Stiamo vivendo alcuni grandi cambiamenti geopolitici che hanno riportato al centro dell’attenzione i costi dell’energia in parte dipendenti da quelli delle materie prime di provenienza, da qualche speculazione tipica dei momenti di instabilità ma anche dal livello e dal metodo di tassazione applicato.
Le tasse sui carburanti importanti come benzina e gasolio sono applicate con due metodi:
- Accise 0,673 euro/litro (dal 2026 uguali per benzina e gasolio) + IVA al 22% = 0,821 euro/litro applicate alla sola quantità di carburante erogato e senza alcun legame con il prodotto.
- IVA al 22% sul totale dei costi di produzione, distribuzione e vendita che sono diversi tra gasolio e benzina e mediamente vale 0,2 euro/litro.
Quindi l’incidenza totale delle tasse su un litro di questi carburanti è superiore al 50 % sul prezzo di prodotti di largo consumo ormai essenziali per la nostra sopravvivenza e con effetti diretti sul costo dei servizi che li usano.
Sulle tasse però si può intervenire anche in maniera sistematica e indipendentemente da quanto accade nel resto del mondo dove invece possiamo fare poco o niente.
Il primo provvedimento è l’eliminazione dell’IVA sulle accise perché è un’imposizione fiscale alla quale manca la motivazione tecnica (nelle accise non c’è nessun contenuto imponibile e tanto meno un “valore aggiunto“) e forse anche la sostenibilità giuridica. Nel 2016 la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5078/2016, dichiarò che non era possibile applicare una tassa su un’altra tassa e molti Comuni furono costretti a rimborsare ai cittadini l’appropriazione indebita fatta sulla TARI (allora TIA).
Il secondo provvedimento è la parziale riduzione dell’IVA al 10% verso le utenze domestiche e gli autonomi forfettari.
Si tratta di far pagare meno chi non ha la gestione contabile che permette la compensazione tra IVA attiva e passiva e quindi la vede come un puro costo.
L’applicazione può avvenire con la creazione di una “carta carburanti“ prepagata e abilitata allo scopo per una o più targhe riconosciute da un sistema di lettura automatico. Non è da inventare, funziona bene e molti di noi ne hanno subito l’uso per un eccesso di velocità o un ingresso in ZTL non autorizzato.
Non è una novità perché:
- è già così su “luce e gas“ domestici che sono una fornitura di energia del tutto analoga.
- Il carrello della spesa che contiene analoghi prodotti di largo consumo è ivato con diverse aliquote ma la media è sempre inferiore al 10%.
- Recentemente la Spagna ha iniziato questo percorso applicando il 10 % su tutto.
La somma dei due provvedimenti comporta una riduzione dei prezzi dei carburanti con diverse conseguenze:
- Minori entrate fiscali per lo Stato.
- Riduzione di costi dei trasporti di merci e di persone e quindi anche della spesa pubblica.
- Riduzione dell’inflazione (l’IVA elevata amplifica gli aumenti del greggio che appena annunciati arrivano subito sul prezzo di vendita!) con conseguenti benefici sugli interessi dei Titoli di Stato di futura emissione.
I più e i meno derivanti sono difficili da valutare, ma nel medio termine dovrebbero prevalere i miglioramenti. Se dovesse mancare qualcosa si può andare a cercarlo altrove perché esistono aree dove un piccolo intervento può generare un gettito fiscale importante senza conseguenze: tassa di proprietà sulla nautica estesa, maggiori aliquote sui proventi finanziari, diversi limiti e metodi di imposta sulle eredità, cedolare secca sugli affitti progressiva come l’IRPEF, commissione sui pagamenti in contanti.
Infine, ma non ultimo, è sempre utile ricordare che la Costituzione dice esplicitamente che il contributo alle spese dello Stato lo devono dare tutti i cittadini ma in funzione della loro capacità di spesa. Imporre “a tutti“ il 50% cash all’acquisto di un prodotto di largo consumo è in forte contrasto.


