Amarcord: i meriti di Pablito
Tendiamo sempre a semplificare tutto, a banalizzare forse per sintetizzare, forse per sminuire i meriti, soprattutto quando sono altrui. Di Paolo Rossi si è scritto e riscritto che prima del Mundial ’82 era in pessime condizioni, quasi come se fosse a pezzi. E non è affatto così. Prendiamo la partita del debutto a Udine del 2 maggio 1982, perché la sua prima gara ufficiale è Udinese-Juventus: ci sono 42 mila persone, tra cui Enzo Bearzot, c’è la televisione francese, gli sbandieratori e un’ospite d’eccezione, Loredana Bertè. Proprio lei, la cantante.
Che quel giorno al Friuli delizia la folla prima dell’ingresso in campo di Udinese e Juventus. A un certo punto anche la Bertè però deve fermarsi : la gente acclama Paolo Rossi che torna in campo dopo due anni.
Minuto 36, Rossi finta e si gira, punta Galparoli e crossa: gol di Cabrini sull’incerta smanacciata di Borin. Al minuto 49, proprio Pablito va in gol incornando in mezzo a mille e finirà 5-1 per la Juve. Alla seconda incrocia i guantoni con Bruscolotti e il duello è pari. All’ultima a Catanzaro, tutti ricordano soltanto il rigore di Brady : scusate se nasce da un colpo di testa di Pablito che prende in pieno il palo. Sulla ribattuta, Celestini respinge di mano il tiro di Fanna ed è rigore. Per pochi centimetri quindi il gol dello Scudetto della Juventus è stato di Brady e non di Paolo Rossi. Le stesse prestazioni contro Svizzera in amichevole e Polonia alla prima del Mundial sono state sufficienti, ma parlare di un fantasma è, come sempre, riduttivo.
Alzata la Coppa del Mondo, parte l’effluvio irrefrenabile di complimenti e riconoscimenti, di suggestive contorsioni giornalistiche e spiegazioni tecnico-tattiche . Enzo Bearzot risponde: “Io ero convinto che Rossi giocando sarebbe migliorato. Anche la crisi di rigetto contro il Perù (per il troppo lavoro dopo il lungo stop), era prevista. Ma non l’ho mai messo in discussione, perché la sua presenza in campo creava problemi agli avversari. Doveva solo superare il problema del gol con la Nazionale. Quando ha segnato, si è definitivamente sbloccato. Ha ritrovato la convinzione. E’ entrato nel meccanismo di squadra e ha solo confermato di essere un campione di razza. Ho avuto coraggio io a puntare su Rossi ? Quando si crede in un giocatore, il coraggio non c’entra”.
E il contributo di Pablito non si ferma ai 6 gol e all’assist a Graziani col Camerun: se guardate tutta l’azione, è un rientro in difesa di Pablito che permette di recuperar palla e lanciare il contropiede (o ripartenza) con cui Bergomi e Scirea preparano il gol di Tardelli alla Germania. Squadra corta, moderna, attaccanti che rientrano, difensori che attaccano. In finalissima, quando teoricamente le energie dovrebbero mancare.
Campioni del Mondo.