Italia in ritardo sul Media Freedom Act: scatta il conto alla rovescia verso l'8 agosto
Il Media Freedom Act dell'Unione Europea (nome completo: European Media Freedom Act – EMFA) è una proposta di legge avanzata dalla Commissione Europea il 16 settembre 2022, con l'obiettivo di rafforzare la libertà, il pluralismo e l'indipendenza dei media all'interno dell'UE. È una risposta alle crescenti minacce alla libertà di stampa in diversi Stati membri, tra cui censura indiretta, acquisizioni ostili di media indipendenti, uso distorto della pubblicità istituzionale, sorveglianza dei giornalisti e pressioni politiche.
L'EMFA è in fase di implementazione. Questi gli obiettivi principali:
- Proteggere l'indipendenza editoriale dei media
- Prevenire interferenze politiche e commerciali
- Aumentare la trasparenza della proprietà dei media
- Limitare il controllo eccessivo del governo e degli oligarchi sull'informazione
- Impedire l'uso abusivo della pubblicità statale a fini politici
- Proteggere i giornalisti dalla sorveglianza arbitraria
- Promuovere la cooperazione tra autorità nazionali di regolazione dei media
1. Indipendenza editoriale
I media devono essere liberi da pressioni politiche, economiche o culturali. Viene vietata l'ingerenza dei governi nelle linee editoriali dei media pubblici e privati. Le imprese editoriali devono adottare misure interne per garantire la protezione dell'indipendenza.
2. Trasparenza sulla proprietà dei media
Le aziende editoriali devono dichiarare pubblicamente i loro proprietari effettivi, incluso chi detiene il controllo indiretto. I dati devono essere aggiornati e accessibili al pubblico, per contrastare il controllo occulto o oligarchico.
3. Uso della pubblicità istituzionale
Le istituzioni pubbliche devono assegnare la pubblicità in modo trasparente, equo e proporzionato. Si vuole evitare che i fondi pubblici vengano usati per premiare i media “fedeli” e punire quelli critici.
4. Protezione contro la sorveglianza
Gli Stati membri non possono installare spyware nei dispositivi dei giornalisti salvo in casi eccezionali e ben giustificati (es. minaccia alla sicurezza nazionale). Le violazioni arbitrarie alla privacy giornalistica saranno considerate illecite.
5. Plurilinguismo e pluralismo
L'EMFA prevede obblighi per i media pubblici di offrire contenuti imparziali e pluralisti, anche nelle lingue regionali o minoritarie. Si promuove l'accesso equo all'informazione per tutti i cittadini.
6. Piattaforme online
I grandi intermediari digitali (es. YouTube, Facebook) devono giustificare chiaramente ogni rimozione o limitazione di contenuti prodotti da testate registrate come media. I media possono contestare le decisioni delle piattaforme digitali e richiedere revisione.
7. European Board for Media Services
È previsto un nuovo organismo a livello UE, composto da rappresentanti delle autorità nazionali di regolazione dei media. Il Board supporterà la coerenza nell'applicazione del regolamento e supervisionerà i rischi per la libertà dei media.
Alcuni Stati membri (es. Ungheria, Polonia) hanno opposto resistenza, temendo un'ingerenza dell'UE nelle politiche nazionali sui media. Alcuni editori e testate hanno espresso dubbi sul ruolo delle piattaforme online come "guardiani" dei contenuti. La stampa teme che il Board europeo possa avere un peso politico eccessivo o che la normativa sia difficile da applicare in contesti autoritari.
Al di là di tutto, il Media Freedom Act è una delle iniziative più ambiziose dell'UE per difendere la democrazia nel settore dell'informazione. Mira a uniformare le tutele per i media in tutta l'Unione, colpendo interferenze politiche, abusi economici e sorveglianza illegittima.
Non sarà una bacchetta magica, ma fornisce strumenti legali e concreti per reagire a derive autoritarie e rafforzare l'ambiente mediatico europeo.
Al seguente indirizzo i contenuti della legge:
Regolamento europeo sulla libertà dei media | EUR-Lex
Perché parlarne?
Mancano pochi giorni all'8 agosto, termine ultimo per l'attuazione del Media Freedom Act, ma l'Italia - come molti altri Paesi europei - è ancora ferma ai blocchi di partenza. Il regolamento europeo, approvato dal Parlamento di Strasburgo nel marzo 2024, come spiegato in precedenza, punta a rafforzare l'indipendenza dei media e a garantire la libertà d'informazione, soprattutto nei confronti delle ingerenze politiche e delle piattaforme tecnologiche.
