"È stato un atto di Dio", ha detto ieri Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca. "Non è colpa dell'amministrazione se l'alluvione si è verificata in quel momento. Ma ci sono stati allerte tempestive e costanti e, ancora una volta, il Servizio Meteorologico Nazionale ha fatto il suo lavoro". Ma è proprio così?

Negli ultimi mesi, numerosi ex funzionari federali ed esperti indipendenti avevano lanciato l'allarme: i profondi tagli al personale imposti dall'amministrazione Trump al National Weather Service (NWS, il Servizio Meteorologico Nazionale degli Stati Uniti) stanno minando la capacità del Paese di affrontare eventi meteorologici estremi.

Ora, dopo le piogge torrenziali e le inondazioni lampo che lo scorso fine settimana  hanno colpito il centro del Texas, provocando oltre 100 vittime (bilancio provvisorio) — di cui quasi 30 bambine ospiti di un campo estivo lungo il fiume Guadalupe — quei timori stanno diventando realtà.

Dopo la catastrofe, alcuni funzionari locali hanno criticato il NWS per previsioni definite "insufficienti". Sebbene pochi politici repubblicani abbiano apertamente collegato l'evento ai tagli voluti da Trump, i democratici non hanno perso tempo a sottolineare il nesso tra la riduzione del personale e l'inefficienza nella gestione dell'emergenza.

Il centro NWS responsabile per l'area aveva in servizio solo cinque operatori la notte in cui si sono formati i temporali — un numero che, sebbene standard, è insufficiente in situazioni di pericolo crescente. Ex dirigenti del servizio hanno difeso i meteorologi, sottolineando che gli avvisi di alluvione catastrofica sono stati emessi tempestivamente. Tuttavia, permangono forti dubbi sul livello di coordinamento tra il NWS e le autorità locali durante la crisi.

La portata dei tagli è impressionante: quasi la metà dei 122 uffici regionali del NWS ha subito una riduzione del personale pari o superiore al 20%. In almeno sei sedi non è più garantita la copertura 24 ore su 24. A ciò si aggiunge una spinta generalizzata verso i prepensionamenti, con l'obiettivo di snellire la macchina federale, spesso senza alcuna pianificazione per il ricambio generazionale.

A rendere ancora più precaria la situazione, ci sono i vuoti dirigenziali in posizioni chiave. Ad esempio, nell'ufficio della NWS di Austin/San Antonio, sei dei 27 ruoli previsti risultano vacanti, incluso quello del manager responsabile del coordinamento delle emergenze. La sua partenza, avvenuta ad aprile dopo 17 anni di servizio, è stata preceduta da email indiscriminate che invitavano il personale ad "andarsene prima di essere licenziato".

Dietro questa emorragia di competenze c'è un progetto politico ben definito: smantellare progressivamente l'agenzia NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), di cui il NWS fa parte, per privatizzare le funzioni di monitoraggio e previsione meteorologica. Questa linea d'azione, portata avanti dai repubblicani da oltre un decennio, ha subito una decisa accelerazione sotto la nuova amministrazione Trump.

Il cosiddetto "Project 2025", un piano conservatore per la riforma del governo federale, prevede proprio la privatizzazione dei servizi meteorologici pubblici. Trump, pur prendendo inizialmente le distanze da questo piano durante la campagna del 2024, ha iniziato ad attuarne le linee guida appena rientrato alla Casa Bianca. Tagli, riorganizzazioni, chiusure di centri di ricerca, blocco delle assunzioni e deleghe a dirigenti con legami con il settore privato ne sono le conseguenze più evidenti.

Le ricadute non si limitano al presente. Ex dirigenti e scienziati temono un futuro in cui la raccolta di dati atmosferici (ancora finanziata dai contribuenti) sarà separata dalla distribuzione delle previsioni, che potrebbe essere appaltata a soggetti privati. Un modello che rischia di lasciare fuori le comunità più vulnerabili — quelle che non generano profitti — e di compromettere la tempestività delle allerte.

"La qualità delle previsioni sta peggiorando", ha detto il meteorologo televisivo John Morales in un annuncio straordinario, mettendo in guardia i cittadini della Florida meridionale sulla reale possibilità di trovarsi in balia di uragani sottostimati. Le sue parole fanno eco a quelle di un ex direttore del NWS, secondo cui il personale ormai lavora a ritmi insostenibili, col rischio concreto di "mancare elementi fondamentali nelle previsioni".

In recenti audizioni recenti al Congresso, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha definito "fake news" i resoconti giornalistici sui licenziamenti, sostenendo che "non è stato toccato il personale addetto alla sicurezza pubblica". Tuttavia, lo stesso NOAA ha annunciato da poco la necessità di coprire oltre 100 posizioni critiche, smentendo quanto affermato da Lutnick.

Trump, da parte sua, ha negato che i tagli abbiano avuto un impatto su quanto accaduto in Texas: "Nessuno se lo aspettava. È successo in pochi secondi", ha detto riferendosi all'inondazione. Ma la realtà, mostrata dai numeri e dalle testimonianze sul campo, racconta un'altra storia.

Con oltre 550 dipendenti persi, una riduzione di personale del 10% e un sistema meteorologico federale sotto stress crescente, gli esperti temono che la prossima catastrofe possa colpire ancora più duramente. Le previsioni meteo non sono un lusso, ma un pilastro della sicurezza pubblica. Sminuirne l'importanza o svuotarne la struttura, per motivi ideologici o di profitto, significa giocare con la vita delle persone.

Il tempo, purtroppo, non aspetta la burocrazia o la propaganda. E le prossime tempeste non faranno sconti.