Diversi fattori stanno agendo al ribasso sui futures del palladio, che sono scesi sui minimi di 16 mesi. soltanto nelle ultime 4 settimane il palladio ha perso oltre il 15%. Sono soprattutto le preoccupazioni relative ad una domanda debole che agiscono da driver ribassista.
Palladio in caduta libera: prezzi ai minimi da 16 mesi, persi oltre il 15% in quattro settimane
Guerra in Medio Oriente, timori sui tassi d’interesse e transizione verso l’auto elettrica mettono sotto pressione il metallo prezioso. Il mercato teme un eccesso di offerta, mentre gli indicatori tecnici segnalano condizioni di ipervenduto.
Il prezzo del palladio accelera la discesa e raggiunge i livelli più bassi da oltre un anno. Venerdì 23 ottobre 2026, le quotazioni di riferimento sono scese nell’area dei 1.050 dollari per oncia troy, dopo aver perso più del 15% nelle quattro settimane precedenti. Il mercato sconta una combinazione di fattori sfavorevoli: l’instabilità geopolitica, le prospettive di tassi d’interesse elevati, le difficoltà dell’industria automobilistica e i timori di un futuro eccesso di offerta. Secondo i dati di mercato pubblicati da Trading Economics, il metallo ha toccato il 23 ottobre un minimo intorno a 1.044,50 dollari per oncia, il livello più basso da giugno 2025.
La flessione non rappresenta un episodio isolato. Dopo il forte rialzo registrato a gennaio, quando il palladio aveva superato i 2.000 dollari per oncia, la quotazione ha attraversato una fase caratterizzata da oscillazioni marcate e successive correzioni. Da settembre la pressione ribassista si è intensificata, riportando i prezzi su livelli che ridimensionano sensibilmente i guadagni precedenti. Il calo riflette non soltanto le aspettative degli investitori sull’economia mondiale, ma anche una trasformazione strutturale del mercato di riferimento del metallo: quello dei catalizzatori automobilistici.
Guerra e tassi d’interesse frenano gli investimenti
Uno dei fattori che contribuiscono alla debolezza delle quotazioni è il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente. I rischi per gli approvvigionamenti energetici alimentano la volatilità del petrolio e aumentano le preoccupazioni per l’inflazione. Se i rincari dell’energia dovessero mantenere elevata la pressione sui prezzi, le principali banche centrali potrebbero essere meno inclini a ridurre i tassi d’interesse, oppure potrebbero mantenere più a lungo una politica monetaria restrittiva.
Per il palladio, che non distribuisce cedole né interessi, uno scenario di questo tipo rappresenta un elemento sfavorevole. Quando i rendimenti degli strumenti finanziari tradizionali rimangono elevati, detenere un metallo privo di rendimento diventa relativamente meno conveniente. Gli investitori possono quindi ridurre l’esposizione alle materie prime, soprattutto quando le prospettive della domanda industriale appaiono incerte.
A questo si aggiunge il possibile rallentamento dell’economia reale. Carburanti più costosi e condizioni di finanziamento meno favorevoli possono frenare gli acquisti di automobili, incidendo direttamente sul principale settore di utilizzo del palladio. La combinazione fra minore interesse finanziario e prospettive industriali meno brillanti contribuisce così ad alimentare le vendite.
L’auto elettrica cambia le prospettive della domanda
Il nodo centrale per il palladio è il futuro dell’industria automobilistica. Il metallo viene impiegato soprattutto nei convertitori catalitici delle automobili con motore a combustione interna, dove contribuisce a ridurre le emissioni inquinanti. La sua domanda dipende quindi in larga misura dai volumi di produzione dei veicoli a benzina e dall’evoluzione delle tecnologie utilizzate per rispettare le norme sulle emissioni.
La diffusione delle automobili completamente elettriche esercita una pressione strutturale sul consumo futuro di palladio: i veicoli elettrici a batteria non utilizzano i tradizionali catalizzatori dei motori a combustione. Ogni aumento della loro quota di mercato riduce, a parità di altre condizioni, il potenziale bacino di domanda per questo metallo.
La transizione, tuttavia, non procede in modo uniforme. Le automobili ibride, che combinano un motore elettrico e uno termico, continuano a richiedere sistemi di trattamento dei gas di scarico. La loro diffusione offre quindi un sostegno parziale ai consumi di palladio, compensando almeno in parte la riduzione legata alla crescita dei veicoli elettrici puri.
Un altro elemento riguarda la sostituzione del palladio con il platino nei catalizzatori. Le differenze di prezzo fra i due metalli possono spingere i costruttori a modificare le formulazioni impiegate nei sistemi di abbattimento delle emissioni, quando la tecnologia e le esigenze tecniche lo consentono. Questo processo può ridurre ulteriormente la domanda di palladio, anche se la sostituzione non è immediata né applicabile indistintamente a tutti i motori.
