Il presidente russo Vladimir Putin ha respinto con decisione l'idea che l'economia del Paese si trovi in stagnazione, nonostante un recente rapporto della Banca Centrale indichi una contrazione del PIL per due trimestri consecutivi, condizione che per gli economisti corrisponde a una "recessione tecnica.
Durante il Forum economico di Vladivostok, Putin ha difeso la politica monetaria restrittiva dell'istituto centrale, che mantiene i tassi di interesse al 18% per contenere la crescita dei prezzi. Una linea che però incontra forti critiche da parte di imprenditori e banchieri, secondo i quali l'alto costo del credito sta soffocando la crescita.
Il dibattito si è acceso dopo che il CEO di Sberbank, German Gref — storico alleato di Putin e autore della sua prima strategia economica nei primi anni 2000 — ha definito l'attuale situazione una fase di "stagnazione tecnica" e ha sollecitato un taglio dei tassi. Putin ha replicato: «No. Lui lo sa, siamo in contatto costante e partecipa spesso alle riunioni con me, con il governo e con la Banca Centrale».
Secondo le stime ufficiali, il PIL russo si è ridotto dello 0,6% nel primo trimestre del 2025 rispetto al trimestre precedente, mentre i dati del secondo trimestre non sono ancora stati pubblicati. Tuttavia, le previsioni indicano un forte rallentamento: la crescita attesa per il 2025 è dell'1,2%, contro il +4,3% del 2024. Un calo che riflette l'impatto sempre più pesante della guerra in Ucraina, ormai al quarto anno e mezzo, sulle finanze pubbliche e sul tessuto economico.
Alcuni osservatori interni, come l'economista Evgeny Kogan, sostengono che «la recessione è già avvenuta», sottolineando che lo stimolo derivante dalla spesa statale non può continuare a lungo senza alimentare nuove spinte inflazionistiche.
Sul fronte bancario, le opinioni restano contrastanti. Se Gref parla di crescita quasi nulla a giugno e luglio, Andrei Kostin, CEO di VTB, la seconda banca russa, minimizza: «La vita ha dimostrato che la nostra economia è piuttosto resiliente».
Putin ha collegato le accuse di stagnazione al malcontento per i tassi elevati, ma ha ribadito che si tratta di una misura necessaria: «Se l'inflazione travolge l'economia, diventa impossibile fare previsioni, persino a dieci giorni». Il presidente russo ha poi escluso nuovi aumenti fiscali per contenere il deficit, ricordando che la Russia mantiene un basso livello di debito pubblico — pari al 19% del PIL —, sebbene il disavanzo previsto per il 2025 supererà il target ufficiale dell'1,7%.
La Banca Centrale ha già portato i tassi dal 21% dello scorso anno al 18% di luglio, con una nuova decisione attesa per il 12 settembre. L'inflazione annuale, pur in calo dal 9,4% di giugno all'8,79% di luglio, resta ancora lontana dall'obiettivo del 4%, che secondo le previsioni non sarà raggiunto prima del 2026.
Nella stessa occasione, Putin ha parlato anche del conflitto in Ucraina, avvertendo che qualsiasi presenza di forze occidentali sul territorio ucraino verrebbe considerata un bersaglio per l'esercito russo.
"Se delle truppe dovessero esser presenti lì, soprattutto ora durante i combattimenti, partiamo dal presupposto che saranno obiettivi legittimi", ha dichiarato Putin, sottolineando come il dispiegamento di contingenti stranieri non contribuirebbe in alcun modo a costruire una pace stabile e duratura.
Il capo del Cremlino ha insistito che la Russia sarebbe pronta a rispettare eventuali accordi di pace, qualora raggiunti, e che in quel caso la presenza di truppe straniere in Ucraina non avrebbe alcuna giustificazione. Ha inoltre ribadito la contrarietà di Mosca all'ingresso di Kiev nella NATO, definendolo incompatibile con quelli che considera "interessi di sicurezza a lungo termine della Russia".
Sul fronte diplomatico, Putin si è detto formalmente aperto a un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, precisando che Mosca garantirebbe le condizioni di sicurezza necessarie qualora fosse Kiev a richiederlo. “Se vogliono incontrarci, siamo pronti. Il miglior luogo è la capitale della Russia, la città eroina Mosca”, ha dichiarato, ripreso dall'agenzia Interfax.
Nonostante queste aperture, il leader russo ha lasciato poco spazio all'ottimismo, sottolineando come a suo avviso sia “praticamente impossibile raggiungere un accordo con la parte ucraina su questioni chiave”. Secondo quanto riportato dalla Tass, Putin ha affermato di dubitare persino della volontà politica di Kiev, richiamando inoltre le difficoltà legali e tecniche che renderebbero complesso qualsiasi negoziato.
Crediti immagine: Cremlino


