Cultura e Spettacolo

Sapevi che "28 Anni Dopo" è stato girato con iPhone 15 Pro Max in gran segreto?

iPhone sì, Ma in Grande!
A conferma che non si tratta affatto di un esperimento “amatoriale”, 28 anni dopo ha ricevuto in gran segreto supporto tecnico diretto da Apple. La casa di Cupertino ha collaborato con la produzione fornendo know-how e probabilmente anche assistenza sul set, come già avvenuto in altri casi simili (vedi Lady Gaga Live o Shot on iPhone campaigns). Il film, pur essendo stato girato in gran parte con iPhone 15 Pro Max, mantiene un formato d’immagine ultra panoramico 2.76:1. È una scelta fortemente cinematografica, che dimostra quanto lo smartphone, se usato con consapevolezza, possa reggere un’estetica da grande schermo. Ma non finisce qui. In alcune sequenze – in particolare quelle più fisiche e disturbanti – Boyle e il suo team hanno spinto la sperimentazione ancora oltre, utilizzando fino a 20 iPhone contemporaneamente, montati in configurazione semicircolare o lineare per simulare un effetto simile al celebre “bullet time” in Matrix. Non si tratta di un semplice trucco visivo: è un vero e proprio linguaggio. Il regista a Wired e The Verge ha spiegato così la scelta:

«Offre una visione a 180 gradi di un'azione, e in fase di montaggio è possibile scegliere tra diverse opzioni, suddividendo il soggetto nel tempo, saltando avanti o indietro. Trattandosi di un film horror, lo usiamo per le scene violente per enfatizzarne l'impatto. Per un attimo il pubblico è dentro la scena, dentro l'azione, invece di osservare un'immagine in modo classico.»
Boyle cita in particolare due scene emblematiche. La prima è quella in cui Jodie Comer esplode in un momento di rabbia contro il personaggio interpretato da Aaron Taylor-Johnson: uno sfogo viscerale e disturbante che, grazie alla multi-camera iPhone, diventa tridimensionale, sincopato, immersivo. La seconda è una sequenza ambientata su un treno abbandonato, in cui si assiste a un confronto con un “alfa” dal corpo mutilato e la spina dorsale esposta: un’immagine che diventa quasi sensoriale, perché l’iPhone ti mette dentro quel vagone, vicino al sangue, alla paura, al disorientamento.

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Autore VisivaMente
Categoria Cultura e Spettacolo
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