L'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per l’anno 2026:
"... Il lavoro: luogo simbolo della dignità della persona, dove ognuno afferma il proprio talento, la propria professionalità, dove nessuno può essere asservito e dove ciascuno, con la propria capacità, contribuisce al bene comune, a quello della propria famiglia e della propria comunità.Il lavoro sta cambiando alla velocità che contrassegna l’epoca in cui viviamo. È avvenuto così per ogni momento di passaggio e di trasformazione.L’intelligenza artificiale sta svolgendo in questo una parte preponderante, incidendo in modo profondo sulla struttura della società, sui tempi e sugli spazi nella vita di ciascuno. La previsione dell’introduzione di robot umanoidi - nell’ordine di decine di migliaia nei prossimi anni - interroga il rapporto tra persona e lavoro.Vorremmo evitare che, tra qualche decennio, questa cerimonia possa essere sostituita da un concorso per l’umanoide più solerte. Dobbiamo osservare che dipende da noi, dipende dall’umanità. Occuparsi di problemi che erano futuribili, e oggi sono realtà, significa dotarsi di una riflessione matura che affermi con chiarezza che ciò cui non intendiamo rinunciare è la centralità della persona.Le tecnologie sempre più complesse, fino alle ultime generazioni dell’intelligenza artificiale, vanno rese alleate del benessere e della civiltà umana. Non dobbiamo temerle, né guardarle con sospetto o con ostilità, con un tardivo ritorno neo-luddista.La condizione irrinunciabile è che il governo delle trasformazioni, la responsabilità delle scelte strategiche, le regole del loro impatto sociale siano sempre nelle mani delle donne e degli uomini, delle loro comunità. È una responsabilità di cui l’Unione Europea appare consapevole, dato che intende promuovere uno sforzo per piattaforme digitali e forme di intelligenza artificiale su base continentale, a partire dal raddoppio, per il 2030, del numero di specialisti dedicati all’ICT (information, communication, technology).Creatività, ingegno, un’organizzazione rispettosa dei valori dell’uomo, sono caratteri inalienabili del lavoro come espressione e realizzazione di libertà. È stato l’impegno delle organizzazioni dei lavoratori nei secoli scorsi. Vogliamo che le macchine diano più efficienza e precisione, desideriamo che facciano aumentare le nostre capacità, la sicurezza sui luoghi di lavoro e riducano fatiche e bisogni.Le macchine al servizio della persona e non viceversa.Non intendiamo che possano svilupparsi - anche attraverso un uso perverso di algoritmi – nuove, insidiose forme di asservimento. La ipotizzata fine del lavoro - proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione - è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro.È un passaggio decisivo, quindi.Lo è per il nostro continente, l’Europa, chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale: può farlo soltanto mediante innovazioni - e governandole - avversando atteggiamenti secondo i quali un’appropriata dinamica salariale, anziché rappresentare il corrispettivo della dignità dei lavoratori, sia costo da ridurre per ottenere competitività, mentre, al contrario, gli investimenti diretti alla sostituzione della forza lavoro, a prescindere dalla loro efficacia, siano benvenuti. Questo va affermato senza alcuna indifferenza nei confronti del necessario incremento della produttività delle aziende.E - per quanti non considerassero elemento costruttivo il dialogo e la dialettica sociale caratteristica delle relazioni nel mondo del lavoro – senza voler prestare attenzione agli scenari apocalittici di rivolta delle macchine descritti in tanti romanzi e pellicole.Vi è una considerazione che appare ineludibile. Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società. Ecco perché il lavoro è veicolo di democrazia, contribuisce alla qualità della coesione di una società civile. Il lavoro, la sua cultura, la sua etica - e voi ne siete puntuale testimonianza e dimostrazione - genera idee, pluralità, diffonde benessere, costruisce relazioni, dunque comunità. ..."


