*_©Angelo Antonio Messina_
La mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti”, frutto della prestigiosa collaborazione tra il Rijksmuseum di Amsterdam e la Galleria Borghese, rappresenta un’esplorazione ampia e multiforme del celeberrimo poema ovidiano, capace di attraversare secoli di storia artistica e culturale. All’interno di questo progetto espositivo di per sé imponente, l’introduzione dell’installazione filmica di Isaac Julien, “All That Changes You. Metamorphosis” (2025), arricchisce profondamente il discorso sulle trasformazioni proponendo una rilettura contemporanea, performante e innovativa del concetto di metamorfosi. Presentata dal 15 settembre al 25 ottobre 2026 negli spazi suggestivi dell’Uccelliera della Galleria Borghese, l’opera si presenta come un tassello imprescindibile per chi voglia comprendere non solo la portata storica delle Metamorfosi, ma anche la loro incredibile vitalità culturale e simbolica nel presente.
Isaac Julien, artista e regista britannico tra i più acclamati a livello internazionale, si appropria con passione e rigore del ciclo degli affreschi di Giulio Romano per Palazzo Te a Mantova, vero e proprio luogo emblematico della metamorfosi visiva rinascimentale, per lavorare su una sintesi potente tra mito, memoria e immaginazione. La sua è una lettura non convenzionale e sensibile che mette in dialogo passato e presente, aprendo finestre temporali multiple e spaziali che travalicano la semplice narrazione pittorica per amplificarsi attraverso una grammatica visiva immersiva e frammentata. L’installazione si configura così come uno spazio performativo da attraversare con gli occhi e con il cuore, un’esperienza emozionante che parla tanto alla ragione quanto ai sensi.
Fondamentale nell’allestimento è la scelta dell’Uccelliera, padiglione settecentesco pensato originariamente per ospitare uccelli esotici, che diventa metafora perfetta del senso stesso della metamorfosi: un luogo dove la natura, l’architettura e la cultura si intrecciano indissolubilmente, dove il mutamento è inscritto nella stessa struttura dello spazio. Julien, consapevole di questa relazione, trasforma la sala in un caleidoscopio visivo mediante un sistema di specchi che moltiplicano e frammentano le immagini proiettate. Questo dispositivo riflettente non è mero artificio tecnico ma vero e proprio elemento narrativo: la metamorfosi non è dunque solo ciò che accade sullo schermo, ma diventa esperienza vissuta dallo spettatore, costretto a confrontarsi continuamente con prospettive mutate, duplicate e moltiplicate. L’atto stesso di guardare diventa trasformazione, un invito a vivere il flusso incessante della vita e del cambiamento.
Al cuore di “All That Changes You” ci sono le figure enigmatiche e profetiche interpretate dalle attrici Sheila Atim e Gwendoline Christie, due presenze magnetiche che guidano lo spettatore in un viaggio sospeso tra realtà e immaginario. Attraverso paesaggi diversi – dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra fino alle foreste millenarie del Redwood National and State Park in California – e architetture che spaziano dal classico al contemporaneo, queste figure conducono una riflessione intensa sul mutamento come condizione permanente dell’esistenza. Non si tratta di una semplice illustrazione mitologica, bensì di un’analisi profonda e attuale che invita a ripensare la relazione tra l’umano e il “più che umano”: un concetto che ingloba la natura, l’ambiente, la tecnologia, e tutte le forme di vita che abitano il pianeta.
È in quest’ottica che emerge la straordinaria capacità dell’opera di Julien di intrecciare riferimenti letterari e filosofici di grande spessore. Le teorie di Donna Haraway sulle relazioni multispecie, le suggestioni visionarie di Naomi Mitchison e la fantascienza speculativa di Octavia E. Butler alimentano un discorso che rompe con la tradizionale egemonia antropocentrica, proponendo una visione del mondo più inclusiva, fluida e ricca di potenzialità. Così, la metamorfosi diventa non solo una trasformazione individuale, ma una pratica intellettuale e poetica che apre alla possibilità di nuove forme di coesistenza tra esseri viventi e ambiente. È un messaggio urgente e necessario, che risuona con particolare forza in un’epoca segnata da crisi ecologiche e sociali senza precedenti.
