Nel 2025 migliora uno dei principali indicatori dello stile di vita degli italiani: la sedentarietà. Le persone che non praticano né sport né attività fisica scendono al 30,8%, in calo di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024. Un segnale positivo, ma ancora insufficiente: quasi un italiano su tre resta inattivo.
È uno dei dati chiave del nuovo report Istat sui fattori di rischio per la salute, che fotografa un Paese in lieve miglioramento su alcuni fronti, ma ancora fermo su altri più strutturali.
Peso stabile, obesità in crescita lenta ma costante
Il nodo principale resta l’eccesso di peso. Nel 2025 riguarda il 46,4% degli adulti: praticamente uno su due. Il dato è stabile negli ultimi tre anni, ma se si guarda all’ultimo decennio emerge una crescita, trainata soprattutto dall’obesità, salita dall’9,8% all’11,6%.
Il problema colpisce molto di più gli uomini: oltre il 55% è in eccesso di peso contro il 38% delle donne. Il divario si accentua tra i 35 e i 59 anni. L’obesità raggiunge il picco tra i 65 e i 74 anni.
Preoccupante anche la situazione tra i più giovani: nel biennio 2024-2025 il 26% dei bambini e ragazzi tra 3 e 17 anni è in eccesso di peso. Nei più piccoli (3-10 anni) si arriva a oltre il 32%.
Attività fisica in aumento, ma ancora insufficiente
Il calo della sedentarietà è il dato più incoraggiante. In dieci anni si è passati dal 39,9% al 30,8%. La riduzione riguarda quasi tutte le fasce d’età, soprattutto adulti e anziani.
Resta però un problema strutturale: molti italiani non raggiungono i livelli minimi di attività fisica raccomandati. E tra gli anziani la situazione è critica: tra gli over 74 quasi sei su dieci sono sedentari.
Un dato in controtendenza riguarda le bambine tra i 3 e i 5 anni, per le quali l’inattività è in aumento.
Istruzione e salute: divario netto
Il livello di istruzione incide in modo evidente sugli stili di vita. Tra i laureati l’eccesso di peso riguarda il 35,9%, mentre tra chi ha al massimo la licenza media supera il 56%.
Lo stesso schema si ripete per l’attività fisica: sedentari il 15% dei laureati contro quasi il 50% tra chi ha un basso titolo di studio. Il divario è particolarmente forte tra i 25 e i 44 anni.
Malattie croniche diffuse
Quasi un adulto su due soffre di almeno una malattia cronica. Se si include anche l’obesità, la quota sale al 51,1%. Le persone con due o più patologie arrivano al 29,1%.
La diffusione cresce con l’età: tra gli over 75 quasi il 90% ha almeno una malattia cronica. Le donne risultano più colpite degli uomini.
Fumo in leggero calo, ma resta diffuso
Nel 2025 fuma il 18,6% della popolazione sopra gli 11 anni, in lieve calo rispetto al 2024. Tuttavia, il dato resta vicino ai livelli di dieci anni fa.
Il fumo è più diffuso tra gli uomini e tra i giovani adulti: il picco si registra tra i 25 e i 34 anni, dove supera il 27%.
In diminuzione i forti fumatori, segnale positivo, ma compensato dalla diffusione di nuove forme di consumo.
Sigarette elettroniche e tabacco riscaldato in crescita
L’uso di prodotti alternativi è quasi raddoppiato in quattro anni: dal 3,9% nel 2021 al 7,4% nel 2025. Una crescita trainata soprattutto dai giovani.
Si tratta ancora di una minoranza, ma il trend è netto e in aumento.
Alcol: otto milioni a rischio
Il 15,1% della popolazione ha comportamenti a rischio nel consumo di alcol, pari a oltre 8 milioni di persone. Il fenomeno resta stabile, ma cambia forma.
Diminuisce il consumo abituale eccessivo, mentre aumentano le ubriacature occasionali. I due comportamenti, un tempo molto diversi, oggi si equivalgono.
Colpisce il dato tra i giovani: tra gli 11 e i 17 anni il 15,4% ha comportamenti a rischio, con valori simili tra ragazzi e ragazze.
Prevenzione decisiva per il futuro
Secondo il Piano Nazionale della Prevenzione, questi fattori – peso, inattività, fumo e alcol – sono responsabili di circa il 60% delle malattie croniche.
La recente legge che riconosce l’obesità come malattia cronica segna un cambio di approccio, puntando su cure e prevenzione strutturate.
Il quadro che emerge è chiaro: alcuni segnali migliorano, ma il problema resta diffuso. Gli stili di vita continuano a pesare in modo determinante sulla salute degli italiani, e senza interventi più incisivi il rischio è che i progressi restino troppo lenti.


