Sanità, tra progressi e divari: Schillaci punta su prevenzione e territorio
A quasi mezzo secolo dalla nascita del Servizio sanitario nazionale, il sistema italiano mostra segnali di miglioramento ma resta segnato da profonde disuguaglianze territoriali. È il quadro tracciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto al Forum Ansa, che ha fatto il punto sulle principali sfide: liste d’attesa, medicina territoriale, prevenzione e salute mentale.
Liste d’attesa: progressi a macchia di leopardo
A un anno dall’entrata in vigore della legge contro le lunghe attese, i primi risultati sono visibili, ma non ovunque. “Dove la legge è applicata, il trend è positivo”, ha spiegato il ministro, sottolineando l’aumento delle prestazioni e la riduzione dei tempi. Tuttavia, la situazione resta disomogenea: alcune Regioni migliorano rapidamente, altre faticano.
Uno degli strumenti chiave è la possibilità per i cittadini di rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi, nel caso in cui il pubblico non riesca a garantire la prestazione nei tempi previsti. Ma accanto al problema dell’offerta, emerge quello della domanda: cresce il numero di esami diagnostici richiesti in modo non appropriato. “A volte è più facile accogliere una richiesta inappropriata che respingerla”, ha ammesso Schillaci, evidenziando il lavoro in corso con l’Istituto superiore di sanità per supportare i medici nelle prescrizioni.
Case di comunità e territorio: risorse e personale
Sul fronte della medicina territoriale, il governo punta sulle Case di comunità come perno della riforma. Sono già stati stanziati 600 milioni di euro in due anni per nuove assunzioni: 250 milioni nel 2024 e 350 nel 2025. L’obiettivo è chiaro: rafforzare l’assistenza di prossimità per evitare che gli ospedali vengano sovraccaricati.
Il ruolo dei medici di famiglia resta centrale. Secondo il ministro, devono lavorare in modo più integrato con gli specialisti, diventando il primo riferimento per i cittadini e contribuendo a ridurre accessi impropri alle strutture ospedaliere.
Prevenzione: la vera leva della sostenibilità
Un punto su cui il ministro insiste con forza è la prevenzione. L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, ma l’obiettivo è migliorare la qualità degli anni vissuti. Questo significa intervenire prima che le malattie si manifestino, a partire dall’educazione nelle scuole: alimentazione corretta e attività fisica fin dall’infanzia.
Gli screening oncologici, rallentati durante la pandemia, stanno tornando a crescere, ma con forti differenze tra Nord e Sud. Il ministero ha ampliato le fasce di età per alcuni controlli, come quelli per il tumore al seno e al colon-retto, e sta valutando l’introduzione dello screening per il tumore al polmone.
Importante anche il capitolo vaccini: l’aumento della copertura contro il virus respiratorio sinciziale sta già producendo effetti concreti, con una netta riduzione dei ricoveri e degli accessi in terapia intensiva tra i neonati.
Salute mentale: un piano dopo 13 anni
Tra le novità più rilevanti annunciate da Schillaci c’è il nuovo Piano nazionale per la salute mentale, che arriva dopo 13 anni di vuoto programmatorio. Il piano è finanziato con risorse pluriennali e prevede, già nel primo anno, 30 milioni destinati all’assunzione di specialisti.
Particolare attenzione è dedicata alle nuove forme di dipendenza, incluse quelle da social media e internet, fenomeni in rapida evoluzione soprattutto tra i giovani. Il piano punta sulla prevenzione, anche attraverso il rafforzamento della presenza di psicologi nelle scuole, e su un approccio più aperto ai disturbi psicologici. “Non bisogna avere paura di affrontarli”, ha ribadito il ministro.
Autismo e nuove fragilità
Infine, in occasione della giornata della consapevolezza sull’autismo, Schillaci ha richiamato l’attenzione su un fenomeno in crescita esponenziale. La risposta, ha sottolineato, deve essere condivisa tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni familiari.
Un sistema in trasformazione
Il messaggio complessivo è chiaro: il Servizio sanitario nazionale è in una fase di transizione. Le riforme avviate stanno producendo effetti, ma la strada è ancora lunga. La sfida principale resta quella di garantire equità e sostenibilità, riducendo i divari territoriali e puntando su prevenzione, territorio e salute mentale.