Politica

Il manifesto di un gruppo di professori universitari per il si al referendum

Ecco il testo di un gruppo di professori universitari, che hanno deciso di appoggiare la riforma sulla giustizia di Nordio e che spiega le ragioni per le quali voteranno si al referendum:

Siamo professori universitari. Amiamo il nostro lavoro e lo svolgiamo con passione, responsabilità e fatica. Come accade in molte altre categorie professionali, anche nel mondo accademico abbiamo conosciuto, più o meno direttamente nel corso della nostra carriera, dinamiche distorsive nelle quali logiche di appartenenza hanno talvolta rischiato di prevalere sul merito, incidendo sulle opportunità e sulle carriere di molti colleghi.

In alcune occasioni questi fenomeni, contrari alle migliori tradizioni dell’università, sono emersi anche nella cronaca giudiziaria e sono stati perseguiti secondo le norme dell’ordinamento. Proprio da quelle vicende l’accademia ha tratto uno stimolo per interrogarsi e per cercare nuove regole capaci di rafforzare la trasparenza dei processi di selezione e di valutazione, affinché il merito non venga mai sacrificato a logiche di appartenenza o a chiusure corporative.

Negli anni passati casi ormai noti di cronaca giudiziaria hanno mostrato come dinamiche analoghe abbiano inciso anche su alcune procedure di selezione e valutazione all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Vicende che hanno contribuito ad alimentare una crisi di fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia e delle sue istituzioni. In quelle circostanze magistrati che avrebbero potuto garantire la migliore tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini sono stati talvolta penalizzati, mentre altri risultavano favoriti grazie al sostegno delle correnti organizzate.

Si tratta di fenomeni che finiscono per entrare in tensione con l’essenza stessa dell’indipendenza e dell’imparzialità della magistratura, che costituiscono il fondamento della sua legittimazione costituzionale.

Per questa ragione sorprende che l’Associazione Nazionale Magistrati non abbia ritenuto di sostenere una riforma che mira a intervenire proprio su quei meccanismi che negli ultimi anni hanno contribuito a una profonda delegittimazione dell’istituzione giudiziaria. Una delegittimazione che danneggia non solo la magistratura nel suo complesso, ma anche la grande maggioranza dei magistrati che ogni giorno svolgono con serietà e dedizione il proprio lavoro nelle aule di giustizia.

Il referendum sulla giustizia interviene su tre nodi cruciali:

1.       la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri;

2.       la riforma del sistema di selezione dei componenti del CSM, con l’introduzione del sorteggio dei candidati tra i magistrati eleggibili e dei componenti laici;

3.       l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare chiamata a valutare con maggiore autonomia ed efficacia gli illeciti disciplinari dei magistrati.

Tre strumenti diversi, ma orientati verso un obiettivo comune: rafforzare la credibilità della giustizia, accrescere la trasparenza delle istituzioni e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema giudiziario.

La separazione delle carriere risponde, innanzitutto, a un principio largamente condiviso negli ordinamenti liberal-democratici. Oggi pubblica accusa (PM) e giudice appartengono allo stesso ordine, entrano in ruolo attraverso il medesimo concorso e sono governati dallo stesso organo di autogoverno. In ogni sistema istituzionale, tuttavia, chi sostiene l’accusa e chi è chiamato a giudicare devono percorrere carriere distinte, proprio per rafforzare la percezione di imparzialità del giudice e garantire la piena terzietà della decisione.

Il referendum propone di applicare questo principio anche alla giustizia penale: due funzioni diverse, due carriere distinte. Il pubblico ministero continuerà a svolgere le indagini e a sostenere l’accusa nel processo; il giudice seguirà invece un percorso autonomo e chiaramente riconoscibile come figura terza, chiamata a valutare con indipendenza l’operato delle parti.

Non si tratta di un attacco alla magistratura, ma di una riforma che rafforza le garanzie dell’imputato e la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della giurisdizione.

L’altro versante della riforma riguarda il CSM e il problema del correntismo. Gli scandali degli ultimi anni hanno rivelato una lunga storia di trattative e accordi sulle nomine che hanno profondamente ferito la credibilità dell’istituzione. Come accade talvolta anche nel mondo universitario quando non prevale il merito, il rischio è che conti più la vicinanza a un gruppo organizzato che il valore professionale dei candidati.

L’introduzione dell’estrazione a sorte dei candidati al CSM mira proprio a prevenire questo rischio, limitando la capacità delle correnti di controllare a monte il processo elettorale e ampliando la platea dei magistrati potenzialmente eleggibili.

È significativo che anche l’università stia andando in una direzione analoga. Già da tempo le Commissioni vengono estratte a sorte e le riforme del reclutamento universitario stanno vieppiù rafforzando i meccanismi di scelta dei commissari basati sul sorteggio, proprio per ridurre i rischi di condizionamenti e fenomeni di nepotismo. Per chi insegna e per chi studia il messaggio è chiaro: meno cordate, più apertura; meno appartenenze obbligate, più responsabilità individuale.

Riteniamo che lo stesso principio debba valere anche per la magistratura.

Naturalmente questa riforma non pretende di risolvere da sola tutti i problemi della giustizia. Ogni sistema istituzionale è perfettibile. Ma sappiamo che quando un organismo manifesta segnali evidenti di crisi — autoreferenzialità, corporativismo, perdita di fiducia — non intervenire rappresenta la scelta peggiore.

Separare le carriere e rinnovare i meccanismi di composizione del CSM costituisce un primo passo concreto per restituire credibilità a un sistema che oggi molti cittadini percepiscono come distante e poco comprensibile.

Da professori universitari, ben consapevoli dei rischi che ogni istituzione corre quando tende a chiudersi in logiche di autoreferenzialità e di appartenenza, riconosciamo in questo referendum un’occasione importante per rafforzare la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini nella giustizia.

Per queste ragioni il nostro voto sarà un Sì convinto.

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Politica
ha ricevuto 339 voti
Commenta Inserisci Notizia