I macro dati pubblicati da ISTAT in merito all’occupazione forniscono segnali positivi dell’andamento del mercato del lavoro ma richiedono qualche valutazione piu’dettagliata per capire quanto sta realmente accadendo.
Dalle serie storiche pubblicate da ISTAT si possono trarre alcune informazioni relativamente ai numeri degi occupati che rappresentano meglio delle percentuali i fatti.
Nel grafico sottostante sono riportati suddivisi in quattro fasce di età e visto che esiste l’aggiornamento a Giugno 2025 allo stesso mese di tre anni precedenti.
Gli andamenti sono molto chiari e anche la relativa interpretazione:
- L’occupazione delle due fasce che rappresentano i giovani e’praticamente costante nel tempo quindi gli uscenti sono compensati dagli entranti e non c’e’nessuna crescita .
- L’occupazione nell’eta’lavorativa media che dovrebbe essere quella portante per lo sviluppo del paese presenta una flessione modesta (-185.000 unita’) ma significativa per le successive considerazioni.
- Rimane un deciso incremento tra gli over 50 dove si trova l’aumento di 1.252.000 unità Numero del quale oggi si sta discutendo intensamente.
- ISTAT ci dice anche che nel 2005 (20 anni fa) gli occupati over 50 erano 5.000.000 e quindi ad oggi sono raddoppiati con un trend medio di 250.000 all’anno. Gli over 64 (età media del pensionamento) erano quasi zero oggi sono 927.000
È abbastanza evidente che c’è stato un rallentamento dei pensionamenti motivato dalla legge Fornero che ha allungato i tempi e dal nuovo metodo di calcolo (contributivo contro retributivo) che, in molti casi, genera una pensione inferiore a quanto atteso e invita a rimanere sul lavoro il più possibile.
Si può certamente escludere che si tratti:
- di nuove assunzioni sia perché non ci sono mai stati tanti disoccupati da assumere nella fascia sia perché non esistono aziende che vogliano investire in risorse umane con prospettive di permanenza limitate e qualche rischio sullo stato di salute.
- dell’effetto della modifica del reddito di cittadinanza che si dovrebbe rilevare su tutte le fasce.
Quindi siamo solo di fronte all’invecchiamento della popolazione che si ritrova anche nel mondo del lavoro però non su tutto perché l’incremento rilevante degli over 50 è nel settore dei servizi mentre è trascurabile in agricoltura, industria e costruzioni ed è in decisa controtendenza perché:
- La diminuzione della popolazione genera una diminuzione dei servizi (basta pensare al drastico crollo delle nascite)
- La crescita della digitalizzazione e dell’automazione sostituisce la macchina all’uomo con la conseguente perdita definitiva di posti di lavoro (è uno degli obiettivi del PNRR!)
- La riduzione degli spostamenti sostituita dalla possibilità di collegarsi on line ad una riunione o di lavorare da casa comporta un minor uso di mezzi di trasporto (una conferma si trova nel recente tonfo di Alitalia).
- L’esagerata presenza di super e iper mercati ha travolto le piccole attività commerciali “di quartiere“ con un residuo negativo in termini occupazionali degli over 50.
- La non crescita dei settori produttivi secondari dovrebbe anche influire sul terziario.
L’elenco potrebbe continuare ma si può arrivare alla conclusione che siamo di fronte a dieci milioni di occupati che prima o poi andranno in pensione e
- Se sono esuberi il posto di lavoro scompare.
- Se sono risorse necessarie al funzionamento del paese non si vede dai numeri delle fasce sottostanti la crescita per la loro sostituzione e quindi dovranno restare magari da pensionati.
Comunque vada nel breve e medio termine rimane l’invecchiamento degli occupati che va a sfavore dell’aumento della produttività e dell’innovazione e quindi dell’essere più competitivi verso il resto del mondo sempre più globalizzato.
I pochi numeri contenuti nel presente articolo non lasciano bene sperare per il futuro e quindi non sono da celebrare come un successo.


