Cultura e Spettacolo

Grandi Attori: Lino Banfi

Lino Banfi è, per certi versi, l'anima ruspante dell'Italia che è passata dalla fame del dopoguerra al benessere sguaiato degli anni '80. Non si può parlare di lui senza sporcarsi le mani con la polvere dell'avanspettacolo, quello vero, fatto di teatri gelidi, fischi e panini mangiati in fretta dietro le quinte.


Pasquale Zagaria – perché questo è il suo nome, prima che Totò gli consigliasse di cambiarlo perché i nomi lunghi non entravano nelle locandine – è il simbolo di una rivincita. È il pugliese che arriva a Roma col borsone pieno di speranze e si ritrova a dormire sulle panchine, a soffrire la fame vera, quella che ti morde lo stomaco. Questa "fame" non l'ha mai dimenticata, e si vede in ogni suo gesto: Banfi mangia la scena come se fosse l'ultimo pasto della vita. 


Il suo genio sta nell'aver inventato una lingua. Non è solo dialetto barese o canosino; è un grammelot di sillabe smozzicate, di "ene" che diventano "eneeee", di esclamazioni assurde come "occhei", "mizzeca" o "porca pupazza". È un linguaggio che ha sdoganato l'ignoranza fiera, trasformando il "terrone" vessato in un eroe tragicomico che cerca di darsi arie da gran signore ma inciampa costantemente sulla propria veracità.


C'è stato un periodo, quello della commedia sexy, in cui l'intellighenzia lo guardava dall'alto in basso. Lo vedevano come il pilastro di un cinema "de core" ma di poca sostanza, fatto di docce spiate e tradimenti farseschi. Eppure, anche lì, Banfi ci metteva una dignità immensa. Era l'uomo medio, un po' arrapato e un po' sfigato, in cui milioni di italiani si riconoscevano segretamente. Non era volgare per cattiveria, era "carnale". 


Poi è arrivata la metamorfosi. Da Oronzo Canà, l'allenatore nel pallone che è diventato un cult transgenerazionale, fino a Nonno Libero. Qui sta il miracolo storico: Banfi è riuscito a invecchiare insieme al suo pubblico. Da "zio" un po' birbone è diventato il nonno d'Italia. Ha smussato gli angoli, ha messo la saggezza dove prima c’era l’urlo, ma senza mai perdere quella scintilla di follia negli occhi. 
Dire che è solo un comico è riduttivo. Banfi è un pezzo di storia sociale.

È la prova che puoi venire dal nulla, farti prendere a calci dal destino e finire per essere amato da tre generazioni diverse. È un uomo che ha saputo piangere in TV per la sua amata Lucia senza vergogna, mostrando che dietro la maschera del "commissario Lo Gatto" c'è un cuore grande quanto una piazza della sua Puglia.


Oggi lo vediamo come un patriarca, ma non dimentichiamoci mai che è stato il re del caos, l'uomo che ha trasformato la parlata pugliese in un patrimonio nazionale, facendoci ridere di noi stessi, delle nostre piccole miserie e delle nostre grandi abbuffate.



Crediti immagine: Andrea Papaccio Napoletano - commons.wikimedia.org/wiki/File:LinoBanfi.jpg

Autore Alessandro Lugli
Categoria Cultura e Spettacolo
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