Tensione tra Russia e Ucraina: Putin minaccia ritorsioni, Trump media senza successo
In un nuovo picco di tensione tra Mosca e Kiev, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che risponderà con forza all'attacco ucraino contro le basi aeree russe, avvenuto il 1° giugno con l'uso di droni. A riferirlo è stato Donald Trump, che ha parlato con Putin in una lunga telefonata durata oltre un'ora.
"Il presidente Putin ha affermato, e con molta forza, che dovrà rispondere al recente attacco agli aeroporti", ha detto Trump in un post sulla sua piattaforma Truth Social, aggiungendo anche che la conversazione, ha avvertito, non porterà a una pace immediata tra Russia e Ucraina.
Secondo la versione russa riportata da RIA Novosti, Putin ha accusato il governo ucraino di aver sabotato i negoziati, definendolo una "organizzazione terroristica", il che fa ritenere che la risposta non potrà non tener conto di tale "etichetta". I due leader hanno anche discusso di un possibile riavvicinamento tra Mosca e Washington, auspicando una futura cooperazione bilaterale "dal potenziale enorme".
L'attacco ucraino ha preso di mira bombardieri strategici russi con capacità nucleare, e Mosca accusa Kiev di voler interrompere qualsiasi possibilità di dialogo. Il Cremlino sostiene anche che Trump non fosse stato informato in anticipo dell'azione militare.
Nonostante le apparenze, il tono di Trump è rimasto ambiguo. Solo pochi giorni fa aveva fissato a Putin una scadenza di due settimane, avvertendolo che gli Stati Uniti avrebbero cambiato approccio se non avesse mostrato impegno concreto nel processo di pace. Tuttavia, nel suo ultimo intervento, l'ex presidente non ha fatto alcun riferimento né alla scadenza né alle sue precedenti dichiarazioni critiche, in cui aveva descritto Putin come "completamente impazzito" e colpevole di "giocare col fuoco".
Oltre al conflitto ucraino, i due leader hanno affrontato anche la questione iraniana. Trump ha dichiarato che sia lui sia Putin concordano sul fatto che "l'Iran non può avere un'arma nucleare" e che il presidente russo si sarebbe detto disponibile a partecipare ai colloqui sul nucleare.
Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno proposto a Teheran di sospendere la produzione di uranio arricchito e di affidare le forniture a un consorzio regionale. Ma la risposta dell'Iran non è ancora arrivata. Anzi, la guida suprema Ali Khamenei ha già criticato la proposta americana, ribadendo l'intenzione del Paese di continuare ad arricchire uranio.
Nel frattempo, una delegazione ucraina – guidata dal vice primo ministro Yulia Svyrydenko e dal capo dell'ufficio presidenziale Andriy Yermak – è volata a Washington per incontrare i senatori americani. L'obiettivo? Discutere l'acquisto di nuove armi, rafforzare le sanzioni contro la Russia e attivare un fondo d'investimento per la ricostruzione del Paese.
Yermak ha sottolineato sui social media che la priorità resta il supporto militare e la situazione sul campo di battaglia, che resta critica. Sul fronte dei negoziati, il secondo round di colloqui di pace a Istanbul si è chiuso senza progressi concreti. Kiev ha proposto un cessate il fuoco totale, ma Mosca ha risposto con vaghe aperture a tregue limitate in alcune zone della linea del fronte.
Il quadro è chiaro: la diplomazia resta in stallo. L'attacco ucraino ha inasprito ulteriormente i rapporti con Mosca, e la risposta di Putin potrebbe essere imminente. Trump, che si propone come mediatore, mostra segnali contrastanti e non ha ancora una strategia chiara.
Una cosa è certa: la guerra in Ucraina è tutt'altro che vicina alla fine, e il rischio di un'escalation – anche nucleare – non può più essere ignorato.