Cultura e Spettacolo

“Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” torna nelle sale italiane con una proposta che si preannuncia tanto affascinante quanto culturalmente ricca: “TABÙ. EGON SCHIELE”

*_©Angelo Antonio Messina

“Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” torna nelle sale italiane con una proposta che si preannuncia tanto affascinante quanto culturalmente ricca: “TABÙ. EGON SCHIELE”, un film documentario prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally. Attraverso la narrazione cinematografica, il lavoro conduce lo spettatore dentro l’anima tormentata e visionaria di uno degli artisti più controversi e innovativi del primo Novecento, Egon Schiele, delineando un percorso che è insieme storico, estetico e profondamente emotivo.

Il progetto si apre con una scelta significativa: collocare la prima proiezione nel cuore d’Europa, tra Vienna e Praga, città emblematiche della transizione fra Otto e Novecento, epoca di grandi fermenti sociali e culturali che ancora oggi riverberano nella nostra contemporaneità. Questo coraggioso intento ha il merito di restituire agli spettatori non solo le opere dell’artista, ma anche un contesto vivido fatto di filmati d’archivio, musica originale e performance dal vivo, come quella di Erika Carletto, giovane attrice il cui canto richiama le atmosfere struggenti di quei luoghi e tempi lontani. La colonna sonora, firmata dalla violinista Laura Masotto, aggiunge una dimensione emotiva immediata e penetrante, tessendo un sottile filo che unisce passato e presente.

La figura di Egon Schiele emerge nel film in tutta la sua complessità umana e artistica, fatta di conflitti interiori, rapporti famigliari contraddittori e una visione estetica rivoluzionaria. La scelta di partire da Český Krumlov, l’antico Krumau, paese natale della madre dell’artista, è narrativa e simbolica: è lì che Schiele assorbe un modo di osservare il mondo “dall’alto”, una prospettiva che muterà per sempre il modo in cui l’arte può rappresentare la realtà. La combinazione di curve dolci e linee spigolose dell’architettura locale si riflette nei suoi disegni e nei suoi dipinti, metafora visiva perfetta delle tensioni interne di uno spirito inquieto e ribelle. Il racconto, in questo senso, è tanto biografico quanto filosofico. Non si tratta solo di tracciare la vita di Schiele, segnata dalla solitudine, dal senso di estraneità e dalle complesse dinamiche familiari – in particolare con la madre Marie e la sorella Gerti – ma di suggerire un’indagine sul concetto stesso di identità, sul desiderio inconscio di ritorno all’origine, alla radice profonda dell’io. Il film riesce a far vibrare queste tematiche universali attraverso testimonianze di grandi studiosi ed esperti: curatori, storici dell’arte, filosofi, psicanalisti, germanisti e artisti, i cui contributi offrono chiavi interpretative preziose che arricchiscono la comprensione delle opere e dell’uomo dietro l’artista.

Il picco narrativo si raggiunge nel 1910, anno cardine per Schiele, quando il suo stile si definisce compiutamente e il suo sguardo sul mondo si fa ancora più acuto e disturbante. Intorno a quell’anno si inserisce la suggestione poetica e quasi cosmica del passaggio della Cometa di Halley, elemento simbolico che evoca connessioni tra spazio e tempo, tra arte e destino. In questa cornice, la presenza immaginaria di Franz Kafka accanto a Schiele suggerisce un dialogo ideale tra due menti geniali accomunate da inquietudini esistenziali e da una visione profondamente introspettiva e “disturbante” della realtà. Questo accostamento è riuscito e potente, perchè porta a riflettere sulle forme dell’espressione artistica e letteraria di quel tempo, capaci entrambe di svelare la complessità dell’animo umano e di sfidare i tabù sociali. Dal punto di vista stilistico, il documentario si distingue per una regia misurata e attenta, capace di equilibrare la narrazione storica con il piano emotivo. Michele Mally dimostra una capacità rara di coniugare rigore accademico e coinvolgimento personale, rendendo il film accessibile e al tempo stesso profondamente meditativo. Il montaggio alterna filmati d’epoca, immagini pittoriche, interviste e sequenze recitate, creando un tessuto narrativo ricco e stratificato che non perde mai la coesione.

È emozionante constatare come “TABÙ. EGON SCHIELE” non resti mero esercizio di cronaca artistica, ma prenda posizione rispetto al presente, invitando lo spettatore a interrogarsi sui propri tabù e sulle paure che ancora oggi l’arte – quella vera, quella che scava nell’essenza – mette in discussione. La violenza dello sguardo di Schiele, la sua onestà brutale, costituiscono un monito e un invito al coraggio, a non sottrarsi alla verità di sé stessi, anche quando essa provoca disagio o inquietudine. La forza del film sta anche nella sua capacità di trasmettere un senso di malinconia dolceamara, di languida nostalgia per un’epoca che fu e che pure ci parla con voce viva e urgente. È un’arte che seduce e disturba, che ammalia con le sue forme contorte e la sua intensità emotiva, e che rifiuta qualsiasi compromesso con le convenzioni. In un mondo dominato dall’omologazione e dalla superficialità, la riscoperta di Schiele diventa un atto di resistenza culturale e spirituale.

Il ritorno nelle sale italiane di “Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” con una programmazione esclusiva e partner di prestigio testimonia una volontà forte di mantenere viva la memoria storica e artistica, di diffondere la cultura ad un pubblico ampio e variegato, e di ricordarci il potere insostituibile del cinema come medium per raccontare il patrimonio umano più autentico.

“TABÙ. EGON SCHIELE” si presenta come un’opera necessaria, intensa e poetica, capace di parlare al cuore e alla mente, di aprire nuove finestre sulla storia dell’arte e sull’animo umano. Chiunque ami la grande arte e il cinema d’autore non potrà che lasciarsi sedurre da questo viaggio intenso e struggente nella vita e nell’opera di un artista che, anche a distanza di oltre un secolo, continua a sfidare le nostre certezze e a illuminare le zone d’ombra più recondite dell’esistenza. Una chiamata a guardare senza paura, a sentire senza filtrare, a vivere con pienezza. Schiele è qui, oggi, più vicino che mai.

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*_©Angelo Antonio Messina><<<<<<<<<<<

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Dopo il successo di Klimt & Schiele. Eros e Psiche

che aveva portato nelle sale 65.000 spettatori

UN NUOVO VIAGGIO AL CINEMA 

TRA I CORPI DELL’EROS E DELLO SCANDALO 

NELLA GIOVINEZZA RIBELLE DELL’ARTISTA 

TABÙ. EGON SCHIELE 

AL CINEMA SOLO IL 20, 21, 22 aprile

elenco sale e prevendite aperte su

nexostudios.it

FOTO: *_© Leopold Museum, Vienna-R15

TRAILER

https://youtu.be/Ejm-9mYZ0MI?si=LDlXo3dqVYvU2M07

Autore An Genio
Categoria Cultura e Spettacolo
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