Farmaci, la spesa continua a correre: nei primi undici mesi del 2025 superati i 23 miliardi. Esplode il conto degli acquisti diretti negli ospedali
La spesa farmaceutica italiana continua la sua corsa e mette sempre più sotto pressione i conti del Servizio sanitario nazionale. I dati diffusi dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) relativi ai primi undici mesi del 2025 fotografano una situazione caratterizzata da una crescita sostenuta della spesa complessiva, trainata soprattutto dagli acquisti diretti effettuati dalle strutture sanitarie pubbliche.
Tra gennaio e novembre 2025 la spesa farmaceutica nazionale complessiva ha raggiunto quota 23,13 miliardi di euro, con un incremento del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, quando si era fermata a 21,57 miliardi. In termini assoluti si tratta di oltre 1,56 miliardi di euro in più in appena un anno.
Numeri che confermano una tendenza ormai consolidata: l'innovazione terapeutica, l'invecchiamento della popolazione e la crescente diffusione di trattamenti ad alto costo stanno spingendo verso l'alto il fabbisogno di risorse necessarie per garantire l'assistenza farmaceutica.
Oltre 4 miliardi sopra le risorse programmate
L'aspetto più significativo riguarda però il divario tra la spesa effettiva e le risorse previste.
Secondo il monitoraggio Aifa, rispetto alle risorse complessive programmate per il 2025, pari a circa 18,98 miliardi di euro, si registra uno scostamento di ben 4,15 miliardi. In altre parole, la spesa reale supera del 15,3% quella programmata.
L'incidenza della spesa farmaceutica sul Fondo sanitario nazionale provvisorio raggiunge così il 18,64%, una percentuale che evidenzia il peso crescente dei medicinali all'interno della spesa sanitaria pubblica.
Si tratta di un dato che apre inevitabilmente interrogativi sulla sostenibilità futura del sistema, soprattutto in una fase in cui la sanità pubblica è chiamata a fronteggiare contemporaneamente l'aumento delle cronicità, l'invecchiamento della popolazione e la necessità di finanziare nuove tecnologie terapeutiche.
Farmacie territoriali sotto controllo
A differenza di quanto avviene negli ospedali, la spesa farmaceutica convenzionata – quella relativa ai medicinali distribuiti attraverso le farmacie territoriali e rimborsati dal Servizio sanitario nazionale – mostra una situazione decisamente più equilibrata.
Nei primi undici mesi del 2025 la spesa netta a carico del SSN è stata pari a 7,73 miliardi di euro, in aumento di circa 290 milioni rispetto al 2024.
L'incremento appare contenuto e soprattutto resta entro i limiti programmati.
Un dato interessante emerge dall'analisi dei consumi. Le ricette erogate sono state circa 525 milioni, in lieve diminuzione dello 0,5% rispetto all'anno precedente. Anche il peso dei ticket pagati dai cittadini registra una leggera flessione dello 0,9%.
Parallelamente, le dosi giornaliere dispensate crescono dello 0,2%.
Ciò significa che gli italiani ricevono sostanzialmente la stessa quantità di farmaci, ma con una progressiva razionalizzazione delle prescrizioni. In altre parole, meno ricette ma maggiore appropriatezza terapeutica.
Il tetto della convenzionata viene rispettato
La verifica effettuata da Aifa mostra che il comparto della farmaceutica convenzionata continua a rappresentare la parte più controllata dell'intero sistema.
A fronte di un tetto fissato al 6,8% del Fondo sanitario nazionale, corrispondente a 8,44 miliardi di euro, la spesa effettiva si attesta a 7,94 miliardi.
L'incidenza sul Fondo sanitario nazionale è quindi del 6,4%.
Risultato: un avanzo di circa 498 milioni di euro rispetto ai limiti previsti.
Un dato che conferma come il vero problema della spesa farmaceutica italiana non sia più rappresentato dai farmaci distribuiti attraverso le farmacie territoriali, settore che negli ultimi anni è stato sottoposto a continui interventi di controllo e contenimento.
La voragine degli acquisti diretti
Il nodo principale resta invece la spesa farmaceutica per acquisti diretti.
Si tratta dei medicinali acquistati direttamente dalle aziende sanitarie e dagli ospedali, categoria che comprende molti dei farmaci più innovativi e costosi oggi disponibili.
In questo comparto il tetto programmato è fissato all'8,3% del Fondo sanitario nazionale.
La spesa effettiva, però, raggiunge il 12,06%.
La differenza genera un disavanzo enorme: 4,66 miliardi di euro.
È qui che si concentra praticamente tutto lo sfondamento della spesa farmaceutica nazionale.
Particolarmente significativo è il fatto che l'intero disavanzo sia attribuibile ai farmaci non innovativi. Al contrario, la spesa per i farmaci innovativi, sia oncologici sia non oncologici, risulta integralmente coperta dagli appositi fondi istituiti negli ultimi anni.
Questo significa che il problema non deriva esclusivamente dalle nuove terapie ad altissimo costo spesso al centro del dibattito pubblico, ma da una dinamica strutturale che coinvolge una parte molto più ampia del mercato farmaceutico ospedaliero.
I farmaci innovativi non sono il problema
Uno degli elementi più interessanti del rapporto Aifa riguarda proprio il ruolo dei farmaci innovativi.
Da anni il dibattito politico e mediatico tende a individuare nelle nuove terapie geniche, biologiche e oncologiche la principale minaccia per l'equilibrio dei conti sanitari.
I dati mostrano invece una realtà più complessa.
Le risorse dedicate ai fondi per i farmaci innovativi risultano sufficienti a coprire l'intera spesa riconosciuta come innovativa.
Lo sfondamento dei tetti avviene altrove, in un insieme molto vasto di prodotti ospedalieri che, pur non rientrando formalmente nella categoria dell'innovazione, continuano a generare una crescita significativa della spesa.
Gas medicinali in controtendenza
L'unica voce che registra un andamento migliore delle previsioni è quella dei gas medicinali.
In questo caso il tetto programmato dello 0,2% del Fondo sanitario nazionale non viene raggiunto e si registra addirittura un avanzo di circa 15,5 milioni di euro.
Un dato positivo che tuttavia ha un peso marginale rispetto alle dimensioni dello squilibrio complessivo.
Una sfida per il futuro del Servizio sanitario
Il quadro che emerge dal monitoraggio Aifa è chiaro.
Da un lato il sistema continua a garantire ai cittadini l'accesso a un numero crescente di terapie, comprese quelle più avanzate. Dall'altro lato, però, il modello di finanziamento attuale mostra evidenti difficoltà nel tenere il passo con la crescita della domanda e con l'evoluzione del mercato farmaceutico.
La spesa convenzionata resta sotto controllo e addirittura genera margini positivi rispetto ai tetti fissati. Gli acquisti diretti ospedalieri, invece, continuano a rappresentare il principale fattore di squilibrio.
Per il Governo e per le Regioni si apre quindi una questione cruciale: decidere se adeguare i tetti di spesa alla nuova realtà terapeutica oppure individuare nuovi strumenti di controllo e negoziazione dei prezzi.
Una scelta che nei prossimi anni sarà determinante non solo per l'equilibrio dei conti pubblici, ma anche per la capacità del Servizio sanitario nazionale di continuare a garantire cure sempre più efficaci e accessibili a tutti i cittadini.