Dopo quasi tre ore di incontro con l'inviato americano Steve Witkoff a San Pietroburgo, il Cremlino annuncia la disponibilità a riprendere il confronto trilaterale. Ma Mosca non arretra sulle richieste territoriali e sull'esclusione dell'Ucraina dalla NATO. Trump aumenta le pressioni su Zelensky, mentre emergono nuove tensioni sui sistemi satellitari e sull'assistenza militare statunitense a Kiev.
La Russia è pronta a tornare al tavolo dei negoziati con Ucraina e Stati Uniti per discutere una possibile soluzione diplomatica alla guerra. L'apertura è arrivata mercoledì 21 ottobre dal presidente Vladimir Putin, al termine di un incontro di quasi tre ore con Steve Witkoff, inviato speciale del presidente americano Donald Trump, ospitato nel Palazzo di Costantino a San Pietroburgo.
Secondo quanto annunciato dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, Mosca ha espresso la propria disponibilità di principio a riprendere i colloqui trilaterali intorno al 10 novembre, dopo una sospensione che dura da febbraio. Le trattative potrebbero svolgersi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e dovrebbero concentrarsi soprattutto sulle garanzie di sicurezza per Russia e Ucraina dopo la conclusione del conflitto.
Non si tratta ancora di un accordo di pace né di un'intesa sulle condizioni per interrompere i combattimenti. Il Cremlino ha accettato di riaprire il confronto diplomatico, ma le posizioni delle parti sui territori occupati, sulle garanzie internazionali e sul futuro politico e militare dell'Ucraina sono profondamente distanti.
L'incontro di San Pietroburgo rappresenta comunque un nuovo passaggio nell'offensiva diplomatica dell'amministrazione Trump, che sta cercando di accelerare i tempi per arrivare alla fine della guerra iniziata con l'invasione russa su larga scala del febbraio 2022.
Tre ore di colloqui a San Pietroburgo e un gesto di distensione
L'incontro tra Putin e Witkoff, il nono faccia a faccia tra i due, è stato preceduto dalla liberazione di Stephen Hubbard, cittadino americano ed ex insegnante detenuto in Russia. Il suo rilascio era stato richiesto personalmente da Trump ed è stato interpretato come un gesto di distensione nei confronti di Washington.
Hubbard era stato incarcerato con l'accusa di aver combattuto come mercenario al fianco delle forze ucraine. Dopo la liberazione è stato affidato a Witkoff all'aeroporto di Pulkovo, a San Pietroburgo, per il rientro negli Stati Uniti.
Al vertice hanno partecipato anche il consigliere diplomatico Ushakov e Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica internazionale. Jared Kushner, genero di Trump e coinvolto nelle iniziative diplomatiche statunitensi, è intervenuto a distanza.
Witkoff ha presentato una serie di documenti contenenti nuove proposte per una possibile intesa e ha illustrato a Putin gli esiti delle consultazioni svolte il giorno precedente a Oslo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e alcuni rappresentanti europei.
Le discussioni hanno riguardato non soltanto il conflitto ucraino, ma anche il possibile rilancio delle relazioni economiche tra Russia e Stati Uniti e il ruolo diplomatico che Mosca potrebbe svolgere nella crisi iraniana.
Le nuove proposte di Kiev e le riserve del Cremlino
La missione di Witkoff a San Pietroburgo è stata preceduta da un confronto a Oslo con Zelensky, il presidente finlandese Alexander Stubb, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e rappresentanti dell'Unione europea e della NATO.
Durante l'incontro sono state esaminate diverse proposte per rilanciare il processo di pace, comprese le garanzie internazionali di sicurezza per l'Ucraina, la gestione dei territori occupati, la ricostruzione del Paese e le condizioni per un'eventuale cessazione delle ostilità.
Da parte americana, Witkoff ha parlato di progressi nel confronto diplomatico. Anche i rappresentanti europei hanno espresso una valutazione cautamente positiva, sottolineando l'importanza di coinvolgere Kiev in tutte le decisioni riguardanti il suo futuro.
La reazione del Cremlino, tuttavia, è stata decisamente più fredda. Ushakov ha riconosciuto la presenza di nuovi elementi nelle posizioni ucraine ed europee, ma ha sostenuto che le proposte contengono pochi aspetti realmente utili per arrivare a una soluzione del conflitto.
