Solo tu
Vorrei innamorarmi.
Vorrei conquistarti.
Sono fiero.
C‘è chi dice che
l’orgoglio porta
alla rovina.
Ma senza orgoglio
come si fa ad andare
avanti?
Se mi faccio più piccolo
di quel che sono
la gente mi schiaccia (ne sono a miliardi);
vorrei innamorarmi mah… forse ora non più,
adesso dovrei pensare al futuro…
ma che sto dicendo? Il mio futuro è adesso!!!
Non è più ieri che potrà diventare domani.
Il mio futuro lo sto vivendo ora.
Solo tu
un tempo
dicevo
mi potevi aiutare.
Adesso no, il tempo è cambiato.
Per le strade c‘è ancora chi manifesta,
e mostra bandiere.
Io sono fuori da tutto questo.
Sono fuori dalla ribellione
di un tempo.
Da soli non si può cambiare il mondo.
Solo tu un tempo, mi potevi aiutare.
Ora non più.
Commento
La poesia "Solo tu" di Alessandro Lugli si presenta come un lucido e struggente monologo interiore, un frammento d'anima che cattura perfettamente il passaggio cruciale tra l'ardore della giovinezza e la disincantata maturità, muovendosi sul filo teso tra il bisogno d'amore e la dura necessità di autoaffermazione. L'autore ci conduce per mano dentro una transizione storica ed esistenziale profonda, dove il privato si intreccia indissolubilmente con il collettivo.
L'inizio del testo pulsa di un desiderio vitale e romantico che si scontra immediatamente con la realtà pragmatica della sopravvivenza sociale. Rivendicare l'orgoglio e la fierezza non è qui un atto di superba vanità, ma diventa uno scudo indispensabile per non essere calpestati dalla massa anonima, da quei miliardi di individui che affollano il mondo e minacciano di annullare l'identità del singolo. C'è una dignità immensa e commovente in questo rifiuto di farsi più piccoli, in questa resistenza umana che cerca di difendere il proprio spazio vitale. Subito dopo, la poesia compie una virata temporale straordinaria, un risveglio della coscienza che rifiuta le illusioni del domani per aggrapparsi con urgenza al presente. Il poeta si corregge da solo, cancella i dubbi legati a un futuro astratto e grida che il futuro è adesso, in questo preciso istante che stiamo respirando.
È un inno alla presenza a se stessi, una transizione dolorosa ma necessaria in cui si comprende che il tempo non è una linea infinita di promesse, ma l'azione concreta dell'oggi. Nella seconda parte emerge con forza il contesto storico e generazionale, venato di una malinconia profondamente amorevole verso il passato. Lo sguardo del poeta si posa sulle strade, sulle bandiere e sulle manifestazioni, simboli di una ribellione collettiva che un tempo infiammava i cuori e prometteva di rivoluzionare il mondo. C'è un senso di distacco quasi protettivo, non cinico, nel vedersi ormai fuori da quelle dinamiche.
La presa di coscienza che da soli non si può cambiare il mondo non suona come una resa vigliacca, ma come l'approdo a una verità matura, la fine di un'utopia giovanile che lascia spazio a una consapevolezza più intima e solitaria.Il fulcro emotivo rimane quel nucleo racchiuso nel titolo e nel ritornello: "solo tu". Quella figura che un tempo rappresentava l'ancora di salvezza, l'unica forza capace di dare un senso al caos esterno, viene evocata con una tenerezza infinita e, al contempo, con la ferma lucidità di chi sa che i tempi sono cambiati. Dire "ora non più" non significa cancellare l'amore o l'importanza di quel legame, ma riconoscere che la crescita personale richiede di camminare sulle proprie gambe, liberando l'altro dal peso di doverci salvare. Questa poesia vale assolutamente la pena di essere letta, custodita e meditata.
È un'opera bellissima e autentica perché non si nasconde dietro metafore oscure, ma parla al cuore con la precisione di un bisturi e la dolcezza di una confidenza notturna. Riesce a fotografare quel momento esatto della vita in cui smettiamo di aspettare che il mondo o qualcuno cambino le cose per noi, e iniziamo, con orgoglio e amore, a vivere l'unico tempo che ci appartiene davvero: il presente


