Esteri

Gaza a un passo dalla carestia: l'allarme IPC per aprile-settembre 2025

A diciannove mesi dall'inizio del conflitto, la Striscia di Gaza si trova sull'orlo della carestia. Secondo l'ultima analisi dell'IPC (Integrated Food Security Phase Classification), pubblicata il 12 maggio 2025, l'intera popolazione — circa 2,1 milioni di persone — sta affrontando livelli di insicurezza alimentare acuta di grado "Crisi" o peggiore (IPC Fase 3+).


Una popolazione intrappolata nella fame

Dal 2 marzo 2025, un blocco totale impedisce l'ingresso di aiuti umanitari e forniture commerciali, compresi cibo, acqua, medicinali e carburante. Le scorte sono ormai esaurite e i prezzi dei pochi beni rimasti sono saliti alle stelle: la farina di grano ha registrato un aumento di oltre il 3.000% da febbraio. Tutti i 25 panifici supportati dal WFP hanno chiuso ad aprile, così come la maggior parte delle cucine popolari.

I dati raccolti mostrano che la popolazione è costretta a ricorrere a strategie estreme per sopravvivere: un terzo delle famiglie ha riferito di raccogliere immondizia da vendere in cambio di cibo, mentre molte dichiarano che non resta più nulla di valore da raccogliere. La tenuta sociale è al collasso.


Proiezioni: fame estrema e malnutrizione critica

Tra maggio e settembre 2025, la situazione appare destinata a peggiorare:

  • 470.000 persone (22%) sono attese in Catastrofe (IPC Fase 5), ossia a rischio di morte per fame.
  • 1,1 milioni (54%) saranno in Emergenza (Fase 4).
  • Il restante 24% resterà in Crisi (Fase 3).

Anche la malnutrizione acuta mostra una traiettoria devastante: tra aprile 2025 e marzo 2026 si prevedono 71.000 casi tra bambini sotto i 5 anni, di cui 14.100 gravi. Anche 17.000 donne in gravidanza o in allattamento necessiteranno di trattamento urgente contro la malnutrizione.


Cause principali
Il collasso alimentare e nutrizionale è il risultato di quattro fattori combinati:

  • Accesso negato: il blocco impedisce l'arrivo di cibo, acqua e medicinali.
  • Sfollamenti di massa: il 90% della popolazione è stato costretto a lasciare più volte le proprie case.
  • Distruzione del sistema alimentare: negozi e mercati sono ormai vuoti o saccheggiati, l'agricoltura e la pesca paralizzate.
  • Sanità al collasso: ospedali distrutti, medici uccisi o senza forniture, servizi idrici e igienici inesistenti.


Rischio carestia imminente

L'IPC segnala un alto rischio di carestia generalizzata (Fase 5) entro settembre 2025, specialmente se continueranno le ostilità e il blocco. L'assenza di accesso ad acqua potabile, cure mediche e cibo potrebbe portare a tassi di mortalità e malnutrizione oltre le soglie di carestia.

Il Comitato di Revisione della Carestia (FRC) conferma che la situazione è "estremamente dinamica" e che, senza un'immediata inversione di rotta, la popolazione rischia un collasso totale.


Cosa serve subito

  • Secondo l'IPC, per evitare la carestia servono misure drastiche e immediate:
  • Cessate il fuoco immediato, incondizionato e duraturo.
  • Accesso umanitario illimitato e sicuro, per portare cibo, acqua, carburante e medicine.
  • Protezione di civili e operatori umanitari, e ricostruzione delle infrastrutture essenziali.
  • Ripristino delle forniture commerciali e dei mercati locali, per garantire flussi di beni su larga scala.
  • Interventi multisettoriali che integrino cibo, nutrizione, salute, acqua, igiene e sostentamento.

 
Le reazioni delle Nazioni Unite

Il responsabile dei diritti umani dell'ONU, Volker Turk, ha dichiarato che "usare la fame come metodo di guerra è un crimine di guerra", sottolineando che i decessi conseguenti "possono configurarsi anche come crimine di guerra di uccisione intenzionale".

Il Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, ha ribadito: "Non possiamo permettere che questa situazione continui nell'impunità", chiedendo un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi e pieno accesso umanitario senza restrizioni.

Questo, invece, è quanto ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, su X: "Proprio quando sembrano non esserci più parole per descrivere l'inferno che sta vivendo la popolazione di Gaza, ne è stata aggiunta una nuova: carestia. Non è un mistero, è una catastrofe provocata dall'uomo, una condanna morale e un fallimento della stessa umanità (…). In quanto potenza occupante, Israele ha obblighi innegabili ai sensi del diritto internazionale, tra cui garantire cibo e forniture mediche alla popolazione. Non possiamo permettere che questa situazione continui impunemente".


La posizione di Israele

Da parte sua, Israele respinge le accuse di essere responsabile della carestia nella Striscia di Gaza, contestando le conclusioni sopra riportate... ma non è una cosa di cui possiamo sorprenderci, dato che stiamo parlando di una nazione tutt'altro che democratica, che dopo aver applicato per decenni una politica di apartheid, adesso sta attuando un genocidio, una pulizia etnica, nei confronti del popolo palestinese.



Fonti: www.ipcinfo.org/fileadmin/user_upload/ipcinfo/docs/IPC_Gaza_Strip_Acute_Food_Insecurity_Apr_Sep2025_Special_Report.pdf

Autore Monica Maggiolini
Categoria Esteri
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