"Il centrodestra è coeso". Con queste parole il ministro Francesco Lollobrigida prova a convincere gli italiani che la maggioranza al governo sia un blocco granitico, compatto nei valori e unito negli obiettivi. Ma ciò che viene spacciato come stabilità non è altro che un'operazione di propaganda: un tentativo disperato di nascondere le tensioni interne, le divergenze sulla legge di bilancio e la crescente distanza tra il governo e la vita reale dei cittadini.

"Il" Lollobrigida liquida le divisioni come "leggende metropolitane" e dipinge un governo perfetto, coeso, guidato da una destra che – parole sue – "ha gente con gli attributi,  a cominciare dalla presidente del Consiglio Meloni ... che, mentre altri si spartivano poltrone, passava tempo a studiare", come inveire e insultare le opposizioni, invece di governare!

A sentir parlare "il" Lollo, la destra sarebbe il monumento alla sapienza... peccato però che, dopo tre anni di governo, ciò che gli italiani vedono è un Paese piegato da inflazione, salari stagnanti, aumento delle disuguaglianze e un crollo verticale del potere d'acquisto.

Il Parlamento ridotto a palcoscenico
Il ministro rivendica il ruolo del Parlamento come luogo di discussione. Ma quale discussione reale può esserci se l'attuale e misera legge di bilancio viene presentata come un dogma intoccabile, con margini di modifica ridotti a zero e tempi contingentati? Parlare di emendamenti utili mentre si impone la disciplina di maggioranza è pura ipocrisia politica. Chiamarla partecipazione democratica è un insulto al Parlamento stesso.

Sindacati nel mirino: la retorica contro chi difende i lavoratori
"Il" Lollo non risparmia nemmeno il sindacato di Maurizio Landini, minimizzando il peso delle manifestazioni e insinuando che la Cgil abbia "più tempo per protestare" perché rappresenta quasi solo pensionati. L'ennesima riprova di quanto bruci ai Fascisti d'Italia il fatto che i sindacati riescano a portare in piazza centinaia di migliaia di persone... nono proprio soddisfatte delle bugie della tanto brava e tanto prepaparata "sora" Meloni. Oltretutto, per il camerata Lollobrigida Francesco i pensionati non dovrebbero avere diritto di parola, come se chi ha lavorato una vita non avesse titolo per indignarsi di fronte a un governo che li sta prendendo per il ... sedere?

E mentre il ministro celebra il presunto "massimo dell'occupazione a tempo indeterminato" (i lavioratori assunti con il jo bs act sono dei precari con un contratto che scade dopo tre anni... nel caso non siano stati licenziati prima!), evita anche di dire che quella presunta occupazione è oltretutto malpagata, frutto di contratti camuffati e lavori poveri che costringono milioni di italiani a emigrare o vivere in condizioni di sopravvivenza.

L'illusione dei dazi e la favola del consumatore americano
Sul tema dei dazi, Lollobrigida si fa profeta dell'ottimismo: assicura che i consumatori americani non rinunceranno ai nostri prodotti, e che tutto è sotto controllo perché l'Italia "sa leggere e scrivere i trattati". Ma questa è propaganda, non politica economica. La realtà è che l'Italia da sola non conta quanto l'Europa, e che ogni tensione commerciale può avere ripercussioni immediate sulle filiere agricole, sul lavoro dei produttori e sui prezzi finali per i cittadini. Inoltre, il suo collega Urso è costretto a recarsi negli USA perché TRump ha aumentato del 100% i dazi sulla pasta italiana.

Il vero volto del governo
Il ministro parla di coesione, ma ciò che emerge è arroganza. Parla di compattezza, ma ciò che vediamo è una coalizione che litiga su tutto – dalla sanità alle pensioni, dall'autonomia differenziata al salario minimo – e che tenta disperatamente di coprire le spaccature interne con slogan e proclami di potenza.

Questo governo non è unito: è incollato con la colla della paura di perdere potere. E mentre Lollobrigida celebra il mito della destra che "studia", gli italiani studiano piuttosto come arrivare a fine mese.

 
Chi governa ha il dovere di rispondere alla realtà, non di costruire narrazioni autocelebrative. L'Italia non ha bisogno di slogan muscolari, ma di fatti. E i fatti, al momento, condannano il trionfalismo del governo e svelano un potere sempre più distante, autoreferenziale e indifferente alla sofferenza del Paese reale.