Nelle pagine di “Vivo dove sto”, Antonio La Rosa racconta il potere salvifico dell’arte, capace di custodire valori, emozioni e resistenza. La sua scrittura, sospesa tra lirica e pensiero poetico, diventa rifugio e insieme strumento per affrontare la complessità del vivere con coraggio e apertura.

“Vivo dove sto” è un invito alla consapevolezza. Cosa ti ha spinto a scrivere proprio questo libro in questo momento?

L’esigenza impellente di raccontare un momento storico che mi ha toccata profondamente e che mi ha anche donato una serie di intuizioni. Parlo di varie circostanze personali e globali. Una fra tutte, l’isolamento che parte del mondo ha vissuto durante “lockdown” del 2020, un vero e proprio confinamento fra le mura domestiche. Sono sempre stato allenato a trascorrere momenti in una sana solitudine, ma l’imposizione iniziale mi ha scosso più del previsto. Nel momento in cui ho deciso di accogliere la circostanza e di vivere a pieno quella esperienza, mi sono reso conto del privilegio ricevuto, di poter sperimentare la casa come nuovo ecosistema, un micromondo che rappresentava per un attimo tutto il mio cosmo. Mi ha dato modo di scoprire un sacco di cose, di lasciarmi andare al viaggio introspettivo, alla rivoluzionaria forza del silenzio, non ultimo a fare i conti con me stesso, poiché quando ci si ferma inizia un nuovo viaggio. In casa non ero solo, intendiamoci. Ma tutto intorno era silenzio, rispetto ai normali rumori della città. D’improvviso sentivo le voci di bambini giocare nei cortili circostanti. Il canto degli uccellini prevaleva su clacson inesistenti. Un vero e proprio viatico per il futuro. Senza voler ovviamente sminuire il grande dolore vissuto da chi ha dovuto invece affrontare lutti di amici e familiari, per i quali ho massimo rispetto e ai quali ripongo un sincero pensiero di affetto e solidarietà. 

Maturavo l’idea di pubblicare un nuovo libro già da qualche tempo. Quanto sopracitato, insieme a svariate altre avventure vissute, mi ha dato una ulteriore spinta a farlo, per raccontare quanto sia importante riuscire a vivere dove si è ovunque si sta in quel momento specifico, assumendoci la responsabilità del nostro presente, a prescindere da eventi più grandi di noi, per arrivare a gustare appieno l’aria che respiriamo, nella consapevolezza che vivere è il più bel gioco dell’esistere. E per “giocare” nel profondo occorre un piccolo sforzo consapevole, poiché la vita si compie e non chiede il permesso. Che lo si voglia oppure no, siamo in un flusso impossibile da fermare. 

Che ruolo ha l’arte nella tua quotidianità e nella tua visione del mondo?

Un ruolo molto importante direi. L’arte è salvifica! Mi salva da paure e demoni. Credo che il ruolo dell’arte sia anche quello di salvare l’essere umano da se stesso! Per quanto mi riguarda è uno stile di vita. È parte del mio quotidiano. È il modo con cui vedo il mondo. Ogni giorno ho bisogno di raccontare ed esternare una serie di pensieri e riflessioni che rimbombano dentro me. Esploderei se non trovassero spazio nel mio taccuino, fino a farsi strada su una tela o una scultura. Non ci sono orari o cartellini da timbrare. Ciò può essere molto bello, ma anche particolarmente intenso, poiché risulta estremamente impegnativo, per me, tracciare un confine tra arte, vita privata e di coppia. A volte non mi rendo conto di quanto sia rigenerante una vacanza fino a quando non vengo “costretto” a farla! Non saprei vivere in modo diverso da questo, sebbene nella vita abbia dovuto indossare i panni di tanti personaggi nel praticare svariati mestieri più convenzionali, per mantenermi, nelle prime fasi del mio percorso artistico. 

Ci sono versi che ritieni più significativi per la tua crescita personale?