Il giudizio russo segnala quanto sia ancora difficile trasformare la disponibilità a negoziare in un compromesso concreto. Mosca intende discutere una nuova architettura di sicurezza che tenga conto delle proprie richieste, mentre Kiev chiede garanzie capaci di impedire future aggressioni e di salvaguardare la propria sovranità.
Zelensky ha inoltre ribadito la volontà di partecipare a un eventuale vertice con Putin e Trump, sostenendo che alcune questioni decisive potranno essere affrontate soltanto attraverso un confronto diretto tra i leader.
Mosca, invece, insiste sulla necessità di preparare accuratamente qualsiasi incontro di questo livello, attraverso negoziati preliminari tra le rispettive delegazioni.
Le condizioni di Putin: Donetsk, NATO e nessun semplice cessate il fuoco
Il principale ostacolo a un accordo riguarda le condizioni politiche e territoriali poste dalla Russia. Putin non ha mostrato segnali concreti di voler rinunciare ai suoi obiettivi fondamentali: ottenere il controllo dell'intera regione ucraina di Donetsk, escludere l'adesione di Kiev alla NATO e arrivare a un accordo complessivo che affronti le richieste russe sulla sicurezza europea.
La posizione è stata ribadita dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha escluso un cambiamento dell'impostazione negoziale di Mosca e ha precisato che la Russia punta a una soluzione definitiva, non a una tregua temporanea.
Per Kiev, accettare queste condizioni significherebbe affrontare pesanti concessioni territoriali e limitazioni alla propria libertà di scegliere le alleanze internazionali. Il governo ucraino chiede invece garanzie di sicurezza credibili, sostenute dagli Stati Uniti e dagli alleati europei, per evitare che un'eventuale sospensione dei combattimenti venga utilizzata dalla Russia per preparare nuove offensive.
Un'altra questione riguarda la sequenza delle decisioni. L'Ucraina considera il cessate il fuoco un passaggio essenziale per avviare una trattativa credibile, mentre Mosca insiste sulla definizione preventiva dei termini di un accordo politico più ampio. Anche per questo la ripresa dei colloqui tecnici non comporta automaticamente un avvicinamento delle parti sulle questioni che hanno impedito finora una soluzione negoziata.
Trump aumenta la pressione su Zelensky mentre peggiorano i rapporti tra Washington e Kiev
L'iniziativa diplomatica arriva in una fase particolarmente difficile nei rapporti tra Stati Uniti e Ucraina. Trump ha intensificato le pressioni su Zelensky affinché accetti un compromesso con Mosca, arrivando martedì 20 ottobre ad avvertire che, senza un accordo, Kiev potrebbe andare incontro a conseguenze molto gravi.
Il presidente americano sostiene da tempo la necessità di arrivare rapidamente alla conclusione del conflitto, ma la sua strategia ha alimentato preoccupazioni tra gli alleati europei, soprattutto per il rischio che l'Ucraina venga spinta ad accettare condizioni favorevoli alla Russia.
Le tensioni si sono aggravate dopo l'accordo annunciato il 9 ottobre tra Washington e Mosca sulle esportazioni di gasolio russo. L'intesa è stata presentata dall'amministrazione americana come uno strumento per contenere i prezzi dei carburanti, aumentati anche a causa della guerra contro l'Iran.
L'aumento dei costi energetici rappresenta un problema politico per Trump e per il Partito repubblicano, impegnato nella campagna per le elezioni legislative di novembre. L'amministrazione americana sta cercando di alleggerire la pressione economica interna, mentre Kiev teme che la riapertura dei rapporti commerciali con Mosca possa indebolire ulteriormente le misure economiche adottate contro la Russia.
Trump ha inoltre criticato gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, una componente importante della strategia di Kiev per colpire le capacità economiche e logistiche di Mosca.
Il caso Starlink e le accuse a Elon Musk
Alle divergenze diplomatiche si aggiungono le tensioni sull'assistenza militare statunitense, in particolare sulla condivisione delle informazioni di intelligence e sull'accesso ai sistemi satellitari utilizzati dalle forze armate ucraine.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Elon Musk avrebbe ordinato la scorsa settimana il rallentamento della versione militare USA del servizio Starlink di SpaceX, impiegata dall'Ucraina nelle operazioni di difesa e nel monitoraggio degli attacchi russi.
La decisione avrebbe provocato problemi alle comunicazioni militari e alle attività dei droni ucraini, suscitando preoccupazione sia a Kiev sia all'interno dell'amministrazione statunitense. La ricostruzione del quotidiano americano è basata sulle dichiarazioni di funzionari statunitensi e persone informate sui fatti.
