La corsa alla Miglior Regia per i David di Donatello 2026 si preannuncia come una delle più avvincenti degli ultimi anni, mettendo l'Accademia di fronte a un bivio tra tradizione e sperimentazione. In cima ai pronostici troviamo Paolo Sorrentino con La Grazia: il regista premio Oscar è il frontrunner naturale, capace di fondere il suo inconfondibile canone estetico con una profondità emotiva che parla al mondo intero.

A contendergli il primato sono due giganti del nostro cinema: Mario Martone, con il rigore civile di Fuori, e Silvio Soldini, che in Le assaggiatrici ritrova quel tocco intimo e raffinato che lo ha reso celebre. Sul fronte dell'innovazione visiva, Gabriele Mainetti con La città proibita rappresenta l'ambizione di un cinema di genere capace di farsi grande industria. Infine, la vera sorpresa è l'esordiente Francesco Sossai: il suo Le città di pianura è una ventata di freschezza contemplativa che rompe gli schemi classici.

Chi vincerà? La scelta oscilla tra la conferma dello status di riferimento di Sorrentino e il desiderio di premiare l'audacia produttiva o il rinnovamento linguistico. Quel che è certo è che questa cinquina fotografa un cinema italiano in stato di grazia