Mario Sechi sta dalla parte giusta della storia negando il genocidio avvenuto a Gaza
Comunicato stampa UCEI - Condanna Cecilia ParodiUCEI - Condanna Cecilia Parodi
Nell'ora in cui tornano alle loro case gli ultimi ostaggi vivi - rapiti nel corso del più crudele pogrom che il popolo ebraico ha subito dalla Shoah - e si inizia a vedere all'orizzonte un possibile futuro di pace e prosperità per le popolazioni del Medio Oriente, ci giunge notizia della condanna in primo grado alla signora Cecilia Parodi per diffamazione aggravata nei confronti della Senatrice Segre e propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale per i contenuti di un video dalla stessa realizzato e diffuso. Una decisione che rimarca il ripudio dei nostri sistemi democratici nei confronti dell'incitamento all'odio, l'importanza delle norme e di giudici consapevoli, a tutela del vivere civile tra tutti i cittadini.
Dopo tale incipit, non si capisce il perché l'UCEI, cioè l'Unione delle Comunità ebraiche Italiane, abbia potuto organizzare presso la sede del CNEL - organo costituzionale che nulla ha a che fare con la politica estera, dovendosi occupare solo di economia, lavoro e salari in Italia - un evento in cui si è rimarcato "il ripudio dei nostri sistemi democratici" con dichiarazioni di "incitamento all'odio". Perché Cecilia Parodi è condannabile e non lo sono l'UCEI e tutti coloro che hanno vomitato bestialità lo scorso fine settimana?
Forse perché se a vomitare bestialità sono degli ebrei o delle persone che "tifano" per lo Stato ebraico ciò sarebbe consentito?
Alle "bestialità" già riportate - riferite alle dichiarazioni di Boccia e Roccella - dette in quell'evento, si aggiungono anche le bestialità di Mario Sechi, direttore del quotidiano (post) fascista Libero (che evidentemente come sottinteso ha quello di pubblicar puttanate) che ha avuto più che la faccia tosta, lo stomaco, di dire, tra l'altro...
"A Gaza non ne ho visti tanti dimagriti. Pallywood racconta menzogne. Israele ha vinto bene, con il massimo della forza. Noi siamo dalla parte giusta".
"Pallywood" è da intendersi come una presunta narrativa palestinese di diffondere menzogne riguardo alla guerra e alle condizioni sul terreno. Questo il video delle aberranti dichiarazioni di Mario Sechi...
Durante il video da notare anche l'insulto a Francesca Albanese di un altro sostenitore dello Stato canaglia di Israele, il propagandista David Parenzo. E per non farsi mancar nulla, questo è ciò che Sechi ha pubblicato oggi su quello che qualcuno definisci un giornale:
"La verità è che c’era un esercito che combatteva nella situazione più complessa mai affrontata, contro persone che mandavano i propri figli a morire e li usavano come scudi umani. Vi hanno venduto l’assurda idea che l’islam radicale rappresenti un valore liberale. Esiste il bene e il male nel mondo: quando state con l’islam radicale, state con il male; quando state con Israele, state con il bene». Una lezione e una condanna per la sinistra italiana delle anime belle che gioca con l’estremismo, per chi ha lisciato il pelo agli antisemiti della «Palestina libera dal fiume al mare», per chi ancora oggi è impegnato nella partita del negazionismo. Una legione di falliti, di utili idioti di Hamas, ieri cercava disperatamente una bandiera dove nascondersi, un’operazione di trasformismo in diretta. Dopo aver negato in Parlamento il sostegno al piano di pace di Trump e Netanyahu, li ho sentiti in tv ieri dire che «il merito è di Trump», ma sempre con l’intenzione vampiresca di mostrificare Israele (non è stato Netanyahu) e di trovare una via d’uscita dalla loro vergogna esposta. Non hanno capito niente di quel che stava accadendo: quando Israele ha reagito alla strage del 7 ottobre, hanno sperato nella sconfitta militare di Israele per mano dell’Iran (e i cieli di Teheran sono stati penetrati dai bombardieri israeliani e americani per distruggere le infrastrutture nucleari); hanno fatto pressione sull’America del declino senile di Joe Biden (che si è ritirato dalla corsa presidenziale), hanno raccontato di una certa vittoria di Kamala Harris contro Donald Trump (che ha stravinto le elezioni) e nel delirio della loro ignoranza sulla storia americana hanno accarezzato il sogno del grande divorzio tra Stati Uniti e Israele, immaginando un Trump pronto a tradire la storia di un’alleanza inscindibile, il suo Paese, la sua famiglia che coltiva l’amore per l’ebraismo e Israele (e ieri ha ricevuto il tributo della Knesset); hanno invocato embarghi economici e militari contro Israele (che non hanno impedito il dispiegamento di un esercito oggi studiato da tutti i capi militari dell’Occidente); hanno detto che non si poteva colpire Hezbollah in Libano (e abbiamo visto una delle operazioni militari più spettacolari della storia, l’esplosione dei cercapersone nelle mani dei miliziani di Hassan Nasrallah, a sua volta eliminato nel bombardamento del suo bunker); hanno ammonito le forze armate di Gerusalemme dicendo che «tutti gli occhi erano puntati su Rafah» (il luogo dove l’esercito israeliano ha trovato e ucciso la mente della strage degli ebrei, Yahya Sinwar, «il macellaio di Khan Younis»); hanno spacciato su ogni mezzo di comunicazione la grande menzogna - la fame a Gaza - che serviva a impedire di dare il colpo decisivo a Hamas (e i terroristi, con le spalle al muro, si sono piegati e hanno liberato gli ostaggi); hanno risvegliato e alimentato l’antisemitismo in tutto l’Occidente con l’abominevole accusa di genocidio lanciata sugli ebrei, il popolo che ha subito l’Olocausto (e ora che la polvere della guerra si sta posando, anche questa gigantesca bugia è squadernata); hanno insultato e minacciato i giornalisti e gli intellettuali che hanno avuto il coraggio di non cantare nel coro degli impostori, fatto di Libero, del suo direttore e dei suoi collaboratori un bersaglio. Sono trascorsi due anni in cui, per ripetere le parole di Bertolt Brecht, «ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati». E avevamo ragione. Il tempo è galantuomo e in questo caso sarà rapidissimo e senza pietà per chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata."