Direttamente dal Sundance Film Festival 2026, Beth de Araújo conferma il suo straordinario talento con Josephine, un’opera che arriva dopo il successo di Soft & Quiet e il recente riconoscimento Directors to Watch a Palm Springs. Se l'esordio l'aveva consacrata come maestra della tensione, qui la regista vira verso un ritratto devastante e trascendentalmente empatico sulla frammentazione della realtà nell'infanzia.

Al centro della narrazione troviamo la piccola Josephine, testimone accidentale di un crimine nel Golden Gate Park. Il film scardina la rappresentazione convenzionale della vittima passiva, esplorando l'aggressività della bambina come un linguaggio audace e disperato, unico strumento per ricostruire un senso di sicurezza in un mondo improvvisamente ostile. Attraverso le interpretazioni toccanti di #ChanningTatum e #GemmaChan, l'opera mette a nudo l'impotenza della genitorialità moderna: nonostante un amore incondizionato, i genitori restano confinati in una prospettiva adulta che fallisce nel decodificare il dolore della figlia, evidenziando una tragica incomunicabilità di fronte all'orrore.

Grazie alla fotografia millimetrica di Greta Zozula e a una regia che adotta costantemente il punto di vista vulnerabile della protagonista, lo spettatore viene immerso in un disagio pervasivo. In Josephine, il trauma smette di essere un ricordo statico per trasformarsi in una presenza che perseguita lo spazio fisico e mentale, trasfigurando l'ordinario in una minaccia perenne e senza ritorno. Un passaggio fondamentale del cinema contemporaneo sulle ferite invisibili che segnano il destino di una famiglia.

Il fermento attorno a questa pellicola è già altissimo, consolidato dalla prestigiosa selezione in concorso per l'Orso d'Oro al prossimo Festival di Berlino. Il film segue così le orme di titoli acclamati come "Never Rarely Sometimes Always", "If I Had Legs I'd Kick You", "A Different Man" e "Past Lives", confermando la fortunata tradizione che vede le opere più significative del Sundance approdare direttamente ai vertici della Berlinale.