante la formazione dei giovani. Laureatasi in Pedagogia a Roma e in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si dedicò alla realizzazione di iniziative formative e all’apostolato nella scuola. Fondò la congregazione delle Missionarie della Scuola, di cui fu Superiora generale a vita. Nel 1939 diede poi vita all’Università LUMSA, basando il proprio impegno educativo sulla carità intellettuale, intesa come servizio ai giovani attraverso studio e insegnamento. Oltre a raccontare la storia personale di una figura che è stata centrale nell’evoluzione dell’istruzione in Italia, il docufilm mette in risalto l’eredità culturale di una donna che ha fatto dell’educazione uno strumento di emancipazione e cambiamento sociale. La sua rivoluzione è “silenziosa” perché è riuscita a riscrivere le regole della società senza far rumore, ma portando avanti il proprio progetto con determinazione con l'obiettivo di curare la professionalità educativa. Il film è arricchito da testimonianze di alto profilo che si alternano a materiali d’archivio e immagini di repertorio, che contribuiscono anche a costruire un’analisi del contesto storico e sociale.