Il Media Freedom Act, tra l'altro, proibisce esplicitamente l'uso di spyware contro giornalisti ed editori, vietando ogni forma di pressione per costringerli a rivelare le fonti: niente arresti, perquisizioni, sanzioni o sorveglianza informatica. Non si tratta solo di tutela della privacy, ma di un cambio di passo radicale nella protezione del diritto di cronaca.
Il regolamento impone inoltre obblighi di trasparenza: tutte le testate giornalistiche dovranno rendere noti i propri assetti proprietari e dichiarare se ricevono fondi pubblicitari statali, compresi quelli provenienti da governi esteri. È un colpo diretto alla disinformazione e al controllo opaco dei media. Per Israele e per chi ne promuove la propaganda potrebbe diventare un problema.
Ma non finisce qui. Le grandi piattaforme online – come Facebook, Instagram o X (ex Twitter) – non potranno più eliminare o limitare arbitrariamente contenuti giornalistici indipendenti. Un chiaro segnale a Big Tech: non saranno più libere di agire come editori senza responsabilità.
Italia a rischio infrazione
Il Media Freedom Act è entrato in vigore a maggio 2024. Gli Stati membri avevano 15 mesi per adeguarsi. L'Italia, però, è ancora in ritardo, e dal prossimo autunno rischia una procedura d'infrazione. È vero che l'Unione Europea non è nota per la rapidità nel comminare sanzioni, ma a settembre il tema tornerà sul tavolo del Parlamento europeo, con l'Italia tra gli osservati speciali.
Il ritardo italiano viene letto da molti come un caso politico. PD e M5S lo collegano direttamente allo scandalo Paragon, ovvero il presunto utilizzo di software spia contro alcuni giornalisti italiani. Un episodio ancora poco chiaro ma che getta ombre sulla reale volontà di applicare le nuove regole europee.... e non solo.
Infatti, uno dei nodi principali riguarda la governance editoriale. Il Media Freedom Act impone che direttori e membri dei Cda delle aziende editoriali siano scelti con criteri trasparenti, attraverso procedure non discriminatorie e con mandati sufficientemente lunghi. Il licenziamento anticipato sarà possibile solo per motivi professionali concreti.
Questo punto ha costretto il governo Meloni a muoversi sulla riforma della Rai. La proposta del centrodestra prevede che i sei membri del Cda non siano più nominati direttamente dal governo, ma dalle Camere, con un quorum rafforzato a partire dal terzo scrutinio. Una mossa (alquanto ridicola) per adeguarsi alla normativa europea che è paragonabile a far rientrare dalla finestra ciò che si è messo alla porta, visto che i governi sono supportati da una maggioranza parlamentare e, pertanto, un Cda nominato da Camera e Senato sarà sempre un Cda di parte... qualunque sia il "colore" della maggioranza.
Ovviamente, le opposizioni non ci stanno: definiscono il disegno di legge come manovra per proseguire l'occupazione politica del servizio pubblico. Lo scontro è atteso in Aula tra settembre e ottobre.
Questo il commento di Vincenzo Vita, responsabile Informazione e Culture Digitali di Sinistra Italiana:
"Il testo sulla RAI del relatore della maggioranza presentato nei giorni scorsi è da buttare. Irricevibile. La riforma, presentata a ridosso della scadenza, non risponde affatto alle indicazioni dell’European Media Freedom Act, che richiede di liberare il servizio pubblico radiotelevisivo dal controllo governativo. Anzi, nel testo si fa rientrare, attraverso meccanismi elettivi, la dittatura della maggioranza. Insomma, il governo esce apparentemente dalla porta, ma rientra dalla finestra.Mancano certezze sui meccanismi di finanziamento e non si chiarisce definitivamente che il servizio pubblico è svolto dalla Rai. Inaccettabile. Si rischia di privare la televisione pubblica del pluralismo e dell’imparzialità che già oggi barcollano sugli schermi italiani. Si rischia un ritorno al regime.È molto importante politicamente che si sia trovata un’intesa tra tutte le forze di opposizione. Un criterio da seguire anche su altre questioni. Difendiamo la RAI, difendiamo la democrazia".