Esteri

Il vertice in Alaska tra Trump e Putin? "Il vertice del nulla"

Il tanto atteso incontro ad Anchorage (Alaska) tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin si è concluso senza alcun accordo concreto. Dopo quasi tre ore di colloqui, i due leader hanno rilasciato una breve dichiarazione congiunta alla stampa, evitando di rispondere a qualsiasi domanda, lasciando la sensazione, se non l'assoluta certezza, di un vertice inconcludente.

"Non c'è accordo finché non c'è un accordo", ha dichiarato Trump, ammettendo implicitamente che dalle discussioni non è emerso alcun risultato tangibile: né cessate il fuoco, né misure concrete... solo vaghi riferimenti a presunti "progressi", senza che sia stato fornito alcun dettaglio al riguardo!

Trump, che ama presentarsi come pacificatore e grande negoziatore, esce da Anchorage senza potersi fregiare né dell'uno, né dell'altro titolo. Nonostante il viaggio e le aspettative create, le dichiarazioni finali sono apparse evasive. Per quanto l'assenza di concessioni unilaterali a Mosca possa aver rassicurato Kiev e gli alleati europei, l'esito rimane un fallimento politico e diplomatico per la Casa Bianca.

A rendere la scena ancora più insolita, l'avvio della conferenza stampa: Putin ha parlato a lungo, mentre Trump è rimasto in silenzio. Un ribaltamento rispetto al consueto copione della Casa Bianca, dove solitamente è il presidente americano a dominare il palcoscenico.

In Alaska – terra che fu "russa" fino alla cessione del XIX secolo – Putin è apparso quasi a suo agio, mentre Trump ha lasciato la scena visibilmente a mani vuote.

Resta ora da capire se Trump darà seguito alle sue minacce di nuove sanzioni contro la Russia. In un'intervista concessa a Fox News prima di lasciare Anchorage, ha affermato che la decisione potrebbe arrivare "tra due o tre settimane". Una formula vaga, ben lontana dalle “gravi conseguenze" promesse se Mosca non si fosse mossa verso un cessate il fuoco.

L'impressione, soprattutto a Kiev, è che l'incertezza americana equivalga a un lasciapassare per Putin a continuare le ostilità. Dopo mesi di ultimatum occidentali caduti nel vuoto, l'ennesima mancata azione non fa che rafforzare il Cremlino.

In Ucraina la reazione è duplice. Da un lato, sollievo per l'assenza di un accordo che avrebbe potuto comportare concessioni territoriali. Dall'altro, preoccupazione per le parole di Putin, che ha ribadito che solo la rimozione delle "cause profonde del conflitto" porterà pace. Tradotto dal linguaggio del Cremlino: la volontà di proseguire l'obiettivo originale della "operazione speciale”, ovvero smantellare l'Ucraina come Stato indipendente.

Dopo tre anni e mezzo di guerra e di sforzi diplomatici occidentali, Putin non ha cambiato posizione. L'Alaska non ha fatto eccezione.

Il vertice di Anchorage, annunciato come un possibile punto di svolta, si chiude con un nulla di fatto. Nessun cessate il fuoco, nessun passo avanti. Solo la conferma che la distanza tra Mosca e Washington rimane enorme.

La vera domanda ora è se Trump, al rientro a Washington, vorrà finalmente dare seguito alle sue minacce o se lascerà scorrere ancora tempo, offrendo a Putin l'occasione di continuare indisturbato la sua guerra.

Per il momento, la storia di Anchorage si riduce a questo: un flop diplomatico che rischia di pesare sull'immagine internazionale di Trump e che lascia l'Ucraina ancora una volta sola davanti all'aggressione russa.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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