Il lavoro di Julien si presenta quindi come una performance visiva e intellettuale, un atto di resistenza creativa in cui la fantasia e l’allegoria spezzano la rigidità dei regimi tecnologici della rappresentazione. Come egli stesso afferma, la sua intenzione è sovvertire l’egemonia visiva dominante, offrendo una grammatica nuova fatta di memoria, poesia e immaginazione. Attraverso questo sguardo originale e anticonvenzionale, “All That Changes You” trasforma la metamorfosi – a lungo intesa principalmente come tema del mito classico – in una pratica viva e pulsante, capace di generare nuovi immaginari e rompere le barriere tra discipline, epoche e dimensioni percepite.
Il valore di questa installazione si rafforza ulteriormente nel suo dialogo con la mostra principale. Mentre il poema di Ovidio individua nella trasformazione una legge universale che abbraccia uomini, divinità, animali e paesaggio, Isaac Julien ne propone una rilettura capace di proiettarla nel presente e nel futuro. La metamorfosi diventa allora categoria interpretativa fondamentale per comprendere le sfide contemporanee, un principio generativo che attraversa ambiti naturali, culturali e tecnologici, stimolando una riflessione critica e creativa sull’identità, sul corpo, sul tempo e sui legami tra organismi viventi e ambiente.
Sul piano estetico, la scelta di utilizzare una versione a canale unico, accompagnata dall’effetto moltiplicatore degli specchi, rende l’esperienza altamente emotiva e coinvolgente. Il linguaggio cinematografico si fa multidimensionale, un luogo dove il gesto performativo si intreccia con la dimensione storica e culturale, creando una sinestesia capace di parlare alla sensibilità più intima dello spettatore. L’opera de Julien, languida eppure decisa, si impone come protagonista autonoma nello spazio museale, un’installazione che vive di sé stessa ma che allo stesso tempo dialoga con una lunga tradizione artistica, riattualizzandola e rendendola vibrante.
In tal senso, la presenza di Sheila Atim e Gwendoline Christie assume una valenza simbolica e performante: le loro figure celesti e profetiche incarnano l’intreccio di passato e futuro, mito e contemporaneità, “umano e più-que-umano”. Attraverso la loro interpretazione, l’opera assume la forma di un racconto vivo, capace di rievocare antiche trasformazioni e di anticipare possibili evoluzioni. Le loro presenze magnetiche e carismatiche sottolineano la dimensione emotiva e narrativa del film, catturando lo spettatore in un’esperienza che è insieme intellettuale e sensoriale, storica e visionaria.
Infine, il progetto di Isaac Julien alla Galleria Borghese si afferma come un esempio emblema di come l’arte contemporanea possa interagire con la grande tradizione culturale per raccontare storie profonde e plurali, risvegliando nelle opere classiche nuove energie e prospettive. In un momento storico in cui la necessità di ripensare i nostri rapporti con il mondo naturale e con le altre forme di vita è impellente, “All That Changes You. Metamorphosis” offre una risposta artistica che è insieme poetica, critica e sperimentale, una vera e propria celebrazione della trasformazione come strumento di conoscenza e di resilienza.
La videoinstallazione di Isaac Julien rappresenta senza dubbio una delle punte di diamante della mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti”, capace di restituire alle metamorfosi ovidiane un respiro contemporaneo e universale. Attraverso un linguaggio visivo innovativo e profondamente emotivo, l’opera sfida le convenzioni e invita a guardare oltre i confini del mito e della tradizione. È un invito aperto a tutti noi, a riconoscere nella metamorfosi non solo un tema antico, ma una pratica vitale per immaginare nuovi mondi, nuove identità e nuovi modi di abitare il pianeta. Julien ci ricorda che cambiare non è mai solo perdere qualcosa, ma, soprattutto, guadagnare visioni, connessioni e speranze. Ed è in questa tensione tra metamorfosi e permanenza che risiede la forza inestinguibile del mito, reinventato per continuare a parlarci.
*_©Angelo Antonio Messina_

Isaac Julien, All That Changes You. Metamorphosis, 2025
Installation view, The Cosmic House, London
Photo by Thierry Bal
Courtesy the artist and Victoria Miro
© Isaac Julien
Galleria Borghese Roma
presenta
All That Changes You. Metamorphosis di Isaac Julien
15 settembre – 25 ottobre 2026
a cura di Lorenzo Giusti
nell’ambito della mostra
METAMORFOSI. Ovidio e le arti
a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten
fino al 20 settembre 2026