Si ce ne sono diversi, fra i tanti i primi che mi saltano all’occhio sono: Lotto/ per ascoltare/ quel muscolo rosso pulsante/ che racconta/ la mia natura migliore”(da Alla ricerca di senso); Poiché reputo estremamente importante mettersi in contatto con il proprio cuore che spesso sa meglio di noi quale sia la giusta strada, comprende prima ancora che di accorgercene! 

La vita si compie e non chiede il permesso (non ricordo il titolo del pensiero al momento); 

Non si può dire di aver vissuto/ per il semplice esistere (da Il ponte delle catene);

Entrambi, con sfumature diverse, vogliono ricordarmi che il vivere implica un impegno superiore al semplice esistere. È una incitazione a me stesso a non fermarmi di fronte agli ostacoli, ad avere la caparbietà di rialzarmi una volta in più di quante sono le cadute. E devo ammettere di averne fatte tante!

Siamo le bugie che ci raccontiamo/ ed esse sono/ plausibili verità,/ sebbene Sindacabili (da L’opinabile mondo delle proprie verità);

I valori fan volare/ i valori sono ali (da Realtà);

Queste ultime, poiché reputo essenziale nutrire la mente nel modo migliore, con stimoli costruttivi, quindi qualunque cosa ci raccontiamo cerchiamo di capire se è utile e funzionale al nostro sogno, poiché a forza di pronunciare determinate parole o frasi e farli diventare pensieri costanti, in qualche modo condizionano le nostre azioni e il nostro mondo! Va da se che ciò dipende inconsapevolmente anche dai propri valori, che ci guidano silenziosamente!  Ci sarebbero tante altre frasi, se dovessimo spulciare il libro. Queste sono le prime che mi sono venute in mente. Sono tutti “promemoria” che in qualche modo mi aiutano nel viaggio!

Come definiresti il tuo genere letterario? Più vicino all’aforisma, alla lirica, alla prosa poetica?

Non saprei dirti esattamente a quale genere appartengono. Mi sono sempre occupato soprattutto di scriverli, senza andare alla ricerca di un genere specifico. Mi piace sentirmi slegato da etichette che impongono troppe regole e paletti che, inevitabilmente, mi spingono a voler sconfinare. Perciò per avere una maggiore libertà espressiva preferisco lasciare che ognuno li chiami come crede. Per molti sono vere e proprie poesie. Per me Pensieri poetici. E il genere letterario che più si avvicina probabilmente è la lirica, a volte diventa aforisma, altre ancora prosa poetica. 

Qual è l’obiettivo che ti poni come autore oggi?

Semplicemente quello di raccontare le mie intuizioni, le emozioni che carpisco dal vivere, alla ricerca di una mia verità, libera da orpelli, cercando di “contribuire”, poiché credo che siamo al mondo per evolverci, per creare valore aggiunto, anche per donarci. E ognuno lo fa come può. Il mio modo è questo, attraverso le forme d’arte che pratico e frequento. Con l’auspicio e, se vogliamo, anche con un po’ di sfrontata ambizione di poter arrivare al cuore della gente, fosse anche con una sola parola o con un verso che possa donare una emozione, così da abbandonare il razionale  per l’incertezza del sogno.

Hai dichiarato che l’arte è una fortezza. Che messaggio vuoi trasmettere ai lettori attraverso la tua 'fortezza'?

Il messaggio di resistere, resistere alla tentazione di mollare di fronte all’ennesima difficoltà, di vivere convinti e consapevoli che ogni accadimento non sia vano, ne fine a se stesso e che, se alleniamo pazienza e accettazione, da non confondere con rassegnazione, sarà possibile osservare il puzzle prendere forma, giorno dopo giorno! È una Fortezza, l’arte, che vuole e può preservare la bellezza dell’esistere, la gioia del mistero, la fiducia verso l’ignoto e l’apertura al nuovo, all’estraneo. Ognuno ha una propria fortezza, tutto sta nel trovare la chiave del grande castello, così da potervi accedere, preservare i segreti e i tesori del proprio animo. Si tratta di una fortezza che prende forma, giorno dopo giorno, con le esperienze del vivere. 

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