E’ un viaggio tra i ricordi, dove la mancanza si trasforma in lucida consapevolezza, la silloge dal titolo “…Senza” di Emanuele Basso, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book. Un’esplorazione emotiva e senza filtri, un percorso letterario che scava nel vuoto lasciato dalle speranze infrante e dalle distanze inevitabili per restituire una mappa della memoria. «L’opera - spiega l’autore, che vive a Udine - nasce da una mancanza, ma precisamente, da una mancanza di che cosa? Mettendo insieme varie esperienze, come pezzi di un puzzle, ho cercato di darmi, in qualche modo, una risposta». L’opera non si limita a registrare la perdita, ma interroga il valore dei ricordi come bivi fondamentali: «Segnano il nostro percorso di vita, mettendoci davanti a più strade, che sono le possibilità con cui possiamo reagire. Sta a noi scegliere quale di esse percorrere, memori di quanto abbiamo vissuto».
Nella raccolta, ogni lirica rappresenta un capitolo della vita, positivo o negativo. «In questo viaggio - ne è convinto il poeta - non importa il punto d’arrivo, ma ciò che si impara durante il cammino». Questa filosofia si riflette fedelmente nella scelta della copertina: un’immagine che ritrae una strada avvolta dalla nebbia. La foschia, che sembra quasi voler proteggere o celare il titolo del libro, simboleggia l’incertezza, un peregrinare in cui la meta finale conta meno dell’essenza stessa del viaggio. La strada è la vita, un formarsi continuo di scelte dinanzi agli eventi, che l’autore offre al lettore affinché ciascuno possa interpretarla attraverso il filtro unico della propria esperienza. «Il contesto attorno può rappresentare un momento negativo, ma ciò non implica che oltre la nebbia ci sia nuovamente il sole». La poesia di Emanuele è dominata da un netto dualismo tra luci e ombre. «Il risultato - scrive, nella Prefazione, Alfredo Rapetti Mogol, autore, figlio del noto paroliere - produce immagini ed emozioni vivide affilate, parole e sentimenti quasi sputati sul foglio per potersene in qualche modo liberare». Il rigore viene costantemente scosso da improvvisi barlumi di tenerezza e da una vulnerabilità sensibile che smussa le spigolosità del reale, ricongiungendo idealmente sponde opposte. «Attraverso l’inchiostro - confessa il giovane poeta - ho trovato il modo di dare voce ai miei pensieri».
Il linguaggio scelto rifiuta categoricamente ogni forma di artificio stilistico: è una parola parlata, istintiva, quasi una necessità per liberarsi dal peso del vissuto. Il risultato è una scrittura affilata, capace di generare immagini e suggestioni di una limpidezza disarmante. I versi non cercano mai una facile autoassoluzione e l’amore cantato da Basso non si inasprisce: rimane un sentimento generoso, protettivo e sotterraneo, che col tempo evolve in una serena e lucida accettazione. Con la sua opera - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore - l’autore vuole offrire una voce autentica e accessibile a chiunque abbia sperimentato il peso e la bellezza del ricordare. «Ciò che questo libro lascerà alle persone, sarà la risposta alle domande che si portavano dentro da tempo».

