Rendere più facile fare impresa in Europa, garantendo sicurezza a chi investe e opportunità ai territori che devono recuperare terreno. L’intervento di Raffaele Fitto al Congresso nazionale del Notariato porta il tema della semplificazione al centro del confronto sulla competitività europea. Un terreno sul quale si incrociano anche le deleghe alla Coesione e alle Riforme del vicepresidente esecutivo della Commissione.
Nel videomessaggio del 23 ottobre, Fitto ha richiamato la proposta sul ventottesimo regime societario europeo: un quadro di regole pensato per facilitare la costituzione delle imprese, l’accesso ai capitali e lo sviluppo delle attività oltre i confini nazionali. La possibilità di crescere nel mercato unico dipende anche dalla capacità di superare ostacoli amministrativi che assorbono tempo e risorse.
«Ridurre gli oneri amministrativi e accelerare le procedure non significa indebolire le garanzie», ha sottolineato Fitto. In questo percorso, l’esperienza italiana offre un riferimento: la rapidità nella costituzione delle società può convivere con il controllo preventivo di legalità affidato al notaio. Registri affidabili e tutela degli investitori contribuiscono a creare quella fiducia senza la quale i capitali difficilmente si muovono.
Il giorno precedente Fitto aveva partecipato alla Luiss al confronto “Diritto, mercato e disordine globale”, organizzato attorno al volume di Fabio Cintioli sulla sicurezza economica e sul futuro dell’antitrust. Con Alfredo Mantovano, Giovanni Pitruzzella e Marta Simoncini, l’appuntamento ha affrontato il rapporto tra mercato, intervento pubblico e nuovi equilibri internazionali.
Letti insieme, i due incontri suggeriscono una questione politica precisa: come rendere l’Europa capace di attrarre investimenti e accompagnare lo sviluppo delle proprie imprese in uno scenario più incerto.
Qui si inserisce il legame con la coesione. Semplificare le regole può agevolare chi vuole investire, ma nei territori meno sviluppati servono anche infrastrutture, competenze e amministrazioni capaci di seguire i progetti. La competitività europea si misura dunque anche nella possibilità di estendere le occasioni di crescita alle aree che oggi ne intercettano meno.
Su questo versante Fitto aveva indicato, il 12 ottobre alla Settimana europea delle Regioni, l’obiettivo di una politica di coesione più semplice ed efficace nel prossimo bilancio dell’Unione. Aveva inoltre ribadito il suo carattere di investimento di lungo periodo e la centralità delle regioni.
Il collegamento tra questi dossier offre una chiave per valutare il lavoro europeo: regole accessibili, garanzie affidabili e risorse capaci di produrre sviluppo devono procedere insieme. Per un’impresa, la possibilità di nascere rapidamente conta. Altrettanto conta trovare, nel territorio in cui opera, le condizioni per restare e crescere.