Il rischio di un surplus di offerta
Alle incertezze sulla domanda si aggiungono le prospettive di un mercato meno teso sul fronte degli approvvigionamenti. Dopo anni caratterizzati da una persistente carenza di palladio, alcune previsioni indicano la possibilità che nel 2026 l’offerta complessiva superi i consumi.
Secondo il rapporto sul mercato dei metalli del gruppo del platino pubblicato nel maggio 2026 da Johnson Matthey, la domanda di palladio potrebbe diminuire del 9% nell’anno, mentre il bilancio fra produzione e consumi potrebbe passare a un piccolo surplus. Fra i fattori indicati figurano la contrazione della domanda automobilistica, il deterioramento degli investimenti attraverso i fondi negoziati in Borsa e il recupero del riciclo dei catalizzatori usati.
Il riciclo assume un ruolo importante perché permette di recuperare il palladio contenuto nei componenti automobilistici a fine vita e di reimmetterlo sul mercato. Prezzi elevati negli anni precedenti hanno incentivato la raccolta e il trattamento dei materiali esausti, aumentando la disponibilità di metallo secondario. Questa dinamica può attenuare gli effetti di un'eventuale contrazione della produzione mineraria.
L'offerta primaria, infatti, non è priva di problemi. La produzione mondiale dipende in misura rilevante dalla Russia e dal Sudafrica, due Paesi esposti a rischi differenti. In Sudafrica, i costi operativi e le difficoltà legate alle infrastrutture energetiche possono ostacolare l'attività mineraria e la manutenzione degli impianti. Per la Russia, invece, le tensioni commerciali e le possibili restrizioni agli scambi alimentano l'incertezza sulle forniture.
Questi vincoli, però, non bastano necessariamente a sostenere le quotazioni se la domanda si riduce più rapidamente dell'offerta disponibile. È proprio questo il timore che condiziona le aspettative degli operatori: un mercato nel quale il riciclo cresce, gli acquisti per investimento rallentano e il settore automobilistico assorbe quantità inferiori di metallo.
Le previsioni, comunque, non sono unanimi. Alcuni analisti ritengono che il palladio possa beneficiare di una produzione mineraria più debole e della domanda proveniente dalle auto ibride, mantenendo condizioni di mercato relativamente tese. Altri considerano più probabile un surplus strutturale, destinato a pesare sui prezzi nel medio e lungo periodo. La direzione delle quotazioni dipenderà anche dall'evoluzione della produzione russa, dalle politiche commerciali e dalla velocità con cui procederà l'elettrificazione del parco automobilistico.
Analisi tecnica: prevale la pressione ribassista
Sul piano grafico, la rottura dei precedenti livelli di supporto ha rafforzato il quadro negativo. Il superamento al ribasso di soglie considerate importanti dagli operatori può infatti innescare ulteriori vendite, soprattutto quando gli investitori interpretano il movimento come la conferma di una tendenza già in atto.
La discesa sotto quota 1.100 dollari per oncia ha aumentato l'attenzione sui successivi livelli di prezzo, con le quotazioni che si sono spinte ulteriormente verso il basso il 23 ottobre. Gli indicatori di momentum, fra cui l'indice RSI, segnalano condizioni di ipervenduto: il mercato ha perso molto terreno in poco tempo e potrebbe quindi essere esposto a un rimbalzo tecnico.
L'ipervenduto, tuttavia, non costituisce da solo una garanzia di inversione. In presenza di una tendenza ribassista persistente, gli indicatori possono rimanere su livelli estremi anche per periodi prolungati. Per individuare un cambiamento di direzione servirebbero segnali più solidi, come il recupero di precedenti resistenze e un miglioramento delle prospettive fondamentali.
Le prospettive per il palladio
Nel breve periodo, il mercato deve fare i conti con una combinazione di pressioni macroeconomiche, incertezza geopolitica e aspettative poco favorevoli sulla domanda automobilistica. Un eventuale allentamento delle tensioni energetiche, una riduzione delle aspettative sui tassi o una ripresa degli acquisti industriali potrebbero favorire un recupero delle quotazioni. Al contrario, un ulteriore peggioramento delle prospettive economiche e la conferma di un surplus di mercato potrebbero alimentare nuove vendite.
Sul lungo periodo, la variabile decisiva sarà la capacità del palladio di mantenere un ruolo centrale nei sistemi di trattamento delle emissioni, in un settore automobilistico che sta cambiando rapidamente. La domanda proveniente dai veicoli ibridi e le eventuali difficoltà di approvvigionamento possono offrire un sostegno, ma devono confrontarsi con la diffusione delle auto elettriche e con la crescita del riciclo.
Il crollo delle ultime settimane segnala dunque un cambiamento nelle aspettative degli investitori. Dopo gli anni in cui la scarsità di metallo e i rischi sulle forniture avevano sostenuto i prezzi, il mercato guarda sempre più alla possibilità di una domanda strutturalmente più debole. Perché la discesa si arresti in modo duraturo non basterà un semplice rimbalzo tecnico: serviranno indicazioni concrete di un riequilibrio fra produzione, riciclo e consumi.

