Cultura e Spettacolo

Miriam Galanti: risate che scavano, una lacrima che resta

Miriam Galanti porta in scena "Vita da bionda" come un flusso continuo di ironia e fragilità, trasformando un palco raccolto dell’Accademia del comico in un piccolo laboratorio emotivo. La sua comicità non è mai superficie: è un modo per attraversare la vita, per smontarla e ricomporla con leggerezza, fino a far emergere quella “lacrima d’ironia” che chiude lo spettacolo e che il pubblico restituisce con la stessa intensità.

Miriam entra in scena cinguettante, volutamente sopra le righe, quasi a voler giocare con gli stereotipi che riguardano lei e tutte le bionde del mondo. Ma dietro quella maschera c’è un percorso solido. Nata a Mantova nel 1989, formatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha lavorato fra cinema, televisione e teatro, passando dai ruoli drammatici di In the Trap e Scarlett alle partecipazioni in serie come Don Matteo e Che Dio ci aiuti. Una carriera costruita con costanza fino alla candidatura ai Nastri d’Argento come miglior attrice esordiente.

In "Vita da bionda" porta tutto questo: la tecnica, la presenza scenica, la capacità di modulare voce e corpo, ma soprattutto la volontà di raccontarsi senza filtri. Ogni aneddoto diventa un pretesto per ribaltare il quotidiano, per mostrare come anche le piccole tragedie possano essere illuminate da un sorriso. È un teatro che non cerca l’effetto, ma l’empatia.

Il finale, con quella doppia lacrima – la sua e quella dello spettatore – è la prova che la comicità, quando è autentica, non fa solo ridere: avvicina.  (foto Bordignon)

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Autore Massimiliano Bordignon
Categoria Cultura e Spettacolo
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