Con una scrittura raffinata e visionaria, Alessandro Benati esplora in «L’ultimo arcano» il legame tra spiritualità e quotidianità. Un romanzo che fonde la profondità dei simboli con la fragilità delle emozioni, restituendo un racconto lucido, umano e vibrante sul senso delle esperienze e dell’esistenza.

Alessandro, oggi analizzeremo ancora più a fondo le pagine del tuo romanzo “L’ultimo arcano”. Andrea, Laura e il protagonista formano un triangolo umano complesso. Come hai costruito le dinamiche tra questi personaggi?
Andrea è stato il personaggio più facile da creare, perché l’ho fatto morire prima ancora dell’inizio della storia! Humor nero a parte, lui è il crocevia delle vicende, perché tutto effettivamente parte dalle sue disposizioni postume, affidate al notaio Bordoni. Anche Laura è stata relativamente facile da creare, come personaggio. La definizione dei loro caratteri e del loro passato ha in un certo senso determinato le dinamiche del loro agire e le svolte narrative, specialmente in relazione al protagonista. In un certo senso, non potevano che agire in quel modo, per essere coerenti con loro stessi. E difatti il finale è cambiato più volte, a mano a mano in cui io stesso comprendevo i miei personaggi. È stato molto più difficile creare l’equilibrio psicologico del protagonista, il quale, oltre che a compiere un viaggio “di lavoro”, deve compiere un viaggio interiore e di memoria che lo porterà a nuove consapevolezze.
Laura rappresenta un enigma per il protagonista e per i lettori. Cosa ti ha ispirato nella creazione di questo personaggio?
In particolare, una donna che ho conosciuto e amato in passato, ma che rimane tuttora un enigma per me. Siccome non volevo essere unilaterale nel descriverla, l’ho arricchita con altri attributi per renderla un personaggio letterario, e non il resoconto biografico di una persona che esiste realmente.
Nel romanzo emergono spesso tensioni tra verità taciute e segreti svelati. Come hai lavorato sulle sfumature psicologiche di questi temi?
Mi ha aiutato la mia capacità di osservazione nei confronti delle persone e l’interesse genuino e la curiosità che spesso mi spingono a voler conoscere e indagare le situazioni e le persone stesse, allo scopo di comprenderle. In questo mi ha aiutato la mia formazione scientifica, che mi ha abituato al chiedermi sempre il perché delle cose. Sebbene mi piaccia molto questo aspetto, nella vita come nello scrivere, non ho fatto mai nessuno studio in ambito psicologico.
Quale personaggio ti ha dato più soddisfazione scrivere e perché?
Non vorrei sembrare troppo sentimentale, ma è stata Caterina. In lei ho riassunto elevate qualità di purezza, saggezza e nobiltà d’animo. Spero di non averla tratteggiata come una dea. Per tale ragione, infatti, le ho assegnato il pesante fardello della malattia degenerativa del marito, per renderla appunto più umana. Ma in generale, sono convito che lei sia il prototipo di ogni donna: saggia, forte e ferma.
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