Musk ha sostenuto che eventuali restrizioni all'utilizzo dei sistemi satellitari vengono decise dalle autorità militari statunitensi o dal presidente. Trump ha negato di essere responsabile delle interruzioni e il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington non ha revocato all'Ucraina l'accesso alla rete.
Zelensky aveva denunciato problemi nell'utilizzo dei servizi Starlink e Starshield, oltre a interruzioni nella trasmissione di informazioni utili a individuare tempestivamente i lanci di missili russi.
Dopo le consultazioni di Oslo, il presidente ucraino ha però riferito che è stata raggiunta un'intesa per risolvere le difficoltà operative. In particolare, ha accolto positivamente il ripristino del sistema di allerta sulle minacce missilistiche, fondamentale per la protezione della popolazione e delle infrastrutture energetiche del Paese.
Putin offre la mediazione sull'Iran e rilancia la cooperazione economica con gli Stati Uniti
Nel colloquio con Witkoff, Putin ha cercato anche di ampliare il confronto con Washington ad altre questioni internazionali.
Il presidente russo ha offerto la disponibilità di Mosca a favorire una soluzione diplomatica della crisi iraniana, facendo riferimento ai rapporti strategici che legano la Russia a Teheran. Secondo Ushakov, Putin ritiene che esistano ancora possibilità concrete di raggiungere un accordo con l'Iran, anche sulle questioni legate al programma nucleare. Mosca si è quindi proposta come possibile interlocutore tra Washington e il governo iraniano.
La proposta arriva dopo l'intervento militare di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che ha contribuito a destabilizzare i mercati energetici e a complicare ulteriormente le relazioni internazionali.
Accanto alla questione iraniana, le delegazioni hanno discusso anche di progetti economici comuni. Putin ha manifestato interesse per il ripristino delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti e ha prospettato nuove forniture di fertilizzanti russi destinate al settore agricolo americano.
Secondo il Cremlino, alcuni progetti economici bilaterali sarebbero già in una fase avanzata di definizione. Non sono stati però resi pubblici accordi conclusivi o dettagli sufficienti per valutarne l'effettiva portata.
Il confronto ha riguardato anche l'attuazione dell'intesa del 9 ottobre sulle forniture di gasolio russo, un'iniziativa che potrebbe favorire il riavvicinamento economico tra le due potenze nonostante la guerra in Ucraina.
L'ipotesi di un vertice in Cina tra Trump, Putin e Xi Jinping
Tra gli argomenti affrontati a San Pietroburgo figura anche la possibilità di un incontro tra Donald Trump, Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping.
Il vertice potrebbe svolgersi in Cina a novembre, in occasione degli appuntamenti internazionali previsti nel Paese. Secondo quanto riferito dal Cremlino, Pechino starebbe già lavorando all'organizzazione di un possibile confronto tra i tre leader.
Per Mosca, un incontro di questo livello rappresenterebbe un'importante occasione per rafforzare il proprio ruolo diplomatico e affrontare direttamente con Washington e Pechino alcune delle principali questioni internazionali.
La Cina è uno dei più importanti partner economici e politici della Russia e ha mantenuto rapporti stretti con Mosca anche dopo l'invasione dell'Ucraina. Un eventuale vertice trilaterale potrebbe quindi assumere un significato che supera il negoziato sulla guerra, coinvolgendo anche gli equilibri economici e strategici tra le tre potenze.
Al momento, tuttavia, non sono stati annunciati una data definitiva, un programma ufficiale o un accordo sulla partecipazione dei tre presidenti.
Negoziati da novembre, ma nessuna intesa sui punti decisivi
Il prossimo passaggio diplomatico dovrebbe essere la definizione della sede, della data e della composizione delle delegazioni incaricate di riprendere i negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.
L'ipotesi indicata dal Cremlino prevede colloqui a livello tecnico a partire dal 10 novembre, con l'obiettivo di affrontare la questione delle garanzie di sicurezza e individuare un possibile quadro per la conclusione del conflitto.
Le precedenti tornate negoziali, svolte nei primi mesi del 2026, avevano prodotto risultati limitati, soprattutto sul terreno degli scambi di prigionieri, senza arrivare a un'intesa sulle questioni territoriali e politiche.
Sul piano militare, intanto, gli attacchi proseguono. Le forze russe colpiscono le infrastrutture energetiche e le città ucraine, mentre Kiev conduce operazioni contro obiettivi militari e impianti energetici in territorio russo.


