Ai primi raggi caldi del sole di primavera e al tramontare del caldo estivo, avviene la Transumanza. Un rito che si rinnova puntualmente da secoli e, rende il cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni un’ ‘oasi’ di tradizioni vive e da toccare con mano.
Dal latino “trans”, al di là e “humus” , terra, la Transumanza è praticata da sempre nelle aree montane e costituisce la forma di migrazione stagionale e temporanea delle greggi, delle mandrie e dei pastori, in transito dai pascoli in quota verso quelli delle pianure e viceversa, percorrendo le vie naturali dei tratturi.
Dalla stalla alla montagna, dalla montagna alla stalla, la Transumanza ha attraversato i secoli e i millenni e ha costituito un elemento fondante della tradizione e della cultura del territorio.
Mandrie di mucche che attraverso antichi e collaudati sentieri, si spostano per raggiungere il luogo prescelto.
Un suono assordante di campanacci, una melodia per i mandriani che accompagnano, devoti e attenti, la carovana che lentamente attraversa i luoghi: pianure, centro abitato, colline e montagne.
Uno spettacolo all’occhio, di chi casualmente, ha la fortuna di osservarlo.
Una tradizione che ha forgiato un territorio e creato un paesaggio unico, fatto di tratturi e sterrati calcati da uomini, con i loro fedeli cani, mucche e anche da lupi, in un costante scambio di sguardi, ora feroce, ora pacifico.
Un’ impresa di millenaria fattura che ha segnato la storia e la cultura, una consuetudine che vive e continuerà a farlo nella grazia e nella bellezza incontaminata che l’accompagna da sempre.


